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Brexit, come ne usciremo (con il vino e il food made in Italy)

9 agosto 2019

Con l’uscita dalla UE, la politica commerciale del Regno Unito è sottoposta da tempo ad una rinegoziazione che appare di difficile soluzione pacifica. Da un lato, le imprese britanniche non potranno più beneficiare del libero accesso ai mercati europei, dall’altro, il Regno Unito dovrà presumibilmente innalzare le barriere tariffarie verso gli ex partner e ciò riguarderà anche le imprese agroalimentari italiane.

Per il vino, come riportato qui¤ sul sito di Ismea, ”con 55 milioni di ettolitri di vino nel 2018 (+29% su base annua), di cui quasi 20 milioni indirizzati verso i mercati esteri, l’Italia conferma il suo ruolo di leader mondiale nella produzione di vino e consolida la sua posizione di esportatore. Con un valore record dell’export di 6,2 miliardi, il nostro Paese mantiene il secondo gradino del podio dei maggiori fornitori mondiali, alle spalle della Francia”.

Un ruolo, precisa il documento dell’Istituto di Servizi per il mercato Agricolo Alimentare, ”frutto della crescita robusta delle esportazioni nell’ultimo decennio (+70% l’incremento in valore dal 2008), consolidata anche nell’anno appena trascorso (+3,3% l’export in valore). A trainare le esportazioni del settore, lo scorso anno, sono stati i vini Dop con un aumento del 13% in volume e del 12% in valore, a fronte di una battuta d’arresto degli Igp (-23% le quantità e -15% il giro d’affari), e di volumi inferiori per i vini comuni (-22%)”.

Tant’è, recentemente, in una intervista rilasciata alla BBC dal responsabile della Food and Drink Federation, Tim Rycroft¤ripresa qui¤ su Intravino¤ da Elena De Luigi, viste le ultime vicissitudini ed il forte rischio del no-deal, si anticipa che con ogni probabilità dal 1 novembre prossimo tutti i prodotti provenienti dall’Europa (il 28% del fabbisogno) destinati per esempio ai supermercati e ai ristoranti, dovranno fermarsi a Dover per il controllo e l’approvazione dei “nuovi” documenti di transito. Si prevede quindi, inevitabilmente, un significativo ritardo nella consegna che potrebbe risultare fatale anzitutto per il cibo fresco, ma anche per quei prodotti come il vino che rischiano di non arrivare per tempo sul mercato, e nelle quantità richieste per la vendita nel periodo natalizio. Insomma, forse è presto per dirlo, ma sembra proprio che Okay, London, we willl have a problem over there!

© L’Arcante – riproduzione riservata

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