Archive for the ‘Resto del Mondo’ Category

Oakville, Napa Valley Chardonnay ’12 Far Niente

20 agosto 2014

Stiamo parlando di una delle più importanti aziende americane, tra le prime a piantare vigne in Napa Valley sin dal 1885.

Napa Valley Chardonnay Far Niente 2012 - foto A. Di Costanzo

Un’azienda florida e già conosciutissima ad inizio secolo scorso che a causa del proibizionismo dovette chiudere i battenti e vedere sciupate le vigne di proprietà, poi reimpiantate a fine anni settanta dalla famiglia Nickel che ne detiene attualmente la proprietà.

I vini di Far Niente¤ non sono proprio così a portata di portafogli, il loro Cabernet Sauvignon¤ ad esempio ha un prezzo assai improbabile per il nostro mercato, stiamo parlando di circa 90 euro franco cantina – e per la verità nemmeno mi ha convinto così tanto -, mentre questo Chardonnay¤ pare avere già più chance di appassionare pur collocandosi in una fascia di prezzo comunque abbastanza alta per la media europea, qui siamo sui 40 euro sempre franco cantina.

Ad ogni modo il 2012 mi è parso davvero molto buono, senza alcun dubbio tra i più buoni chardonnay che abbia mai provato proveniente da quelle parti, tra i pochissimi con una spinta tale, un senso di compiuta eleganza e sostanza da rimandare a vini come quelli che nascono ad esempio in Francia.

La cremosità ed il boisè sono appena accennati, il primo naso ha un gran frutto che si arricchisce via via con note piacevolmente dolci. Buccia di mandarino, melone, ma anche ananas, sono chiarissimi, così come un profumato sentore di felce. Il sorso ha una gran progressione, conquista e convince sorso dopo sorso.

Penso alle migliaia di bottiglie sparse nel mondo che in qualche maniera tentano di riportare alla mente terre e vini di Borgogna; alla cieca, in questo caso, non sarebbe poi così da sciocchi avvicinarlo a un ben più quotato bianco di Puligny, per dirne una.

© L’Arcante – riproduzione riservata

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Durbach, Baden Riesling 2011 Alexander Laible

28 settembre 2012

Un bianco sorprendente quello di Alexander Laible, giovanotto poco più che trentenne che da qualche anno sta facendo letteralmente impazzire (almeno lì in Germania) molti degli appassionati del riesling e non solo.

Con molta probabilità Durbach non sarà mai Turkheim, o Kaysersberg, come è quasi certo che il Baden difficilmente potrà mai essere scambiato per l’Alsazia, però una cosa è chiara, dalle vigne di Laible, dal duemilasette, continuano a venire fuori vini di grande riconoscibilità, piacevolezza e compattezza.

Il Trocken 2011 di Alexander Laible è un gran bel riesling, di carattere, ben strutturato, compatto e di delicata acidità. Invitante è il colore, tendente sì al verdolino ma vivace e luminoso. Il primo naso è un manifesto alla freschezza, sbarazzino, aromatico e minerale; immediatamente agrumato, offre quindi un ventaglio olfattivo di gran finezza, di frutta gialla, pesca, albicocca e deliziose dolci note di mela cotogna. Poi si fa ancora più aromatico, di erbe di montagna, ficcanti e balsamiche, poi ancora, pian pianino diviene tostato, quasi fumé. In bocca è un tripudio di contrasti, eppure sottile, fresco, irrequieto quasi, salino. Manca forse di quella profondità che spesso caratterizza certi riesling alsaziani o, restando nel paese, della vicina Rheingau, nonostante i tredici gradi in alcol contribuiscano ad un certo spessore, ma chissà che non sia solo una questione di tempo. Del resto il giovane Alexander è appena salito in rampa di lancio, proprio come i suoi – m e r a v i g l i o s i – vini!

Curiosità: Laible ama segnalare le migliori selezioni tra i suoi vini appuntando in etichetta delle stelle. Si va dai “vini base” con 1 stella alle “prime scelte” indicate invece con 3 stelle (come in questo caso in etichetta).

Marlborough, Sauvignon 2011 Cloudy Bay (!) (!!)

30 giugno 2012

Di una bottiglia vorremmo sapere tutto, del terreno da dove nasce, delle piante, dei chicchi e dell’ambiente dove maturano le uve. Per non parlare di quanto sia indispensabile sapere cosa accade in cantina: inoculi, fermentazioni, macerazioni (anche quelle più spinte, quando ci sono), chimica e assemblaggi, affinamenti e passaggi vari.

E magari che pure l’etichetta sia gradita, meglio se non troppo appariscente, kitsch, però nemmeno troppo desueta. E ci crediamo tanto, talmente tanto che proviamo a starci dietro a tutto questo pur di raccontare le cose come stanno. Ci piace, e come.

In verità però – suvvia, diciamocelo -, capita talvolta che non ce ne può fregar di meno. E quasi sempre a ragione, come in questo caso. Eh sì, perché vale tanto sapere dell’insolita vendemmia in Marzo, della maniacale cura della forma di allevamento e della meticolosa raccolta da vigne vecchie 20 anni, della cantina iper tecnologica e anche dell’idea che molti hanno dei vini di questo pezzo di nuovo mondo – che in parte è anche la mia, cioè vini “costruiti” e certe volte anche molto poco “significativi” da un punto di vista “territoriale”; provate però a mettere nel bicchiere questo sauvignon neozelandese…

New Zealand, Cloudy Bay

Marlborough dove, vi chiederete? Nuova Zelanda, può essere? Beh, il sauvignon di Cloudy Bay è un gran bel bere, piaccia o no ha una timbrica impressionante, una spinta gustativa sferzante e pure avvenente anche per i palati meno allenati.

Ha colore paglierino pallido ma uno spettro olfattivo incredibilmente variopinto, che va dall’impronta balsamica al frutto croccante con la stessa velocità con la quale graffia il palato e scorre via, imprendibile, in bocca. Gratificante. Profuma (come nessun altro vino mai così espressivo) di frutto della passione, di kumquat, burro di nocciole e bergamotto, ma anche di foglia di pomodoro e mentuccia. Il sapore è citrino e sapido, sferzante come detto, coinvolgente e dissetante, insolito e rinfrancante.

Costruito? Oggi mi va bene così, desideravo proprio bere un vino fatto apposta per me, per questo momento di ricercata spensieratezza!

© L’Arcante – riproduzione riservata


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