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In vacanza al sud, cinque vini bianchi d’amare questa estate

10 luglio 2019

Negli ultimi mesi non sono stati pochi i vini che abbiamo raccontato su queste pagine, ebbene, volendone tirare fuori una cinquina, tra i tanti buonissimi bianchi assaggiati, ci piace riproporvi alcune etichette come suggerimenti ”sicuri” per le vostre prossime bevute in vacanza, a cominciare da questi…

Falanghina Campi Flegrei 2017 Cantine del Mare. Non è più così difficile scegliere bene tra i buonissimi bianchi dei Campi Flegrei, sono ormai tanti i nomi ”sicuri” sui quali puntare ad occhi chiusi e qui, su questo pezzo di costa flegrea l’uva sembra davvero baciata da Dio, con la terra che sembra beneficiare di un microclima straordinario: il mare è lì, a due passi oltre la scarpata, la vigna gode dei venti che spazzano costanti il Canale di Procida che contribuiscono ad arieggiare il catino naturale intorno al quale insistono i terrazzamenti da dove nasce questo delizioso bianco di Alessandra e Gennaro Schiano, in questo momento in splendida forma. Un bianco da spendere a tavola sopra tutto!

Fiano di Avellino Clos d’Haut 2017 Villa Diamante. Dobbiamo dire di un duemiladiciassette piacevolissimo, invitante e seducente al naso quanto caratterizzato da particolare freschezza, sapidità ed avvolgenza al palato. E’ incredibile quanto sia facile tirarvi fuori chiarissimi riconoscimenti di nespola ed albicocca, di solito un po’ forzati in certe degustazioni ma qui espressi in maniera quasi disarmante, così come i sentori di mango e ananas subito sospinti da gradevoli note balsamiche e fumé. Il sorso è franco, sapido, avvolgente, regala una bevuta decisamente ben al di sopra dei canoni di un’annata non proprio felicissima per la denominazione. La memoria liquida di Antoine Gaita non smette mai di stupire, un bianco dal profilo ”nordico” proveniente dal sud che ci piace, l’Alta Irpinia! Da metterci vicino tanti piccoli assaggi di crudo, marinato e sott’olio di mare.

Calabria bianco Benvenuto Zibibbo 2017 Cantine Benvenuto. Virando ancor più verso sud, ecco un bianco profumatissimo, inconfondibile per il suo tratto aromatico e spiazzante per il sorso secco e il corpo nerboruto. Va detto che a primo acchito non è un vino proprio semplice da abbinare a tavola ma vale la pena provarlo e raccontarlo, al naso diverte ed invita a giocare con i riconoscimenti (bergamotto, pesca, sandalo)  ogni sorso poi non lascia certo indifferenti, magari una struttura alcolica meno pronunciata – il duemiladiciassette ha 14% in etichetta! – potrebbe aiutarlo ad incontrare maggiore apprezzamento tant’è rimane una pietra miliare da salvaguardare e consegnare in mani davvero appassionate. Non solo sul pesce alla brace, o un trancio di tonno scottato e aromatizzato ma anche con carni bianche e formaggi poco stagionati.

Terre Siciliane Grotta dell’Oro 2017 Hibiscus. Restiamo su questo straordinario varietale questa volta proveniente dall’isola di Ustica dove ogni anno si producono poco più di 13.000 bottiglie di vino, tra le quali questo delizioso bianco secco. Il Grotta dell’Oro 2017 è uno Zibibbo caratterizzato da uno splendido colore paglierino, ha un primo naso immediatamente gradevole, avvenente, richiama subito note dolci e ammiccanti, poi evoca sentori di agrume e fiori di zagara, di rosa ed erbette aromatiche. Il sorso è secco, scivola via asciutto ma sul finale di bocca ripropone quella dolce sensazione di moscato che tanto fa piacere al naso. Da servire freddo, anche freddissimo, da bere magari affacciati sul mare di Ustica che chissà forse per una volta, almeno una volta, volgendo lo sguardo all’orizzonte possa evocare solo buoni pensieri senza lasciare quel solito non so ché di amaro in bocca. Da aperitivo, o conversazione, tra un boccone e l’altro di fritto di pesce azzurro o gamberi in pastella.

Alsace Grand Cru Pfingstberg Riesling 2015. Siamo ad Orschwhir, nel sud dell’Alsazia. Questa è la prima annata vestita con la nuova bottiglia disegnata apposta per il Domaine Zusslin, non più una classica renana ma ispirata ad una borgognotta dal collo un po’ più allungato. Il duemilaquindici è buonissimo, un vero lusso per il palato, nel bicchiere il colore paglierino carico è splendido, luminoso, invitante. Il naso ha bisogno di tempo per aprirsi del tutto, dissolte le particolari sensazioni idrocarburiche viene fuori agrumato, floreale e speziato. Nessuna nota rimanda al legno grande utilizzato. Sa anzitutto di cedro e bergamotto, poi di fiori ed erbe di montagna. Il sorso è secco, teso e serrato, dal finale di bocca vibrante, asciutto e caldo. Semmai vi dovesse capitare a tiro una duemilatredici (in foto) non fatevela scappare. A tavola ci sta senza timori reverenziali, è uno di quei vini da scegliere al di là del cibo che si ha in mente di mangiare. 

