Archive for the ‘Puglia’ Category

L’Es di Gianfranco Fino e il principio del piacere come passione pura

21 febbraio 2020

Correva l’anno 2006, durante una delle mie prime partecipazioni alle degustazioni di Vitigno Italia a Napoli, allora si teneva alla Mostra d’Oltremare di Fuorigrotta, mi venne raccomandato, tra gli altri, di non perdermi un assaggio, uno straripante Primitivo pugliese; successivamente, la stima e l’affetto di Salvatore Martusciello mi concesse addirittura di poter godere di una intera bottiglia di quel vino, l’Es di Gianfranco Fino, credo fosse annata 2004.

Quel vino, assolutamente sconosciuto, devo essere sincero, mi trovò oltremodo impreparato; non tanto da un punto di vista professionale, in quanto nonostante fossi ai miei primi anni da Sommelier un po’ di bottiglie di un certo spessore le avevo già aperte e con un po’ di fortuna mi ero avviato a camminare diverse vigne qua e là in Italia e incontrare tanti ottimi produttori che mi avevano aiutato con il loro sapere. Questo vino di Gianfranco Fino, allora mi pare fosse un collaboratore di Luigi Veronelli in Puglia, segnava chiaramente uno spartiacque, almeno tra i rossi pugliesi conosciuti dal grande pubblico di appassionati sino ad allora e per quel territorio in particolare. Mai approcciato qualcosa di simile prima di allora, ne rimasi folgorato.

In quegli anni spirava un vento ”buono” e diverso in quella regione, Manduria e più in generale quelle terre sembravano acquisire un ruolo sempre più decisivo nelle sorti produttive pugliesi, areale non più relegato alla mercé dei numerosi imbottigliatori del nord che qui venivano a fare mercato ma finalmente protagonista di un processo di sviluppo concreto che vedeva di anno in anno grandi gruppi investire e sbarcare direttamente sul territorio, riuscendo al contempo lasciar emergere nuove piccole realtà che avrebbero saputo affiancare i nomi ”storici” e lasciare, a loro modo,8 un segno indelebile.

Così è stato se vogliamo per Gianfranco Fino e Simona Natale, partiti con una manciata di piante in Agro di Manduria e un grande sogno nel cassetto sino ad arrivare a mettere su, a suon di sacrifici e di successi, una splendida realtà che conta oggi tra Sava e Manduria 22 ettari di vigna di cui almeno la metà di vigne vecchie, recuperando inoltre, con un lungo lavoro certosino, le preziose viti ad alberello sposando appieno una filosofia di coltivazione della terra sostenibile e di grande autenticità.

Per quanto bizzarro come nome, Es viene scelto perché rappresenta il principio freudiano del piacere della passione pura che fugge completamente alla ragione, l’istinto di ciò che è primordiale, e così ci si avvicina a questo duemilasedici, un piccolo capolavoro di concentrazione estrema, un rosso di grande pulizia olfattiva e di enorme fascino sensoriale: il colore è rubino vivace, fitto ed elegante, il naso è un trionfo di marasca sotto spirito, prugne in confettura, spezie dolci, polvere di cacao, il sorso è pieno, potente ma vellutato, di finissima tessitura acido tannica che ben riesce ad armonizzare il 16,5% di alcol in etichetta, non certo trascurabile.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Primitivo di Manduria Sessantanni 2010 (Magnum) Feudi di San Marzano

12 febbraio 2014

L’impressione che ho ogni qualvolta mi ritrovo a bere un primitivo così buono è che sia stato fatto in pochi anni tutto quanto sembrava impossibile nei precedenti 30: ridare dignità ma soprattutto rinnovata identità ad un vitigno che sa dare vini davvero impressionanti.

Primitivo di Manduria 60 anni 2010 Feudi San Marzano - foto A. Di Costanzo

La culla com’è noto rimane la Puglia, il Salento, più in particolare il versante tarantino e l’areale qui storicamente più conosciuto qual è Manduria. Da queste terre asciutte, di origine calcaree e coperte da argille rosse viene fuori il 60 anni di Feudi di San Marzano, un Signor primitivo.

Il 2010 è forse un po’ meno carnoso dei passati assaggi¤ ma l’impronta olfattiva è piacevolissima, avvenente ricca espressione di piccoli frutti neri e note balsamiche e speziate. Certo il formato Magnum ne aiuta la lenta maturazione; il sorso ha slancio e buona progressione, un po’ più sottile come accennavo pocanzi, se così si può dire nonostante la stoffa e il buon tenore alcolico, più fruibile, maggiormente godibile azzarderei.

L’epoca dei rossi abboccati e grossolani è finita da un pezzo, è vero, il Primitivo di Manduria oggi è tutta un’altra storia, eppure val bene chiedersi se, in fin dei conti, prima dei signori vini a cui ci stanno abituando i vari Attanasio, Fino, MilleUna¤, la stessa Feudi di San Marzano giusto per citarne solo alcuni, bevessimo ‘veramente’ lo stesso vino oppure chissà cos’altro.

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Cerignola, Mille Ceppi 2011 Michele Biancardi

12 novembre 2013

Mille Ceppi 2011- foto L'Arcante

Il nero di Troia è uno di quei vini che mi dà sempre piacevoli sensazioni e continuo a pensare sia vittima di un equivoco storico che l’ha relegato troppo spesso a fare da controfigura al primitivo. Quando ben interpretato invece e tenuto conto con coscienza dei limiti della varietà che pur ci sono riesce a dare vini di valore assoluto, non necessariamente da lungo invecchiamento e, come in questo caso, particolari e a dir poco sorprendenti.

Non conosco molto dell’azienda di Michele Biancardi, Vigne Daune¤ di Cerignola, in Contrada Viro, ma quando Giulio¤ mi ha fatto dono di questa bottiglia ero certo che mi stesse regalando una bella opportunità di scoprire qualcosa di nuovo ed interessante. E così è stato, mi pare.

Mille Ceppi 2011 viene affinato esclusivamente in anfore di terracotta, passaggio questo che riesce a contenere in maniera sublime tutta la sua verve esaltandone frutto e freschezza gustativa. Il colore è di uno splendido viola con accenni porpora, imperscrutabile. Naso classicheggiante che sa di viola e frutti neri macerati, mirtillo e amarena anzitutto, ed accenni balsamici in sottofondo. Ma è il frutto a rimanere costantemente in primo piano, croccante, integro e polposo anche in bocca, qui la beva è esemplare, scorrevole e ben viva sorso dopo sorso grazie anche a un tannino minuto e preciso. Gran-bella-scoperta.

Assaggi| Baciami ancora estate…

1 luglio 2013

Io me li porterei sempre dietro prima di partire per una vacanza. Anche solo appuntati su di un foglietto. Pochi vini, giusto qualche etichetta che non riesco a fare a meno di segnalare come i vini di questa mia estate (di lavoro) 2013. A cominciare da qualche buon assaggio di rosati 2012…

Speciale turismo estate

Sono proprio questi¤ quelli da bere con semplicità, magari in compagnia e senza troppe fisime; quei vini capaci di sollazzare il palato, accompagnare a dovere quattro chiacchiere ed una cucina che in estate si alleggerisce parecchio senza però perdere il gusto della precisione e della territorialità.

Uno di quelli da mettere nero su bianco con una certa sottolineatura è il rosato di quest’anno di Marisa Cuomo e Andrea Ferraioli. Il loro Costa d’Amalfi 2012 è fine ed elegante, ha un naso avvincente di viola e di ciliegia; è secco, piacevolissimo, soave sul finale di bocca. E rimanendo da queste parti non male anche il rosato di Tenuta San Francesco, su a Tramonti, solo un poco più ‘carico’ e asciutto, con quel pizzicore amaro sulla chiusura di bocca.

Molto buoni continuano imperterriti ad essere il Negroamaro rosato di Rosa del Golfo, ormai una certezza assoluta per chi beve rosati da anni come pure il Chiaretto Rosamara di Costaripa. Là in Salento la formula è immutata: un vino schietto e verace con tutto il sapore dolce e croccante dei frutti rossi della bella stagione. Mattia Vezzola invece l’ha indovinata ancora una volta e il suo Chiaretto si può dire ormai a tutti gli effetti il vero antagonista ai classici provenzali: dal colore tenue, ha naso sottile ed intrigante intrecciato persino di aromi lievemente speziati ed un sapore avvenente e delicato, tanto da richiamare continuamente il sorso.

Poco più su, in Alto Adige – ne ho già scritto qualche tempo fa -, m’è parsa una bella scoperta La Rose 2012 di Manincor¤. Un vino dalle tante sfumature eppure essenziale e piacevolissimo. Sempre sugli scudi il Pinot Nero Rosé di Franz Haas, già al terzo anno di successi con la vendemmia 2012 e, da segnalare, la buona uscita del Lagrein Rosé 2012 di Terlan.

Ritornando ai ‘nostri’¤, qualche appunto in chiusura: Peppino Pagano, San Salvatore, ha tirato fuori un Vetere 2012 un po’ più alleggerito; sinceramente mi è piaciuto meno del 2011 (per non dire dello strepitoso 2010¤), va detto però che tiene bene la freschezza e la gradevolezza della beva. Tra i tanti altri campani mi riservo invece di dedicare più attenzione alle bevute del Vado Ceraso 2012 di Vestini Campagnano, del Pedirosa 2012 di Vincenzino Di Meo e, non ultimo, il Rosalice¤ 2012 di Maria Felicia Brini, ‘versione aglianico’ stavolta, di cui conservo ancora buoni ricordi sin dal suo esordio. Il loro primo assaggio mi è parso assai interessante, d’altronde l’estate è appena cominciata…


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