Archive for the ‘Lombardia’ Category

Franciacorta Dosaggio Zero Arcari+Danesi

6 luglio 2014

Continuo a pensare che le versioni ‘Dosaggio Zero’ rappresentino un approccio davvero interessante per chi volesse andare un po’ più in là nella scoperta dei reali valori in campo oggi in Franciacorta.

Franciacorta Dosaggio Zero Arcari + Danesi - foto L'Arcante

In giro di Arcari+Danesi da Gussago se ne parla già da un po’ di tempo: l’idea, il progetto, i vini sono un insieme che unisce, divide, conquista, fa discutere. Per svariate ragioni. La mia impressione dopo questo primo assaggio è che abbia colto nel segno: apre un confronto, lascia aperto un uscio dal quale affacciarsi curiosi per sbirciare cosa accade in Franciacorta al di là del pregevole lavoro delle più importanti aziende che già conosciamo.

Non sono moltissime le bottiglie in giro ma vi assicuro che sono di assoluto valore, un numero sufficiente per lasciare una traccia ben visibile agli appassionati più attenti ed esigenti.

Fanno un Satén e questo qui, un Dosaggio Zero 100% chardonnay dalle bollicine fini, con un naso tenue ma integro e caratteristico: sa di agrumi, fiori gialli, è minerale, lievemente mellifluo, con sentori balsamici. Il sorso è di gran lunga tra i più interessanti in circolazione, è gustoso, polputo, sapido, lunghissimo e fresco. Insomma, parecchio convincente.

© L’Arcante – riproduzione riservata

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Erbusco, Franciacorta Rosé Riserva Cuvée Annamaria Clementi 2005 Ca’ del Bosco

24 aprile 2014

C’è una rivoluzione in atto nemmeno troppo silenziosa che riguarda un bel pezzo del mercato del vino italiano di domani, quello delle bollicine.

Franciacorta Annamaria Clementi Rosè 2005 Ca' del Bosco - foto A. Di Costanzo

Parola di cui faccio subito ammenda, guai infatti a semplificare così banalmente certe grandi bottiglie di Franciacorta come nel caso dell’Annamaria Clementi Rosé 2005¤ di Ca’ del Bosco. Un rosé incredibile per freschezza e vivacità, pinot nero in purezza stretto da una mineralità sottile ma molto incisiva ed un frutto succoso e vibrante come pochissimi altri prima d’ora, con in più un connubio ineccepibile di suggestioni e sostanza.

L’equilibrio nell’utilizzo dei legni in fase fermentativa, 7 lunghi anni di maturazione, un dosaggio accurato, fanno di questa Riserva rispolverata solo da qualche anno un piccolo gioiello, subito tornata ai vertici delle migliori etichette italiane e molto apprezzata anche dalla clientela internazionale notoriamente propensa quasi esclusivamente agli Champagne.

Mi viene da dire che quel mago di Stefano Capelli comincia a raccogliere meritatamente i frutti di anni ed anni di impegno e ricerca che in Ca’ del Bosco per la verità non si sono mai fatti mancare tanto dal brevettare un nuovo ed unico sistema¤ di vinificazione che prevede, sin dall’arrivo delle uve in cantina fino all’imbottigliamento in atmosfera controllata, un processo di lavorazione a dir poco ambizioso e di straordinario impegno professionale; un processo che consente oltretutto di ridurre poi al minimo anche l’aggiunta di solfiti. Altro che metodo ancestrale!

Erbusco, Franciacorta Vintage Collection Dosage Zéro 2008 Ca’ del Bosco

20 marzo 2014

Sarà che amo le spigolature, la purezza espressiva ancor quando imperfetta, sarà che mi porto dietro gli effetti devastanti dello svezzamento ad Asprinio, tant’è che assaggiando e riassaggiando i Franciacorta continuano ad essere i Dosage Zéro (o Pas Operé) a darmi quel pizzico di vibrazione in più da tenermi attaccato al bicchiere.

Franciacorta Dosage Zéro Vintage Collection 2008 Cà del Bosco - foto A. Di Costanzo

Delle cuvée di Ca’ del Bosco¤, andando oltre quel piccolo capolavoro dell’Annamaria Clementi¤, proprio questa sembra darmi maggiore soddisfazione, pienezza gustativa, profondità di beva. Un quadro organolettico che gira intorno alla frutta matura, con accenni agrumati a corredo di note mentolate e mediterranee. Un Franciacorta di notevole complessità, sartoriale mi verrebbe da dire, dalle linee marcate, cremoso quasi ma capace senza ombra di dubbio di regalare negli anni a venire molto altro.

