Archive for the ‘Friuli Venezia Giulia’ Category

Corno di Rosazzo, Collio Orientali del Friuli Verduzzo 2016 I Clivi

1 dicembre 2018

Siamo abituati a intendere il Verduzzo per quelle sue dolci e straordinarie espressioni passite, di sovente ci rappresenta vini finissimi, talvolta ricercatissimi se non rari, nettari che finiscono in piccole bottiglie che conservano dietro certe etichette memorie storiche di tradizioni, persone e territorialità.

Friuli Colli Orientali Verduzzo 2016 I Clivi - foto A. Di Costanzo

Merita altrettanta attenzione questa bottiglia de I Clivi, davvero sorprendente. Un Verduzzo però secco, un bianco dalla forte personalità molto interessante che a tavola, soprattutto con certi abbinamenti potrebbe darla a bere a molti e tenere alla dovuta distanza anche qualche etichetta delle più blasonate.

Siamo in un territorio di confine, a cavallo tra le colline di Udine e Gorizia, nel bel mezzo di quella sottile linea che attraversa e divide i Colli Orientali del Friuli dal Collio (Goriziano). Qui i terreni sono formati sostanzialmente da marne e rocce sedimentarie di origine marina, strati di argilla e frazioni calcaree, qui le radici delle viti vecchie di 60 e 80 anni tendono a scavare strati più profondi di queste marne contribuendo a donare alle uve, quindi ai vini, grande personalità e carattere.

Sono 12 gli ettari lavorati tutti a conduzione biologica certificata, piantati perlopiù a bianco con le varietà storiche di quest’area viticola: Ribolla, (Tocai) Friulano, Malvasia Istriana e, appunto, Verduzzo. Unica eccezione una manciata di filari di Merlot, varietà internazionale ma praticamente qui presente da sempre. Niente legno, tutti i vini vengono lavorati esclusivamente in acciaio prima di finire in bottiglia. Se ne fanno generalmente 50.000 bottiglie l’anno.

Dicevamo di un bianco sorprendente, lo è! Il colore è paglierino luminoso e cristallino, il naso offre subito l’idea precisa di vino che stiamo approcciando: è insolito, ampio e complesso, buccioso e balsamico, con rimandi dolci e sentori di erbette di montagna. Il sorso è invece secco, stimolante, assai fresco e sapido, sensazione minerale che ritroviamo ancor più evidente e avvolgente al secondo calice. Vino molto buono, inusitato e territoriale. Da provare assolutamente.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Annunci

Farra d’Isonzo, Pinot Nero 2006 Bressan. Non è mai troppo tardi ricordare di aver dimenticato

14 agosto 2012

Ne hanno già parlato praticamente tutti, così eccomi in coda per aggiungere la mia su questo bellissimo pinot nero insolito e gustoso come pochi e questa bella “novità” di mercato per noi comuni mortali.

Lo dipingono come un tipo difficile Fulvio Bressan¤ e con molta probabilità non si sbagliano, ma se uno poi fa vini così buoni non è che ci stai troppo a pensare; magari ne parlerai poco con lui, saprai già come approcciarti al suo banchetto alle (poche) fiere dove lo trovi, ma quantomeno ne guadagni attaccandoti alle sue bottiglie.

Ha una bellissima forgia il Pinot Nero 2006, un colore acceso e invitante ed un naso scalpitante e polposo; ci trovi dentro di tutto, dal garofano passito alle amarene nere dolci e succose, dai piccoli mirtilli dalla buccia pruinosa alle note di sottobosco, china e ancora sentori balsamici e note ferrose. Ma è in bocca che diviene travolgente, debordante oserei dire, ha frutta e tutto quanto il resto da vendere. Il sorso è fresco e pungente, il vino avvolge il palato con intensità e voluttà scivolando poi via dalle papille con energia e gusto. Esecuzione impeccabile, non v’è da dire altro!

Conservatelo in fresco prima di servirlo, se ci riuscite cercate di tenerlo costantemente intorno ai 14 gradi, magari anche un po’ meno in questi giorni agostani, vedrete che ne farete il vostro rosso per l’estate!

Prepotto, C.O.F. Tazzelenghe 2007 La Viarte

16 gennaio 2012

Tra le le fortune che mi ritrovo, l’ho sempre detto, vi è senz’altro quella di avere stimate amicizie un po’ in giro ovunque. Il vino poi si sa, è un gran collante, un bene prezioso, così come certi “regali”!

Colgo al volo l’occasione per buttare giù due righe su questo assaggio quantomeno “particolare” e assai degno di nota, a parer mio; il tazzelenghe, per chi non ne sapesse, è un vitigno autoctono friulano, originario per lo più della zona collinare di Buttrio-Cividale in provincia di Udine. Non uno dei più conosciuti evidentemente, ma non per questo, laddove coltivato con coscienza, meno apprezzabile di altri; tra l’altro è notorio come in Friuli, forse più che altrove, si sia avuto in poco più di cinquant’anni una tale grande integrazione dei cosiddetti vitigni internazionali da caratterizzarne profondamente tutta la mappatura ampelografica regionale, e non senza un grande consenso, sia di critica che di appassionati. Tant’è però che dopo un periodo di oblìo piuttosto lungo, che ha caratterizzato un po’ tutta la storia della maggior parte dei vitigni a bacca rossa friulana, il tàce-lenghe, il taglia-lingua per dirla con il dialetto friulano (data l’elevata tannicità) è stato ripreso e coltivato con continuità e con ottimi risultati. E questo di La Viarte pare esserne sicuramente un buonissimo esempio.

Questo C.O.F. Tazzelenghe 2007 è sicuramente un rosso di grande impatto, di quelli senza “mezze misure” si potrebbe dire. Bello il colore rubino concentrato e vivace, come interessante e verticale il naso, subito espressivo e ricco di sentori e sfumature fruttate e balsamiche; dalle imminenti note di lampone e prugna si vira subito su sensazioni olfattive decisamente più “impegnative”, che rimandano all’inchiostro, alla terra bagnata e al sottobosco. L’annata – la ricorderete, una di quelle dichiarate tra le più calde del decennio 2000-2010 -, ne favorisce senz’altro una maggiore complessità olfattiva,  contribuendo anche ad arricchirne sensibilmente lo spessore e la “godibilità” del sorso, mascherando (ma non troppo) quella classica velleità acido-tannica di cui si racconta, senza però sminuirne minimamente l’austerità tipica che lo contraddistingue da altri vini.

Il taglio degustativo però, in definitiva, preso così com’è, non è sicuramente dei più facili, o quantomeno a misura di palati delicati: l’ingresso in bocca è asciutto e austero, non proprio tagliente come promette il nome, ma giù di lì senz’altro; ha gran carattere e un sapore succoso, affatto legnoso, chiaramente tutto da domare, di nerbo e con un tessuto tannico importante, di forte personalità. Ecco, è certamente uno di quei vini che o ami o odi, però a tavola, su certe pietanze (brasati, paste sugose, zuppe grasse) si lascia apprezzare divinamente.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: