Archive for the ‘Toscana’ Category

Chianti Classico Riserva 2013 Carpineto

28 novembre 2018

Siamo ancora capaci di stupirci davanti ad una bottiglia di Chianti Classico? Per la verità non sempre, diciamocelo, a meno che l’etichetta non sia di quelle ”sicure” e riconosciute. Era il 1967 quando Giovanni Carlo Sacchet ed Antonio Mario Zaccheo fondarono Carpineto a Dudda nei pressi di Greve in Chianti.

Non un’impresa da poco in quel tempo provare ad imporsi da temerari misconosciuti in un territorio con una storia vitivinicola così profonda e radicata a tradizioni familiari secolari, vieppiù se oltre alla volontà di affermarsi nel Chianti Classico l’intento dichiarato era di puntare anche ai vicini territori storici di Montepulciano e Montalcino. A distanza di cinquant’anni la sfida sembrerebbe più che vinta.

Molto buono il Chianti Classico Riserva duemilatredici, uno di quei rossi austeri e dal sapore moderatamente conservatore capace di infondere piacevolezza e al tempo stesso evocare l’essenza e la sostanza di certi luoghi che non ci si stancherebbe mai di camminare. Le uve, perlopiù Sangiovese e Canaiolo, provengono dalle terre dell’Appodiato di Dudda, in Greve in Chianti, 8 ettari che rappresentano solo una parte delle tenute storiche aziendali nell’areale chiantigiano. Appodiato*, all’epoca degli Stati Pontifici era definita una frazione del territorio comunale (facente capo a un villaggio) retta da un priore locale, o da un sindaco, che godeva di alcune piccole autonomie come per il comunello toscano e modenese, ente che scomparve definitivamente nel novembre 1859.

Duemilatredici dal colore rubino intenso, appena granato sull’unghia del vino nel bicchiere, ha un naso fine e invitante, viene da dire pienamente espressivo della tipologia, si colgono nitidi alcuni sentori tipicamente varietali, note fruttate e rimandi speziati: viola, lampone e amarena, lievi note di vaniglia. Il sorso è secco ma avvolgente, il tannino è vivido ma morbido, il finale di bocca è persistente, armonico e caldo, tutte caratteristiche queste che contribuiscono ad una bevuta piacevole e rassicurante.

* Credits Treccani.it

© L’Arcante – riproduzione riservata

Annunci

Comfort Wines, ecco quattro grandi classici italiani da non perdere mai di vista

25 novembre 2018

Sono quattro grandi classici italiani, senza dubbio tra i comfort wines¤ di maggiore successo che non dovrebbero mai mancare nelle carte dei vini di Osterie, Wine Bar e Ristoranti. Valpolicella Ripasso, Rosso di Montalcino, Barbera d’Alba, Langhe Nebbiolo, di queste ecco alcune etichette imperdibili tra gli ultimi assaggi.

Valpolicella Ripassa Superiore Campo Ciotoli 2015 I Campi - foto L'Arcante

Valpolicella Ripasso Superiore Campo Ciotoli 2015 I Campi. Vi abbiamo raccontato qualcosina dell’azienda scrivendo del loro Soave Campo Vulcano¤, lasciamo così traccia anche di quest’altra etichetta secondo noi molto ben riuscita. Da uve Corvina e Corvinone in prevalenza, poi Rondinella e Croatina. Un grande classico da queste parti il Ripasso¤, vino di grande successo di cui un po’ si sono perse le tracce, il Campo Ciotoli 2015 di Flavio Prà ci è parsa una buona espressione dandoci l’impressione di trovarci davanti ad una bottiglia di spessore e ben fatta, dalla discreta personalità e caratterizzazione, con una buona intensità olfattiva, ampiezza dei profumi e tanta piacevolezza di beva, tutto quanto essenziale per i rossi della tipologia. Uno di quei vini ‘’da conversazione’’ che ogni Osteria e Wine Bar non dovrebbero mai farsi mancare in carta, da suggerire e sbicchierare su sformati di verdure e carne, timballi di pasta al forno, taglieri di salumi.

Rosso di Montalcino 2016 Baricci - foto A. Di Costanzo

Rosso di Montalcino 2016 Baricci. Non è proprio il nostro modello di Rosso di Montalcino che generalmente preferiamo meno corpulenti e tendenzialmente più acidi che tannici, ci rendiamo conto però che la buona annata, particolarmente ‘’ricca’’, ha reso la vita difficile un po’ a tutti da queste parti costringendo molti a fare i conti con un millesimo potente e vini sin dai primi assaggi pronti seppur un tantino ‘’carichi’’. Il duemilasedici di Baricci è un Rosso con tanta materia e senza dubbio lunga vita davanti. Ci è parso un vino polposo e gratificante, uno di quei rossi che riempiono la bocca, da spendere principalmente su arrosti impegnativi oppure in abbinamento a caroselli di formaggi a pasta dura¤ (anche erborinati) di lunga stagionatura.

