Bere il territorio, per esempio i Campi Flegrei

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Un territorio in forte ascesa, una terra votata al vino che nonostante le mille difficoltà, ambientali, sociali, amministrative sta maturando quel salto di qualità estremamente necessario per ritagliarsi uno spazio importante nel mondo del vino. I numeri, quelli seri e chiari, ci consegnano una realtà con un potenziale di crescita incredibile, laddove le vigne più vocate sono giustamente indirizzate alla specializzazione e dove chi fa il vino ha ben compreso che il tempo delle farse è finito e che il consumatore, quello attento, quello più esigente, non si accontenta più della denominazione ma ha voglia di conoscere e capire cosa c’è dietro una etichetta. Ecco, con questo scenario, capace di lasciarci affermare con tutta certezza che finalmente dire Campi Flegrei non è più semplicemente vantare una viticoltura astratta, vi offriamo un breve corollario delle migliori bottiglie passateci per mano in quest’ultimo anno; Ci teniamo a sottolineare che, con questo elenco, non ci si vuole certo arrogare la pretesa di una infallibile lista di vini, ma potete stare certi che, bicchiere alla mano, con questi nomi si può istruire un viaggio decisamente entusiasmante attraverso alcune, se non le migliori, vigne flegree.

 Malazè spumante di Falanghina Cantine Babbo. Camminare le vigne dello Scalandrone a Pozzuoli può risultare addirittura salutare, pare infatti che salire e scendere le ripide rive dei costoni che incorniciano da un lato il lago d’Averno e dall’altro il piccolo salmastro lago Fusaro risulti un esercizio fisico non indifferente. Malazè, il cui nome trae ispirazione dalla tradizione marinara flegrea (è la traslazione dialettale della parola magazzino) è prodotto da uve falanghina dei Campi Flegrei con il tradizionale metodo charmat: esprime un vino franco, leggero e gradevole al naso quanto nella beva, sottile e beverino è ideale come aperitivo. Una dritta, provatelo come base spumante per offrire ai vostri ospiti un leggiadro Kyr! € 10,00

Brezza Flegrea spumante di Falanghina Cantine del Mare, altro lavoro ben riuscito sulla spumantizzazione della falanghina. Qui la materia prima proviene da una delle aree viticole più vocate dei Campi Flegrei e meno conosciuta ai più, le coste di Monte di Procida, molte terrazze delle quali a strapiombo sul mare del canale di Procida. Gennaro Schiano, noto imprenditore del luogo, ha deciso di occuparsi a tempo pieno dell’azienda, coadiuvato dal giovane e bravo enologo Gianluca Tommaselli, e questo spumante rimane il fiore all’occhiello della sua produzione: naso assai fragrante, frutta a polpa bianca e reminescenze minerali per un vino dalla beva vivace e baldanzosa e mai stancante, a dirla tutta, un piccolo capolavoro di equilibrio gusto-olfattivo. € 14,00

Falanghina dei Campi Flegrei 2009 Antonio Iovino. A Pozzuoli, a due passi dal centro storico, c’erano un tempo terre vocatissime alla viticultura, con gli anni lasciate sventrate dalle due più grandi sciagure che possano capitare al mondo, lo sciacallaggio dell’uomo innamorato pazzo del cemento, e peggio, l’idiozia di chi dovrebbe amministrare la nostra vita sociale. Tantè che le coste d’Agnano, quelle che nel cuore della città s’innalzano dal mare del golfo sino al vulcano Solfatara, celano ancora pezzi di terra, letteralmente strappati alla speculazione, che continuano ad offrire frutti prelibati. Antonio Iovino, da almeno un decennio cura le sue vigne cercando di risanare queste ferite, ne vengono fuori vini leggiadri e ricchi in minerali. Piacevolissimo iniziare un pasto con un vino di tal piacevolezza: naso erbaceo, a tratti sulfureo e palato fresco, lievemente citrino con piacevoli sfumature salmastre. € 8,00  

 Falanghina dei Campi Flegrei Colle Imperatrice 2009 Cantine Astroni, i Campi Flegrei, terra dei fuochi. Si potrebbe dire, altra zona, altro vulcano; Le uve provengono in buona parte da una vigna di circa dodici anni allocata a circa 230 m/slm sulla collina degli Spadari a Pianura, in cantina il vino viene lavorato solo in acciaio e dopo circa tre mesi di affinamento sulle fecce fini finisce in bottiglia. Una vigna in città quindi, a due passi dal cratere spento degli Astroni, il polmone della città di Napoli. Un vino dalla graffiante verve gustativa e dalla beva composta, acidità particolarmente interessante quasi subito smorzata dalla giustezza sapida,  ideale compagno a tutto pasto per i palati più esigenti. € 8,00  

Falanghina dei Campi Flegrei Coste di Cuma 2008 Grotta del Sole, ancora un salto tra le maglie di una terra unica e rara. L’azienda non ha bisogno certo di presentazioni, la famiglia Martusciello rimane la memoria storica dei Campi Flegrei e questo vino, il Coste di Cuma il suo testimone più fedele; Nato per la verità sull’onda dell’entusiasmo dei bianchi passati in legno di metà anni novanta, ha superato brillantemente le prime fasi di una non precisa identità territoriale esprimendo nell’ultimo lustro uno dei più convincenti lavori sul vitigno flegreo, e questo grazie anche al pregevole lavoro dell’enologo Francesco Jr Martusciello. Dai profumi deliziosi di fiori bianchi e frutta a polpa gialla impregnati di note salmastre, regala sempre una beva di discreta consistenza e profondità. Perfetto su tutti i piatti di pesce salsati, non disdegna accostamenti azzardati come formaggi freschi e carni bianche, anche grigliate. € 13,00