Viene fuori in gran parte da vini base chardonnay, con partiture di pinot nero e bianco provenienti dalle vigne di Erbusco, Adro, Cazzago San Martino, Corte Franca e Passirano. Vini di altissima levatura, che proprio dalla vendemmia 2008 nascono seguendo un nuovo processo produttivo di eccezionale particolarità, brevettato da Ca’ del Bosco, sin dall’arrivo dell’uva in cantina. Uva che viene letteralmente lavata acino per acino per liberarla prima di tutto da micotossine responsabili di funghi parassiti che rischiano di attaccarvi microflora e quindi la formazione di impurità nel mosto, nei vini, nelle fecce, nelle vinacce, mentre una coppia di serbatoi volanti agevola per gravità il travaso dei mosti per evitargli stress. Qui¤ trovate comunque tutte le notizie del caso. 

Ritornando al bicchiere, il Dosage Zéro Vintage Collection 2008 è un Franciacorta di grande slancio olfattivo ma soprattutto gustativo. Con attenzione si colgono toni di ginestra, frutto della passione, mandarino, con rimandi di frutta secca, mandorla tostata, anice ed erbe mediterranee. Il sorso è fitto, teso e avvolgente, decisamente appagante. Una di quelle bottiglie che non passano inosservate. Non più semplicemente bollicine, è vero.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Erbusco, un giro in Franciacorta, visita a Bellavista e una sorprendente Gran Cuvée del ’98

18 marzo 2014

Bellavista non la scoprirete certo adesso, con questo post, nemmeno mi permetto di farcire queste righe di superflui elogi e complimenti vista la chiara ‘simpatia’ per quella che senza ombra di dubbio è una delle migliori realtà in Franciacorta, tra le prime a contribuire in maniera decisiva al successo delle bollicine franciacortine.

Bellavista Gran Cuvée Brut 1998 - foto L'Arcante

Ne scrivo perchè tra le tante aziende che vale veramente la pena visitare da queste parti mi mancava giusto questa (con pochissime altre); quest’anno poi c’è stata una svolta importante, storica se così si può dire. Bellavista conservava una ‘immagine’ certamente moderna ma ancora tra le più tradizionali in circolazione. Adesso invece tutto è cambiato, pare ci sia New Air On Wine¤. Una sterzata per qualcuno Pop, per certi versi radicale ma molto ragionata.  

Bellavista, Vigneto Uccellanda, la prima pressa, il Metodo Franciacorta - foto L'Arcante

Da un punto di vista produttivo ‘l’ideale, il metodo, lo stile rimangono invariati’ – ci dice Marco Tondi che ci accompagna in questa passeggiata -, ‘qui la cura delle vigne, l’esperienza in cantina, la manualità del Metodo Franciacorta vengono conservati come valori assoluti’.

Facciamo un giro ad Adro, su per l’Uccellanda; qui il vigneto, nonostante il riposo invernale offre comunque un bel colpo d’occhio, in effetti qui tutto intorno appare ordinato e curato con molta attenzione. Anche la cantina, in Erbusco, vive dell’ordine e dell’organizzazione quasi maniacale: i grandi tini d’acciaio si fanno più piccoli con le selezioni delle varie parcelle che Mattia Vezzola ritiene necessario conservare separatamente per farne in futuro preziose riserve cui attingere.

Suggestive sono pure le gallerie di affinamento che corrono sotto l’azienda dove giacciono le bottiglie prima di passare sulle pupitres per il remuage. Da notare come sulle bottiglie atte a divenire Riserva Vittorio Moretti, a differenze delle altre cuvée, viene sin da subito usato un tappo in sughero anziché il tradizionale bidule

Bellavista, Brut 2008, Rosé 2008, Pas Operé 2007 - foto L'Arcante

Questo novantotto, una delle ‘rarità’ presto disponibili sul mercato segna un po’ il confine tra quanto di buono è stato fatto sino ad oggi e quanto ci si debba invece aspettare da adesso in poi, non solo da Bellavista ma in fin dei conti da tutta la Franciacorta. Un cammino che parte da lontano, che si è fatto nel tempo storia con passo veloce e che guarda al futuro alle grandi opportunità che il mercato mondiale va sempre più riservando soprattutto alle bollicine italiane.

Opportunità che bisogna saper leggere con attenzione, affrontare preparati ma soprattutto con la giusta consapevolezza, per tener testa alle sfide senza però svalutare il grande patrimonio a disposizione sino a qui costruito. Affare complesso questo e di non poco conto.

Alma Franciacorta Cuvée Brut s.a.. Chardonnay, pinot nero, pinot bianco. E’ l’etichetta che in qualche maniera sostituisce il Cuvée brut, composto praticamente da una base di ognuna delle 107 parcelle in cui è suddiviso il vigneto Bellavista oggi pari a circa 190 ettari. Giovane, scattante, sa di pera ed ha un finale piacevolmente rotondo.

Franciacorta Brut 2008. Chardonnay, pinot nero. Il primo millesimato aziendale, un 30% della cuvée fermenta in legno. Ha un colore brillante, un naso variegato e ricco di note dolci ed invitanti. Ha un sorso fresco e particolarmente sapido.