© L’Arcante – riproduzione riservata

 

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Le vigne e il vino di Gennaro Schiano di Cantine del Mare

21 marzo 2019

Non sono mancati passi falsi, cambi di rotta, un po’ di confusione. Non a caso per almeno una decina di anni si è fatta enorme fatica ad imbroccare la strada giusta; non a caso l’areale contava due, forse tre riferimenti che valesse veramente la pena seguire. Qualità, alcuni si limitavano a girargli intorno senza mai però tirar fuori fino in fondo una propria idea precisa di vino. Nel frattempo c’era chi lavorava sodo, senza mai smettere di farlo, così oggi comincia finalmente a raccogliere i buoni frutti.

Gennaro Schiano nelle sue vigne a Cigliano - foto A. Di Costanzo

Continuiamo a raccontare un territorio ricco di storia e di esperienze che meritano di superare i confini locali, lo facciamo con particolare entusiasmo perché abbiamo seguito ogni passo del grande lavoro fatto in questi anni per arrivare a questi meravigliosi vini che finalmente questa denominazione riesce ad esprimere con continuità impressionante. Sono vigne, quelle flegree, sparse un po’ su tutto il territorio di Napoli e provincia, nei comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, Quarto e Marano di Napoli, territori spesso martoriati dal cemento ma ricchi di storia e tradizioni vitivinicole, soprattutto di tante persone per bene.

Ai Martusciello¤, antesignani con Grotta del Sole e con Salvatore¤ che prosegue oggi la tradizione di famiglia con i suoi vini di persistenza, e Michele Farro¤, si sono via via uniti altri nomi che lentamente hanno saputo ritagliarsi il loro spazio: pensiamo a Luigi Di Meo con La Sibilla¤, Raffaele Moccia di Agnanum¤, la famiglia Varchetta e Gerardo Vernazzaro¤ con Cantine Astroni, Peppino Fortunato di Contrada Salandra¤ e molti altri a cui, ci piace evidenziarlo con questo post, si unisce definitivamente il nome di Gennaro Schiano e di Cantine del Mare.

Ne abbiamo scritto a lungo di Cantine del Mare e ne riscriviamo ancora volentieri oggi davanti a questo splendido Piedirosso duemiladiciassette. Gennaro continua a sporcarsi le mani in prima persona, la vigna viene prima di tutto! Il suo lungo peregrinare sul territorio gli consente oggi di lavorare su più fronti flegrei, da Pozzuoli a Bacoli sino a Monte di Procida con la stessa grande attenzione e fiducia. Il vigneto nel suo insieme ha mediamente 20/30 anni e le parcelle sono collocate su terreni molto diversi tra loro, si va dalle grigie sabbie vulcaniche della collina di Cigliano alla Breccia Museo che caratterizza la Falesia che ricama lo strapiombo sul mare da Acquamorta sino a lungo via Panoramica a Monte di Procida, affacciata direttamente sul Canale dell’Isola di Procida.

L’annata è stata una grande prova di maturità, dai primi sorsi vinta a mani basse anche qui solo perchè si è lavorato con grande rigore ed intransigenza. L’assenza prolungata di piogge unita al caldo torrido estivo ha rischiato di presentare in vendemmia un conto salatissimo, ma qui nei Campi Flegrei pare abbia creato meno problemi che altrove. Questo pezzo di terra sembra davvero baciato da Dio, beneficia di un microclima straordinario, con il mare lì a due passi ovunque volgi lo sguardo, come le vigne da cui viene fuori questo rosso che godono di esposizioni ottimali, perennemente rinfrescate dai venti che spazzano costanti, su per le colline di Bacoli come a Cigliano nel comune di Pozzuoli. Il colore è di uno splendido rubino vivace, luminoso come fosse sacro fuoco, il naso è ancora timido, quasi sussurrato, con tanto ardore dentro, se ne coglie al palato tutta la velleità di farsi largo e lungo tra i migliori, niente più legno, solo frutto: vibrante, polposo, teso. Da qualche settimana in bottiglia, sarà sul mercato solo a settembre, praticamente a due anni dalla vendemmia. 

Leggi anche Cantine del Mare Qui.

Leggi anche Una sorprendente Falanghina Campi Flegrei 2003 Cantine del Mare Qui.

Leggi anche Nessuna scusa, niente sarà più come prima Qui.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Nessuna scusa, niente sarà più come prima

18 febbraio 2019

Mentre i numeri del vino continuano a registrare alcuni dati per certi versi allarmanti sui consumi in continuo calo e fissano con sempre maggiore evidenza quali siano le tipologie di vino maggiormente ricercate e bevute – è sempre più forte la tendenza soprattutto alle bollicine -, non vi è dubbio che alcuni vini sembrano avvantaggiarsi rispetto ad altri grazie a caratteristiche uniche che gli consentono di smarcarsi velocemente e lanciarsi, finalmente, senza particolari ansie da prestazione, tra le braccia dell’appassionato di turno.

