Archive for the ‘Toscana’ Category

Pian dell’Orino, il grande Brunello a Montalcino

15 febbraio 2016

Il colore di questo sangiovese riappacifica con la tipologia, è bello, vivo, profondo. Un invito a rivedere molte posizioni degli ultimi anni, il Brunello di Caroline Pobitzer e Jan Hendrik Erbach racconta di un territorio unico ed imperdibile!

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Abbiamo a lungo raccontato la loro storia¤, Caroline e Jan Endrik ne hanno passate tante per strappare qui in Toscana quel minimo sindacale di credibilità che si deve a chi ha stravolto la propria vita pur di inseguire un sogno; forse anche per questo i loro vini¤, il loro Brunello anzitutto, sono divenuti in pochi anni un riferimento assoluto di questo pezzo di storia del vino italiano, vieppiú per chi va alla ricerca di piccole grandi storie dentro una bottiglia.

Anche per questo vale la pena tornare a scriverci su, un grande esercizio per chi ama ritornare su sentieri forse poco battuti ma che conducono ad esperienze di grande valore emozionale. Questo 2006 lascia un solco incredibile tra i pregiudizi sul biodinamico e la perfezione stilistica dipinta da molti come irraggiungibile per i vini cosiddetti naturali.

Il primo naso, a quasi dieci anni di distanza rimane profondamente varietale con note tostate appena accennate e terziari che vengono fuori solo alla distanza, senza infierire, disegnando un quadro olfattivo chiaro e didascalico che gli rende notevole complessità. Il frutto ha conservato polposità, il sorso impressiona per equilibrio e spiccata sapidità, lunghezza ed ampiezza, di rara autenticità. Il Brunello 2006 di Pian dell’Orino è un piccolo capolavoro in perfetto stile naturale¤.

© L’Arcante – riproduzione riservata

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Montalcino, Brunello Vigna Soccorso 2009 Tiezzi

20 gennaio 2015

Brunello di Montalcino Vigna Soccorso 2009 Tiezzi

Sento quasi il dovere di lasciare traccia su queste pagine di questo bellissimo vino, un grande sangiovese di quelli che lasciano il segno e riportano rinnovato entusiasmo davanti a una bottiglia di Brunello.

Bella la chiacchierata con Monica Tiezzi che affianca da qualche tempo papà Enzo nell’azienda di famiglia: tre poderi per circa 10 ettari, situati in punti diversi del territorio montalcinese con il cuore dell’azienda proprio nello storico podere Soccorso dove ha sede la cantina. In totale sono cinque ettari e mezzo dedicati al sangiovese, un poco di chardonnay destinato però alla denominazione di ricaduta Sant’Antimo, circa tre ettari ad olivi.

Enzo Tiezzi è un personaggio molto conosciuto da queste parti, agronomo ed enologo che a Montalcino si occupa di viticoltura e vini praticamente da sempre, per anni direttore e consulente di diverse aziende nonché già presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino.

Il Vigna Soccorso 2009 è un Brunello di Montalcino di gran stoffa, sottile e puntuto, dal nitido profumo di viola, ciliegioso e agrumato, ha un sorso di grande freschezza acida con rimandi balsamici, terrosi, spiccata sapidità. Una bottiglia di gran soddisfazione, di quelle imperdibili.

L’Arcante – riproduzione riservata

Lamole, Chianti Classico 2012 I Fabbri

30 novembre 2014

Durante la scorsa edizione di ‘Sangiovese Purosangue’ all’Osteria del Treno qui a Milano mi sono imbattuto in diversi vini di grande slancio di cui spero presto potervi dare ampia rendicontazione. Tra questi vi è certamente questo meraviglioso Chianti Classico di Lamole che vale la pena suggerirvi sin da subito.

Chianti Classico 2013 I Fabbri - foto L'Arcante

L’Azienda I Fabbri delle sorelle Grassi conta 35 ettari in pieno Chianti Classico, di questi circa 9 ettari sono completamente votati alla vigna, con una piccola produzione di olio extravergine vero cuore produttivo dell’azienda. E’ proprio il caso di dire che stiamo parlando di un sangiovese purosangue in tutto e per tutto, di quelli però freschi e giovani da bere a secchiate.

Un piccolo autentico capolavoro della tradizione per tutte le tasche, fa un breve affinamento in vasche di cemento, poi solo bottiglia: il frutto così rimane nitido e croccante, il naso è avvenente e sa proprio di fragola e amarena, il sorso sottile, delizioso e rinfrancante con un lieve ritorno balsamico sul finale di bocca.

Susanna, a cui ho letteralmente tirato via il fiato durante le degustazioni, è una personcina davvero deliziosa, disponibile, accorta, chiara nelle sue lucidissime disquisizioni non solo sul suo vino. Una di quelle persone che ti auguri sempre di trovare al di là del banco d’assaggio, capace di coinvolgerti, appassionarti all’argomento senza forzature inutili e futili autocelebrazioni. Bonus. Di questo 2012 ne rimangono ancora una manciata di bottiglie, fate presto!