Franciacorta Rosé 2008. Chardonanay, pinot nero. Un po’ più ricco del precedente 2007 il colore sarà molto apprezzato dagli appassionati dei saignée d’oltralpe. Anche qui una parte dell’assemblaggio ha visto legno per circa sette mesi. E’ un Franciacorta da tutto pasto, da bere magari in calici un po’ più ampi poiché regala un bouquet in continuo divenire.

Franciacorta Pas Operé 2007. Chardonnay, pinot nero. Un vino non sempre amatissimo dai più che conserva però tutta l’essenza del particolare metodo di produzione. Generalmente è anche il vino che matura più lentamente e a lungo degli altri, non a caso riesce a regalare sensazioni e piacere da veri conosseurs. Erbe mediterranee, camomilla, mela e pera confit, ha un sorso profondamente appagante. 

Franciacorta Gran Cuvée Brut 1998. Chardonnay, pinot nero. Vino sorprendente, già dal colore paglierino brillante. Le bollicine sono infinite, sottili ed eleganti. Gran naso, avvolgente, complesso, maturo ed estremamente piacevole. Sa di camomilla, miele, zenzero candito. Il sorso ha gran stoffa, è cremoso, particolarmente avvolgente e vibrante, con un allungo sapido molto importante. 

Franciacorta Extra Brut Vittorio Moretti 2006. Chardonnay e pinot nero. C’è dentro tutto il meglio dei crus di Franciacorta, da quelli di Erbusco a Nigoline, Torbiato e Colombaro. Ci si aspettano grandi cose dal lavoro che negli ultimi dieci anni si sta facendo su questa cuvée. Certo è difficile sperare in annate particolarmente ‘fortunate’ come la duemilaquattro ma forse anche per questo val bene saper cogliere le differenze che passano tra una uscita e l’altra. Il 2006 appare più pronto delle precedenti, snello e asciutto. Finale di bocca sapido ed appagante.

  © L’Arcante – riproduzione riservata

Ancora una chicca dalla Valtellina, anzi, una vera perla: l’Extra Brut di Pignola di Marco Triacca

13 marzo 2014

Non è proprio nell’ordine delle cose pensare alla Valtellina e al contempo ad uno spumante, men che meno ad un Extra Brut Metodo Classico.

La Perla, Metodo Classico Extra Brut Marco Triacca - foto L'Arcante

L’azzardo appare ancor più fuori dal comune se aggiungiamo a questa particolarità l’utilizzo per la spumantizzazione di una delle varietà autoctone più antiche di queste parti, la pignola valtellinese¤. Una varietà rossa rara, di origine piemontese – trapiantata poi in Lombardia e in Valtellina in principal modo -, in questo caso vinificata in bianco ma che, generalmente, quando vinificata in purezza dà vini rossi austeri e terragni molto interessanti ma soprattutto capaci di invecchiare a lungo e strappare consensi dai palati più fini ed attenti.

La Perla, così si chiama lo spumante (e l’azienda) che Marco Triacca¤ ha dedicato alla memoria della madre, viene lasciato maturare circa 20 mesi prima della sboccatura, non dosato, proprio per mantenerne quanto più possibile inalterate le caratteristiche del varietale. È uno spumante fresco e scattante, ha un naso fragrante e dall’impronta olfattiva principalmente floreale, fine, con rimandi a prugna gialla e frutta secca, nocciola e mandorla. Ha una bolla sottile, il sorso è piacevole, vivace, particolarmente sapido. Saranno appena 3000 bottiglie, una chicca, anzi, una  vera perla.

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La Mossa 2010 e Quattro Soli 2009, dalla Valtellina La Perla di Marco Triacca

6 marzo 2014

La Mossa 2010&Quattro Soli 2009 La Perla di Marco Triacca - foto A. Di Costanzo

Marco Triacca¤ è uno dei nomi nuovi della viticoltura lombarda. Ha cominciato nel 2009, da poco quindi, anche se il suo cognome la dice molto lunga sulla storia vitivinicola di questa terra. Questi i suoi due vini: il primo è un Valtellina Superiore di sorprendente beva, con buon frutto e buona tensione gustativa. È agile e scattante, non lunghissimo per la verità ma franco e sapido. È alla seconda annata di produzione, circa 8.000 bottiglie.

Il secondo, il Quattro Soli, è uno Sfurzat. Nebbiolo in purezza proveniente da una delle vigne¤ più belle della Valtellina, raccolto ai primi di ottobre e lasciato in appassimento sui graticci per circa 2/3 mesi. Ha grande stoffa, è giovane, vibrante, dal naso intrigante e dal sorso avvolgente e lungo. Ha polpa e note balsamiche assai invitanti, ha bisogno di tempo ma le velleità del grande vino ci sono tutte. Il 2009 è stato il debutto di Marco Triacca, di queste appena 2.000 bottiglie.

© L’Arcante – riproduzione riservata


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