Non vi è territorio più dei Campi Flegrei che sa di potersela giocare ad armi pari. Grande merito va a taluni produttori che da anni lavorano duramente per migliorarsi e che sono stati capaci di scrollarsi di dosso limiti tecnici e colturali azzerando stereotipi finalmente superati. Negli ultimi sei mesi di visite, chiacchiere, approfondimenti, assaggi ripetuti, ci viene d’obbligo avanzare l’idea che la vendemmia duemilasedici a Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, Marano e sulle colline più prossime a Napoli ha per certi versi delineato uno spartiacque, una sorta di punto e a capo, una linea temporale dalla quale ripartire dopodiché nulla sarà più come prima, con i pro e i contro necessari, un’assunzione di piena responsabilità senza più sconti.

Un cambio di passo faticoso ma ormai necessario, indispensabile per non continuare a dilapidare un patrimonio vitivinicolo unico e irripetibile che aveva bisogno solo di essere approcciato con maggiore rispetto, conoscenza e capacità tecniche, dopo (troppi) anni di discontinuità e disattenzioni. Ne abbiamo piena testimonianza con alcune delle etichette più buone di sempre mai bevute, tra queste la Falanghina Cruna DeLago duemilasedici dell’azienda La Sibilla¤, probabilmente il vino tra i più costanti negli ultimi anni quasi a marcare un benchmark finalmente tangibile, frutto di un percorso lungo e ben definito oggi nei suoi obiettivi. Un bianco dal colore cristallino, dal naso orizzontale e complesso, intriso di sapidità e mineralità. 

Agnanum-falanghina-campi-flegrei-2015-Raffaele-Moccia - foto L'Arcante

Segnali forti ci erano arrivati da Raffaele Moccia¤, a più riprese sorprendente nelle sue versioni base e in qualche caso altisonante con il Vigna del Pino, il suo capolavoro, il cru di Falanghina prodotto in appena mille bottiglie, senza tema di smentita spesso nelle sue uscite il miglior bianco mai prodotto da queste parti negli ultimi anni, con questo duemilasedici a segnare decisamente il passo. Non è semplicemente buono a bersi, è la celebrazione di un varietale presente in molti territori in Campania e al sud ma che qui nei Campi Flegrei, in certi scorci metropolitani, dove la terra è vulcanica, conquista complessità, ampiezza e profondità impressionanti, senza sovrastrutture. Un bianco ricco di frutto, freschezza, abbondanza di sensazioni.

Ce l’ha ripetuto spesso Gerardo Vernazzaro¤ che il lavoro in cantina non ha bisogno di magheggi e artefizi particolari se in campagna si fa bene ciò che si deve. Quando il frutto che arriva in cantina è integro, sano, vieppiù figlio di un’annata equilibrata è solo da maneggiare con cura ed attenzione e da “lavorare” il meno possibile. Così ne viene fuori un vino pienamente espressivo, prorompente nella sua vivacità gustativa, un bianco dal naso intrigante, orizzontale ma che sa andare in profondità e suggerisce frutta polposa e sentori di macchia mediterranea e note iodate. Il suo Vigna Astroni duemilasedici regala un sorso fresco, sapido e minerale, giustamente caldo, definito perciò continuamente coinvolgente.

Ci siamo innamorati delle vigne e dei paesaggi di Bacoli e Monte di Procida. Delle terrazze e dei costoni scoscesi con vista mare, dove la vigna è un patrimonio straordinario e regala scenari di una bellezza unica che lentamente ritornano alla natura. Via Bellavista, su ai ‘Pozzolani’, i Fondi di Baia, via Panoramica a Monte di Procida dove da vigne a strapiombo sul mare nascono vini bianchi con caratteristiche olfattive decisamente interessanti, con una notevole impronta sapida e capaci, tra l’altro, di attraversare il tempo con discreta disinvoltura.

Ce lo ha raccontato con i suoi vini Gennaro Schiano¤, ce lo consegna da qualche anno ad ogni vendemmia con questa etichetta, il suo vino base, per dire, qui del duemilasedici, un bianco che ha vivacità da vendere, è invitante, fine e minerale, tra i più buoni ed equilibrati di sempre. Il naso è sottile e varietale, offre sensazioni di frutta e tratti mediterranei molto chiari, sa di sorbe, nespola e biancospino. Il sorso è fresco, giustamente sapido, appagante, sa pienamente di questa terra di mare. Nessuna scusa quindi, niente potrà essere come prima, ci si aspetta solo grandi vini per il futuro!

Leggi anche Piccola Guida ragionata ai vini dei Campi Flegrei Qui.

© L’Arcante – riproduzione riservata


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