Archive for the ‘Alto Adige’ Category

Del Blauburgunder 2015 di Martin e Marlies Abraham

23 aprile 2020

Abbiamo in Italia, da nord a sud, un patrimonio vitivinicolo straordinario e vignaioli capaci di rendere eccezionale ogni singolo sorso di vino, proprio come in questo caso, davanti al Pinot Nero duemilaquindici di Martin e Marlies Abraham¤.

Non è difficile capire perché proprio il Pinot Nero sia la varietà che più affascina certi produttori e sommelier di tutto il mondo, quella che più di ogni altra costituisce motivo di sfida e che in certi luoghi riesce ad esprimere vini capaci di sensazioni davvero uniche, vini talvolta superlativi e immortali.

Non deve essere stato diverso per Martin e Marlies Abraham, giovani viticoltori altoatesini che sin dai loro primi passi nel 2011, hanno subito raccolto il significato più profondo della tradizione famigliare sapendoci costruire sopra il proprio futuro, spingendosi ben oltre il compitino da manuale che pur avrebbero potuto permettersi nella loro Appiano, terra vocatissima per il vino, dove il Pinot Nero viene coltivato da ben oltre 150 anni, su terreni calcareo-argillosi, con cloni molto vicini alle varietà borgognoni con grappoli particolarmente compatti ed acini di piccole dimensioni.

Gli Abraham fanno una viticoltura pienamente sostenibile, impiegando esclusivamente metodi biologici e concimazioni naturali, a cui s’aggiunge tanto lavoro a mano in vigna ed un manico ”purista” in cantina, lasciando ai vini fermentazioni spontanee su propri lieviti ed un lungo tempo di maturazione in legno e in bottiglia prima di presentarsi sul mercato. Questo per i vini bianchi come per i vini rossi.

Il Blauburgunder duemilaquindici ha uno splendido colore rosso rubino trasparente, più ”leggero” sull’unghia del vino nel bicchiere. Al naso è inizialmente scontroso, chiuso, ha necessità del suo tempo per aprirsi, rivelarsi, un po’ come entrare in una stanza lasciata chiusa per qualche periodo che richiede un po’ di tempo per riconsegnarci la sua memoria; ne viene poi fuori, infatti, un quadro olfattivo molto interessante, arrivano sentori di lamponi, amarene ma anche note di sottobosco, spezie fini e pietra focaia. Il sorso è avvincente e pieno, vigoroso e ben tessuto, fresco e appena tannico, di raro equilibrio gustativo nonostante il 14% di alcol in volume in etichetta. E’ senz’altro uno dei migliori assaggi dell’anno!

Leggi anche Pinot Bianco in der lämm 2015 Weingut Abraham Qui.

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Neumarkt, Sudtiroler Blauburgunder Mazzon 2015 Bruno Gottardi

14 novembre 2019

Ogni appassionato di vino, sommelier o aspirante tale matura nel tempo una certa frenesia per il pinot nero; le ragioni sono tante, difficile sintetizzarle in breve e qualcuno per farla facile dirà che in fondo capirne qualcosina di pinot fa figo agli occhi degli altri per cui tanto vale poter dire di sapere pur non conoscendo bene la materia, magari buttando giù due o tre nomi purché facciano rumore…

La passione per i vini di Bruno Gottardi ha radici lontane, così non appena si può non ci facciamo mai mancare un ritorno sui suoi passi tracciati con grande impegno e profonda dedizione. Bruno, buon’anima, ha dedicato tutta una vita al Pinot Nero: persona schiva e di grande signorilità, i suoi vini, in particolare alcune sue Riserve, alla cieca, riconducono tranquillamente direttamente là in terra di Borognogna.

E’ il 1986 quando Gottardi decide di rispolverare le origini alto atesine rilevando a Mazzon poco più di 6 ettari di vigne da destinare alla sua più grande passione, il mito borgognone ed il Pinot Noir come sua unica, immensa, inarrivabile espressione. Gli anni di duro lavoro nella rivendita austriaca di vini e liquori di famiglia gli hanno consentito di affinare un naso ed un palato non comune ed i lunghi viaggi in giro per il mondo gli sono serviti per confrontare le varie anime, tra le poche superbe scoperte, capaci di colpire il suo immaginario e spingerlo ad individuare gli aspetti maggiormente caratteristici del ”suo modello” di Pinot Nero che qui sull’altipiano di Mazzon sembrò trovare il suo punto di arrivo da cui partire.

I suoi vini esprimono sempre un colore affascinante, rubino/granato e trasparente; sono i suoi vini che hanno bisogno di distendersi, aprirsi, allungarsi. Ci ritroviamo così dinanzi a questo duemilaquindici preparati ed esigenti: è dapprima chiuso, quasi in maniera ermetica, diremmo alla sua maniera. Poi, lentamente, si apre con sentori finissimi e dolci, di misurata eppure rara eleganza. Dopo un po’ di tempo nel bicchiere arrivano, dopo la rosa e i piccoli frutti rossi e neri, varie sensazioni di pepe verde, rabarbaro e sottobosco. Il sorso appare brevilineo seppur di buon corpo, alla distanza viene fuori invece carnoso e sostenuto da tannino ben affinato, discreta acidità e ancora frutto, chiudendo in un finale di bocca succoso e caldo. Probabilmente non tra le migliori annate di sempre ma comunque capace di regalare una gran bella bevuta!