Campania rosato Pedirosa 2009 La Sibilla, bere leggero non significa per forza di cose bere vini inconsistenti, tutt’altro. Se tra i bianchi, conosciuto come vitigno per vini leggiadri e risoluti, la falanghina è capace anche di esprimere vini di indubbio carattere, il piedirosso tra le uve a bacca nera è forse il più convincente e poliedrico dei vitigni campani. Luigi Di Meo, con il figlio Vincenzo, sono ormai un riferimento nei Campi Flegrei, e quando si parla di falanghina non si può certo dimenticarsi di loro. C’è poi un insolito ed avvincente studio-sviluppo sul vitigno marsigliese, giunto ormai al decennale di sperimentazione nonchè alla quinta vendemmia, che ne fanno veri e propri fautori di un nuovo “illuminismo” territoriale. Così, dopo alcuni anni passati ad aggiustare il tiro, anche questo rosato prodotto da uve piedirosso sembra esprimersi con una veste nuova e, fatte le dovute proporzioni, decisamente appassionante. Dal colore buccia di cipolla, offre un naso piacevolmente floreale ed un gusto asciutto e delicatamente persistente, perfetto per chi vuole bere leggero ma non si accontenta per questo di bere vini bianchi. € 8,00

 Piedirosso dei Campi Flegrei 2008 Contrada Salandra, ci siamo occupati proprio nelle ultime settimane di questo piccolo produttore flegreo. Giuseppe Fortunato con la moglie Sandra iniziano finalmente a raccogliere i frutti tanto appassionatamente seminati negli ultimi anni. Dalle vigne in conduzione biologica di Cuma-Licola vengono fuori poche bottiglie di fresca e beverina falanghina nonchè di questo sorprendente e delizioso piedirosso: ai più, il colore rubino-granato ricorderà subito i pinot nero dell’Alto Adige ma il naso timbrato da nuances floreali e così marcatamente minerali è assolutamente figlio della sua terra flegrea. Un rosso da spendere a tutto pesce giocando intelligentemente con la temperatura di servizio, da comprare e bere e da serbare per le prossime migliori occasioni dove leggerezza ed unicità siano argomenti topici. € 10,00

 Piedirosso dei Campi Flegrei Agnanum Viticoltori Moccia, bere i vini di Raffaele Moccia è come succhiare dal seno di una mamma, dove il vino sta al latte e il seno per i Campi Flegrei. Non poteva chiudersi altrimenti questa carrellata dedicata a “bere il territorio flegreo”, un invito che ci sentiamo di fare, oggi più che mai, con la consapevolezza che questa terra sia veramente capace di stupire i suoi avventori, anche i palati più esigenti, con vini – questi vini – straordinariamente evocativi e di qualità indubbiamente superiore. Il per e’palummo di Raffaele è un vino delizioso, che offre un colore purpureo, vivo, caratterizzato da buona concentrazione; Al naso, superate le prime note di evidente riduzione, in molti casi una caratteristica peculiare del varietale, dei vini di Raffaele in particolare, già dopo qualche minuto si riescono ad apprezzare un susseguirsi di sfumature piuttosto invitanti che evidenziano un frutto polposo e speziato, quasi terroso. In bocca è fresco, asciutto, avvincente ed avvolgente pur rimanendo sempre leggiadro e godibilissimo dal primo all’ultimo sorso. Una scoperta per taluni, la storia per altri. € 10,00

I prezzi sono indicativi e riferiti a quelli probabili in enoteca, rilevati non più di due settimane fa. ( A. D.)

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Una Risposta to “Bere il territorio, per esempio i Campi Flegrei”

  1. Campi Flegrei Falanghina 2009 Cantine del Mare « L’ A r c a n t e Says:

    […] Con questo vino di Cantine del Mare inauguriamo il nuovo corso bianchista della nostra rubrica, che nelle scorse settimane aveva volutamente dato ampio spazio soprattutto al piedirosso, vitigno decisamente meno diffuso della falanghina nei Campi Flegrei, ma non per questo meno ricercato. Nelle prossime uscite quindi vi racconteremo approfonditamente dei nuovi bianchi 2010, anche in virtù di una primavera che, a dispetto del calendario, tarda sì ad arrivare ma, che non possiamo non sentire già nell’aria. Iniziamo però da un duemilanove, dal vecchio millesimo per intenderci, dove eravamo rimasti. Un bianco, questo di Gennaro, essenziale ed immediato, lieve, minerale, franco, proprio come penso debba essere una falanghina della nostra terra; in questo momento, dopo un anno e più di bottiglia, nel suo momento migliore, è al suo apice espressivo. Qui la marcia in più è la sapidità, quella gradevole sensazione di compiuta serbevolezza che solo certi bianchi sanno offrire, e la “nostra” in questo caso ne è regina; un bianco leggiadro, fine ed elegante, che solletica il palato ma non affonda le unghie, che infonde calore ma non appesantisce il palato. Un bel biglietto da visita per i Campi Flegrei! […]

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