Barbera d'Alba 2015 Rizzi - Foto A. Di Costanzo

Barbera d’Alba 2015 Rizzi. E’ di quelle bottiglie da non far mai mancare in casa, rosso dai profumi e sapori d’un tempo che fu eppure sempre contemporanei nonostante le mode e le fisime del momento. Esprime un bel colore rubino dalla chiara vivacità, ha un naso fruttato e lievemente speziato, richiama alla mente anzitutto sentori di piccoli frutti neri, mora, poi prugna, al palato il sorso è asciutto e vivace, piacevolmente caldo. Con l’autunno, quando le cucine soprattutto alla domenica si riempiono di profumi di carni al sugo o stufate in umido, ecco il vino da berci su.

Langhe Nebbiolo 2016 Giuseppe Cortese - Fptp A. Di Costanzo

Langhe Nebbiolo 2016 Giuseppe Cortese. I vini di Giuseppe Cortese sono sempre un buon affare per chi desidera avvicinarsi ai vini di Langa senza doversi per forza svenare con vari Barolo o Barbaresco, vini questi senz’altro prelibati ma che si sa hanno sempre bisogno di un po’ di anni di affinamento per esprimersi al meglio. E giovani Nebbiolo facili da bere se ne trovano diversi sul mercato anche se talvolta al di là della scritta in etichetta vi è davvero poco in bottiglia che sappia coniugare ed evocare quei territori nella maniera giusta ed originale. Ecco quindi tra le varie etichette raccomandabili una da non farsi scappare assolutamente. Un Nebbiolo di finissima fattura, proveniente dalle vigne più giovani dello storico cru di Barbaresco Rabajà, vino sottile e invitante, dal colore rubino aranciato e dal naso intriso di sensazioni floreali e fruttate, di rosa, arancia rossa e sottobosco, dal sapore asciutto ed efficace, appena astringente sul finale di bocca, davvero un bel vino da non farsi mancare in cantina. Polenta e salsiccia, Schiaffoni con la Genovese, Agnello al forno con patate.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Pian dell’Orino, il grande Brunello a Montalcino

15 febbraio 2016

Il colore di questo sangiovese riappacifica con la tipologia, è bello, vivo, profondo. Un invito a rivedere molte posizioni degli ultimi anni, il Brunello di Caroline Pobitzer e Jan Hendrik Erbach racconta di un territorio unico ed imperdibile!

image

Abbiamo a lungo raccontato la loro storia¤, Caroline e Jan Endrik ne hanno passate tante per strappare qui in Toscana quel minimo sindacale di credibilità che si deve a chi ha stravolto la propria vita pur di inseguire un sogno; forse anche per questo i loro vini¤, il loro Brunello anzitutto, sono divenuti in pochi anni un riferimento assoluto di questo pezzo di storia del vino italiano, vieppiú per chi va alla ricerca di piccole grandi storie dentro una bottiglia.

Anche per questo vale la pena tornare a scriverci su, un grande esercizio per chi ama ritornare su sentieri forse poco battuti ma che conducono ad esperienze di grande valore emozionale. Questo 2006 lascia un solco incredibile tra i pregiudizi sul biodinamico e la perfezione stilistica dipinta da molti come irraggiungibile per i vini cosiddetti naturali.

Il primo naso, a quasi dieci anni di distanza rimane profondamente varietale con note tostate appena accennate e terziari che vengono fuori solo alla distanza, senza infierire, disegnando un quadro olfattivo chiaro e didascalico che gli rende notevole complessità. Il frutto ha conservato polposità, il sorso impressiona per equilibrio e spiccata sapidità, lunghezza ed ampiezza, di rara autenticità. Il Brunello 2006 di Pian dell’Orino è un piccolo capolavoro in perfetto stile naturale¤.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Montalcino, Brunello Vigna Soccorso 2009 Tiezzi

20 gennaio 2015

Brunello di Montalcino Vigna Soccorso 2009 Tiezzi

Sento quasi il dovere di lasciare traccia su queste pagine di questo bellissimo vino, un grande sangiovese di quelli che lasciano il segno e riportano rinnovato entusiasmo davanti a una bottiglia di Brunello.