Leggi anche del Sudtiroler Blauburgunder Mazzon 2012 di Gottardi Qui.

Leggi anche del Sudtiroler Blauburgunder Mazzon 2006 di Gottardi Qui.

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Alto Adige Pinot Bianco Vorberg 2016 Terlan

8 dicembre 2018

Per gli appassionati della tipologia Vorberg è certamente un’etichetta di riferimento assoluto; un vino, quale che sia il millesimo che si va descrivendo, di sovente descritto come ”ancora giovane, lontano dalla piena maturità espressiva” come se per i vini di Terlano non vi fosse mai possibilità di una benché minima curva di decadimento.

E’ quel che si dice ‘un vino di montagna’ il Pinot Bianco Riserva Vorberg¤ di Terlan. Le uve provengono tutte dalle vigne del versante meridionale del Monzoccolo, nel pieno del territorio DOC di Terlano, vigne piantate su clivi e terrazzamenti posti tra i 350 e 950 metri s.l.m., di età media tra i 20 e i 40 anni.

Il pinot bianco (o Weißburgunder) dà generalmente vini non subito amatissimi dal grande pubblico, talvolta un po’ troppo ‘verdi’, per non dire bruschi, asprigni quasi, ma il Vorberg gioca in un’altra categoria. L’impronta è tipicamente varietale ma la sostanza ci consegna un vino che tende ben oltre le prime avvisaglie di verticalità, il sorso pungente, la freschezza gustativa: vi è molto, molto di più nel bicchiere.

C’è infatti da dire che i vini di Terlano danno il loro meglio con un po’ di anni di maturità e questo duemilasedici ne offre parecchi di spunti in questa direzione. Se il primo sorso è infatti apparentemente scarno, perché baldanzoso e rinfrescante, il naso è subito variopinto, balsamico e gioviale ma il corredo aromatico pian piano si arricchisce anche di note fruttate di agrumi, sentori di miele e mandorla, pietra focaia, così il finale di bocca, che rimane estremamente piacevole ma ricco di energia, acidità, nerbo.

E’ insomma un vino che possiede grande personalità e lunghezza, non abbiamo dubbi che tra qualche anno ce lo ritroveremo sicuramente ”ancora giovane, lontano dalla piena maturità espressiva”. E ne potremo ancora lasciare traccia a futura memoria.

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Novacella, Private Cuvée 2016 Pacherhof

21 novembre 2018

Riesling¤, Kerner¤ e Sylvaner sono varietà che generalmente non lasciano molto scampo ad interpretazioni estemporanee. Sanno essere infatti straordinarie e sorprendenti solo quando ”lette” al meglio sia se vinificate da sole oppure, come in questo caso, sfida delle sfide, messe assieme in un’unica bottiglia: da qui nasce Private Cuvée di Andreas Huber. 

Esce per la prima volta con l’annata 2014, l’idea del viticoltore ed enologo altoatesino, un vero specialista su questa tipologia di vitigni, puntava a consegnare agli appassionati un vino che andasse oltre i confini varietali capace di esprimere al meglio tutto il potenziale di queste sue splendide vigne nel cuore della Valle Isarco, 8 ettari nel comune di Novacella che si arrampicano da 600 metri fino a 820 metri sul livello mare.

E’ questo un territorio di montagna di confine, l’areale qui alterna scisti quarziferi a graniti e ardesie di origine morenica, in un contesto microclimatico davvero peculiare caratterizzato da forti escursioni termiche, tutti elementi che contribuiscono in maniera decisiva a disegnare vini suggestivi e particolari. Da qui il pensiero di creare una cuvée che rappresentasse al meglio per gli anni a venire la storia di questa piccola realtà che in qualche maniera nella storia ci è già: è stata proprio la famiglia di Andreas Huber, con il pro-zio Josef, ad aver introdotto qui in valle alcune di queste varietà internazionali tra le quali proprio il Kerner, avendone intuito tra i primi la capacità di adattamento e la qualità produttiva.

Private Cuvée 2016 viene fuori dall’assemblaggio di Riesling e Kerner che vengono gestite però esclusivamente in acciaio, e Sylvaner che viene invece tenuto per circa sei mesi in legno grande. Da qui la cuvée, che rimane in bottiglia per ancora un periodo minimo di 6 mesi. Il risultato nel bicchiere è avvincente, il vino ha uno splendido colore paglierino, è cristallino, il naso è superbo e complesso, variopinto di note floreali e balsamiche, sottili rimandi boisè ed officinali, vi si riconoscono tra gli altri sentori di sambuco e rosa, frutta bianca e spezie fini; il sorso è anzitutto caratterizzato da piacevole freschezza, l’impronta acida non sovrasta però la materia succosa, anzi, ne tratteggia in maniera essenziale la bevuta donandogli vivacità ed equilibrio, il finale di bocca è sapido, gustosissimo!

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