Arezzo, Chianti Gratena 2013 Fattoria Gratena

22 luglio 2014

Etichetta pressoché sconosciuta in Italia ma che invito seriamente a ricercare e bere. Davvero buona questa bottiglia, sorprendente, fresca, goduriosa, un Chianti come non ne avrete mai assaggiati prima.

Chianti Gratena 2013 Fattoria di Gratena - foto L'Arcante

Lasciate altrove strani pensieri su uvaggi, assemblaggi, sovrastrutture, questo qui è un vino grandioso nella sua semplicità più assoluta. Un sangiovese in purezza da filari a conduzione biologica in provincia di Arezzo, 180 ettari di ulivi secolari e vigne di 40 anni piantati tra la Val di Chiana e quella dell’Arno.

Il Chianti Gratena mi rimette in pace con una delle denominazioni più bistrattate che abbiamo in Italia, dietro la quale si nascondono centinaia e centinaia di magre delusioni e vini il più delle volte banalissimi ma, per fortuna, a quanto pare, ancora capace di sorprendere e conquistare.

Buonissimo il 2013, il colore porpora è di grande vivacità, il naso è scalpitante, polposo e pieno di verve, non ne sentivo di così interessanti in un Chianti da anni, di sovente sempre troppo acerbi o troppo cotti, o peggio inutilmente boisé e stanchi.

Qui c’è la viola – ve la ricordate la viola nel sangiovese? -, tanta frutta, arancia sanguinella, melograno, mora, ribes. Il sorso è pieno di soddisfazione, secco e ben bilanciato, fresco e sapido, snello e avvolgente, piacevolissimo e risoluto. La bottiglia va via che manco te ne accorgi. Mi mancavi Chianti.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Radda in Chianti, Pergole Torte ’95 Montevertine

9 giugno 2014

Quando apri una vecchia bottiglia di Pergole Torte sei certo di cosa ci troverai dentro, cosa ti aspetta, forse per questo quando la bottiglia non è fortunata, capita eh, la delusione che monta è doppia.

Toscana rosso Le Pergole Torte 1995 Montevertine - foto A. Di Costanzo

Mi è successo tempo fa e ne ho scritto¤. Come va scritto e sottolineato quanto questo ’95 merita di stare tra i migliori sangiovese mai bevuti prima: perfetta incarnazione chiantigiana. I suoi vent’anni consegnano al bicchiere una esperienza più rara che unica.

Anni complicati i ’90, un periodo dove la tentazione ‘internazionale’ ha preso in castagna un po’ tutti da quelle parti, non solo a Radda, bruciando fior fior di vini anche solo per trenta denari. A difesa dei bastioni in tanti, qui a Montevertine c’era la storia, gente che l’ha scritta e l’ha difesa strenuamente: Sergio Manetti, Giulio Gambelli, Bruno Bini, per dire. Risultato? Un sangiovese fuori dal tempo, mai urlato, autentico, da aspettare e rispettare. Soprattutto rispettare.

Un Pergole Torte ’95 dalla forte connotazione territoriale, con un filo di frutta ancora in evidenza, erbaceo e speziato, terroso; dal nerbo posato, giustamente acido, con un tannino ancora pulsante ma dal sorso sottile e affilato, che sul finale regala un ritorno piacevolmente secco. Un grande vino!

© L’Arcante – riproduzione riservata

Barberino Val d’Elsa, è un grande Chianti Classico Riserva Il Poggio 2007 di Fattoria Monsanto

19 marzo 2014

E’ un po’ l’icona dei grandi appassionati del sangiovese Castello di Monsanto, nome che dice poco ai molti ma che rivela, con questo vino, Il Poggio Riserva 2007, uno dei più buoni e autentici Chianti Classico in circolazione nonostante l’annata non proprio delle più felici.

Chianti Classico Riserva Il Poggio 2007 Fattoria di Monsanto - foto A. Di Costanzo

Il Poggio è una vigna di poco sopra i cinque ettari, perlopiù piantati a sangiovese, circa il 90%, canaiolo e colorino che Fabrizio Bianchi¤ ha saputo negli anni affermare come uno dei cru più importanti dell’areale, tra i primi, già a metà anni ’60, a finire tal quale in etichetta.

Sorprende la vivacità del colore, quasi ancora porpora, l’imponente fragranza del primo naso tutto giocato sul frutto ben maturo, sentori di macchia mediterranea ed accenni balsamici. E’ davvero appassionante il sorso: giovane, polposo, caldo, avvolgente, teso, vibrante sul finale di bocca sapido e molto lungo. Senza ombra di dubbio tra le migliori riserve di Chianti Classico bevute negli ultimi dieci anni.

© L’Arcante – riproduzione riservata


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