Trento, una giornata tra i masi trentini a camminar le vigne, raccogliere storie…in Ferrari!

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Ho da tempo imparato a misurare, nel senso letterale del termine, l’amore per il vino; qualche amico, ridendo con scherno ha sempre avanzato come ipotesi (a dire il vero una delle più plausibili) un metro a suo dire infallibile, del tipo “a litri”, o quantomeno a bottiglie.

Mi spiego meglio: più si ama un vino e più se ne beve, più se ne beve e più se ne racconta un gran bene. Io dal canto mio, avendo da tempo recuperato la coscienza nel rimanere appena al di sotto della sottile linea dell’ebbrezza, ho cominciato a misurare, sempre nel senso letterale del termine, la mia passione per il vino in grassi chilometri; più se ne macinano per esso e più ci si può ritenere innamorati, più vigne si camminano e più si alza l’indice di probabilità di poterne capire qualcosa, almeno si spera.

Dieci ore, filate, oltre ottocento cinquanta chilometri, tanto è bastato (per qualcuno c’è voluto!) per raggiungere casa Ferrari in quel di Trento, o meglio, ad un tiro di schioppo dal suo centro storico, in località Ponte di Ravina. Partenza ore 5.45 da Pozzuoli, tra le mani una Alfa 159 jtd prestante ma nella mente siamo costantemente stizziti dal controllo elettronico della velocità; una breve sosta (un’ora tonda!) in Roma, zona raccordo anulare per prelevare alcuni amici, e subito di nuovo direzione nord. Arriviamo “puntuali” alle 15.45, con solo due ore di ritardo: l’importante è dare adito alla migliore prospettiva possibile, quantomeno una giusta interpretazione al proprio punto di vista. Simmo e’ Napule o no?

Trento, Località Margone, tra le pergole trentine del Maso Margon.

Ci accoglie Franco Lunelli, il ragioniere dei fratelli, si dimostrerà una delle più belle e cordiali persone che abbia mai incontrato sulla mia strada del vino negli ultimi quindici anni. Non ci lascia nemmeno il tempo di respirare che è già ora di arrampicarsi su per i masi, ci fa segno di seguirlo e non possiamo fare altro. Ci conduce a Villa Margon, la tenuta dei primi del ‘500 che la familgia Lunelli ha avuto in donazione, con l’obbligo morale di preservarne lo splendore dal fu Baron Salvadori che l’ha abitata sino al 1970. Un luogo d’incanto, ameno ma dal grande fascino, le stanze della villa come un vero e proprio museo, arricchite come sono da dipinti dal valore inestimabile e da una collezione di raffigurazioni murali in perfetto stato di conservazione che riprendono tra le altre cose le gesta dell’imperatore Carlo V e del vecchio e nuovo testamento. Un bel colpo d’occhio, e di cultura.

Una curiosità. Le nuove barbatelle, una volta innestate, vengono rassicurate con delle speciali protezioni in rete per evitare che le prime fioriture vengano “rubate” dai Cerbiatti che scendono dalla montagna per cibarsene.

Ci spostiamo in cantina, inutile raccontare la mastodonticità di certi ambienti ed attrezzature, nonchè della mole di lavoro quotidianamente svolta tra queste mura, per un colosso del vino italiano appare quasi scontato l’esigenza di una tecnologia assolutamente avanti ed una organizzazione perfettamente sinergica. I caveaux invece sono un’altra cosa, qui si respira aria di storia e tanta lentezza, quella necessaria per far nascere vini unici e straordinari, puro spettacolo per gli occhi di oggi, nettari prelibati¤ per i palati di domani. Anche qui un piccolo museo allestito tra le centinaia di migliaia di bottiglie in maturazione sui lieviti racconta della storia dell’azienda e della famiglia, quella di Giulio Ferrari prima, di Bruno Lunelli poi, e di come nasce e si consolida nel mondo il metodo classico prodotto nelle loro cantine.

Ci accomodiamo a questo punto nella sala degustazione, Franco Lunelli, che conduce personalmente il servizio dei vini per i convenuti, ci racconta della sua esperienza in cantina e dei suoi primi passi quando rifuggiva dalle commesse impartite dalla mamma per raggiungere il papà nella mescita allestita nel pieno centro di Trento, della sua passione e del mondo Ferrari, senza ombra di dubbio, uno dei marchi del vino italiano più apprezzati nel mondo; rimaniamo rapiti dalle sue storie, dal blasone conquistato sul campo, dai vini concessi in degustazione, delle gran belle bevute: in sequenza, Chardonnay Villa Margon 2007, Perlè 2004, Riserva Lunelli 2002, Perlè Nero 2002 e, dulcis in fundo, dopo appena una parentesi dedicata alla nuova tenuta in Montefalco, il Giulio Ferrari Riserva del Fondatore¤2000. Ma questa è un’altra storia, da raccontare in un prossimo post.

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6 Risposte to “Trento, una giornata tra i masi trentini a camminar le vigne, raccogliere storie…in Ferrari!”

  1. Roberto Anesi Says:

    Ciao Angelo!
    Mi è piaciuto molto leggere del tuo viaggio in Trentino, aspetto ora il racconto del Giulio 2000.
    Peccato non essere stato in regione. TI avrei raggiunto per salutarti molto volentieri anche perchè, come avrai potuto certamente notare, a Ferrari ci si sente davvero a casa. Credo che un’accoglienza come quella che viene riservata dalla famiglia Lunelli ti lasci quasi spiazzato per quanto “totale” essa sia.

    Ti lascio ritornare al lavoro…. ciao Angelo

  2. Angelo Di Costanzo Says:

    Bella giornata Roberto e belle persone. Avevo chiesto loro come poter venire a pranzo lì a Canazei, ma mi dicevano che è un po’ lontanuccio da Trento così per non crearci troppi problemi (dormivamo a desenzano sul garda) abbiamo optato per Le due spade, bella esperienza anche quella.

    Bella terra il trentino, da esplorare con calma e a fondo. Ciao!

  3. Angelo Di Costanzo Says:

    Qui il primo assaggio di qualche mese fa: https://larcante.wordpress.com/2009/12/01/altro-che-bollicine-giulio-ferrari-e-basta/

  4. Franciacorta Blanc de Blancs Brut s.a. Cavalleri | L’ A r c a n t e Says:

    […] va sempre là dove fare spumante è diventato nel frattempo arte e cultura, tipo in Trentino¤ o in […]

  5. La sfida al tempo, nasce il Trentodoc Riserva del Fondatore Giulio Ferrari Collezione 1995 | L’ A r c a n t e Says:

    […] dell’evoluzione massima dello chardonnay di quel pezzo di terra straordinaria che è Maso Pianizza¤, l’espressione italiana più alta del cosiddetto terroir tanto caro ai cugini d’oltralpe. Altro […]

  6. La sfida del tempo, nasce il Trentodoc Riserva del Fondatore Giulio Ferrari Collezione 1995 | L’ A r c a n t e Says:

    […] dell’evoluzione massima dello chardonnay di quel pezzo di terra straordinaria che è Maso Pianizza¤, l’espressione italiana più alta del cosiddetto terroir tanto caro ai cugini d’oltralpe. Altro […]

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