Bella la chiacchierata con Monica Tiezzi che affianca da qualche tempo papà Enzo nell’azienda di famiglia: tre poderi per circa 10 ettari, situati in punti diversi del territorio montalcinese con il cuore dell’azienda proprio nello storico podere Soccorso dove ha sede la cantina. In totale sono cinque ettari e mezzo dedicati al sangiovese, un poco di chardonnay destinato però alla denominazione di ricaduta Sant’Antimo, circa tre ettari ad olivi.

Enzo Tiezzi è un personaggio molto conosciuto da queste parti, agronomo ed enologo che a Montalcino si occupa di viticoltura e vini praticamente da sempre, per anni direttore e consulente di diverse aziende nonché già presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino.

Il Vigna Soccorso 2009 è un Brunello di Montalcino di gran stoffa, sottile e puntuto, dal nitido profumo di viola, ciliegioso e agrumato, ha un sorso di grande freschezza acida con rimandi balsamici, terrosi, spiccata sapidità. Una bottiglia di gran soddisfazione, di quelle imperdibili.

L’Arcante – riproduzione riservata

Lamole, Chianti Classico 2012 I Fabbri

30 novembre 2014

Durante la scorsa edizione di ‘Sangiovese Purosangue’ all’Osteria del Treno qui a Milano mi sono imbattuto in diversi vini di grande slancio di cui spero presto potervi dare ampia rendicontazione. Tra questi vi è certamente questo meraviglioso Chianti Classico di Lamole che vale la pena suggerirvi sin da subito.

Chianti Classico 2013 I Fabbri - foto L'Arcante

L’Azienda I Fabbri delle sorelle Grassi conta 35 ettari in pieno Chianti Classico, di questi circa 9 ettari sono completamente votati alla vigna, con una piccola produzione di olio extravergine vero cuore produttivo dell’azienda. E’ proprio il caso di dire che stiamo parlando di un sangiovese purosangue in tutto e per tutto, di quelli però freschi e giovani da bere a secchiate.

Un piccolo autentico capolavoro della tradizione per tutte le tasche, fa un breve affinamento in vasche di cemento, poi solo bottiglia: il frutto così rimane nitido e croccante, il naso è avvenente e sa proprio di fragola e amarena, il sorso sottile, delizioso e rinfrancante con un lieve ritorno balsamico sul finale di bocca.

Susanna, a cui ho letteralmente tirato via il fiato durante le degustazioni, è una personcina davvero deliziosa, disponibile, accorta, chiara nelle sue lucidissime disquisizioni non solo sul suo vino. Una di quelle persone che ti auguri sempre di trovare al di là del banco d’assaggio, capace di coinvolgerti, appassionarti all’argomento senza forzature inutili e futili autocelebrazioni. Bonus. Di questo 2012 ne rimangono ancora una manciata di bottiglie, fate presto!

Arezzo, Chianti Gratena 2013 Fattoria Gratena

22 luglio 2014

Etichetta pressoché sconosciuta in Italia ma che invito seriamente a ricercare e bere. Davvero buona questa bottiglia, sorprendente, fresca, goduriosa, un Chianti come non ne avrete mai assaggiati prima.

Chianti Gratena 2013 Fattoria di Gratena - foto L'Arcante

Lasciate altrove strani pensieri su uvaggi, assemblaggi, sovrastrutture, questo qui è un vino grandioso nella sua semplicità più assoluta. Un sangiovese in purezza da filari a conduzione biologica in provincia di Arezzo, 180 ettari di ulivi secolari e vigne di 40 anni piantati tra la Val di Chiana e quella dell’Arno.

Il Chianti Gratena mi rimette in pace con una delle denominazioni più bistrattate che abbiamo in Italia, dietro la quale si nascondono centinaia e centinaia di magre delusioni e vini il più delle volte banalissimi ma, per fortuna, a quanto pare, ancora capace di sorprendere e conquistare.

Buonissimo il 2013, il colore porpora è di grande vivacità, il naso è scalpitante, polposo e pieno di verve, non ne sentivo di così interessanti in un Chianti da anni, di sovente sempre troppo acerbi o troppo cotti, o peggio inutilmente boisé e stanchi.

Qui c’è la viola – ve la ricordate la viola nel sangiovese? -, tanta frutta, arancia sanguinella, melograno, mora, ribes. Il sorso è pieno di soddisfazione, secco e ben bilanciato, fresco e sapido, snello e avvolgente, piacevolissimo e risoluto. La bottiglia va via che manco te ne accorgi. Mi mancavi Chianti.

© L’Arcante – riproduzione riservata


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: