Archive for the ‘PERSONE’ Category

Il vino del mese, Falanghina dei Campi Flegrei

19 settembre 2019

© L’Arcante – riproduzione riservata

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Caro Peppe Mancini ti scrivo

1 settembre 2018

Quanto manca un nuovo Peppe Mancini¤ al panorama enoico campano? Tanto, tantissimo! Persona di grande pragmatismo Peppe, mai una parola fuori posto, eppure non ha mai smesso di coltivare con grande passione ogni sua intuizione, come quella di aver portato gli occhi del mondo su un territorio perlopiù sconosciuto ai più come quello Caiatino.


Uno che alla fine degli anni ’80, da Avvocato e Principe del Foro rimette tutto in discussione e fa della sua casa di campagna a Castel Campagnano, che raggiunge perlopiù nel fine settimana, fucina di un grande progetto di rivalutazione territoriale che ha segnato la storia vitivinicola del nostro tempo.

Sono gli anni dei piccoli passi, del piccolo ‘’giardino di casa’’ piantato a uva e le prime vinificazioni con l’aiuto dei contadini della zona; poi, pian piano, quel ‘’giardino di casa’’ diviene un piccolo vigneto di circa 2 ettari, allevato con il sistema tradizionale della pergola casertana dove ‘’rinascono’’ il casavecchia¤ e la pallarella nera¤ e bianca¤; in realtà sono queste uve che nemmeno risultano negli albi ufficiali poiché spesso confuse con altre varietà autoctone campane già esistenti come, ad esempio, la coda di volpe nera e bianca. Si sta scrivendo la storia ma nessuno ancora lo sa.

Nel 1991 la prima vendemmia degna di questo nome, tutto in damigiane da 54 litri che vanno letteralmente a ruba, nel senso proprio del termine. Che disastro! Lui, Peppe, non si dà pace, anzi, si è convinto definitivamente di stare seguendo la via giusta, così nel 1992, durante una cena dove conosce Angelo Pizzi, allora alla Cantina del Taburno, uno dei più apprezzati enologi in circolazione, gli chiede una mano, dei consigli, suggerimenti per aggiustare il tiro. La Campania del vino da qui a poco dovrà imparare altri nomi da ricordare oltre l’Aglianico, il Fiano, la Falanghina e il Greco di Tufo: Casavecchia e Pallagrello nero e bianco!

Qualche anno più tardi l’incontro con il prof. Luigi Moio¤, siamo nel 1998, siamo già in rampa di lancio e la strada verso il successo è tracciata grazie anche all’incontro, da lì a poco, con la giornalista Manuela Piancastelli, tra le prime specializzate a caccia delle novità enogastronomiche campane e spesso riferimento in regione del buon Gino Veronelli che non lascerà mai più questi luoghi e Peppe Mancini.

Ecco, caro Peppe Mancini ti scrivo: la Campania del vino ha bisogno di tornare a sognare!

L’Arcante – riproduzione riservata ©

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Agnanum, il “vin de garage” di Napoli

25 settembre 2016

Con il termine “garage wine”, “vin de garage”, si identificano generalmente micro produzioni. Sono bottiglie prodotte in un numero talmente esiguo che ci starebbero, per l’appunto, in un garage. Talvolta sono vini cult, per questo introvabili e prodotti perlopiù solo nelle migliori annate.

Agnanum-Raffaele-Moccia-foto-larcante

Gli echi del movimento “garagiste” negli ultimi dieci anni si sono di molto ridimensionati eppure Raffaele Moccia lo potremmo tranquillamente continuare a ben definire tale, cioè uno che fa “vin de garage”, vini prodotti in quantità tiratissime perciò considerati rari e preziosi.

Certo non oggetto di culto – o almeno non ancora –  se non per l’impagabile contributo al valore del bere bene. Scoprire dove nasce il suo vino, con quanta enorme fatica coltiva la sua terra, gestisce il vigneto, vinifica e segue con cura maniacale ogni singolo gesto è pura emozione.

Eppure non ci sta a passare per idolo, un feticcio da sbandierare – immagine iconica tanto cara a certi soloni -, Raffaele è uomo di campagna, ha scarpe grosse e pensiero fino, sa cosa vuole la sua terra: buon lavoratore, buon seme, buon tempo, poco si preoccupa di altro. Un sentimento se vogliamo semplice ma capace di farci ritornare tutti con i piedi ben piantati per terra regalandoci tra mille difficoltà vini di grande autenticità.

Agnanum-il-vigneto-nuovo-di-raffaele-moccia-foto-larcante

Non che un premio lo faccia trasalire quindi, men che meno montare la testa, tutt’altro. Agnanum ne vanta già tantissimi di riconoscimenti, pur tuttavia il TreBicchieri® appena ricevuto per il suo Pèr ‘e Palummo 2015 è un premio molto importante per lui e per tutto il territorio flegreo, per la prima volta premiato con il massimo riconoscimento da una delle più importanti Guide ai Vini d’Italia per il suo vitigno più rappresentativo. In precedenza era successo solo ai Di Meo di La Sibilla¤ ma con il loro Cruna DeLago¤ Falanghina.  

Piedirosso Campi Flegrei Agnanum 2014 - foto L'Arcante

Altro gran capolavoro tirato fuori nel 2015 è il Vigna del Pino, il cru di Falanghina prodotto in appena mille bottiglie, senza tema di smentita il miglior bianco mai prodotto da queste parti negli ultimi anni. Non è semplicemente buono a bersi, in perfetta armonia ed equilibrio nonostante la giovane sfrontatezza, è didattico e rappresentativo, celebrazione di un varietale presente in molti territori in Campania e al sud che qui nei Campi Flegrei, in certi scorci metropolitani, tende ad acquisire complessità, ampiezza e profondità impressionanti e senza sovrastrutture talvolta dettate più dal manico che dallo spessore dell’annata. E’ un vino di 12 gradi e mezzo ricco di frutto, freschezza, abbondanza di sensazioni.

Agnanum-falanghina-campi-flegrei-2015-Raffaele-Moccia - foto L'Arcante

Il vino si sa è un progetto di lunga proiezione, non a caso Raffaele ha da poco ripreso alcuni terrazzamenti lungo tutto il costone che cinge l’Oasi del Parco degli Astroni di proprietà di alcuni parenti strappandoli così all’abbandono. Qui, dove tra un paio d’anni si riprenderà a raccogliere Piedirosso e Falanghina, sono stati rinvenuti, tra gli altri, alcuni ceppi centenari di diverse varietà misconosciute su cui presto partiranno progetti di ricerca e micro vinificazioni adhoc per trarne insegnamenti e prospettive. Tanto vale l’uomo, tanto vale la sua terra. Aspettiamoci quindi grandi cose, magari qualche buona bottiglia in più. 

Campi Flegrei Per ‘e palummo Agnanum 2014¤.

L’uva e il vino di Raffaele Moccia¤.

Falanghina Vigna del Pino 2006 Raffaele Moccia¤.

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Auguri Papà

19 marzo 2016

Procolo Di Costanzo, anni '80 - foto Archivio di famiglia

Papà ha quasi 86 anni, li compie a luglio prossimo, il giorno 2. Da un anno e mezzo è lì, costretto a letto, questioni di reni e vecchiaia. Soffre, ed è chiaro a tutti che lo subisce maledettamente perché non è concepibile per uno come lui stare lì a fare niente. E noi con lui. Senza troppi di giri di parole, papà sta male e così è, niente e nessuno potrà cambiare le cose.

Per 50 anni, da che ne aveva 8 sino a quando ha potuto ha vissuto là in mezzo al mare, per il mare, grazie al mare. La sua storia l’ha raccontata più volte l’amica Gemma Russo, qua¤ e qua¤: una storia incredibile, surreale ma vera, anzi, autentica, come molte che sfuggono ai più ma sono parte della storia di questo nostro amato-odiato-amato paese, di questa terra flegrea che vaneggia manie di grandezza e dimentica, sì dimentica!, le piccole cose che l’hanno fatta nascere, sopravvivere, resistere: la sua gente!

Papà non vanta onorificenze appese alle pareti, non è Cavaliere, non è Commendatore, non è nulla di tutto questo; è solo un vecchio pescatore ammaccato, di quelli veri e buoni, che sfidava il mare con il dovuto rispetto, come molti vecchi e buoni operai metalmeccanici, edili, contadini e artigiani hanno sfidato la quotidianità e contribuito a fare dell’Italia – magari non questa -, un grande paese. Quel grande paese che ha sempre soldi da sperperare in mediocri teatrini e mai niente di più per loro, i nostri grandi vecchi.

Auguri papà, auguri dal profondo del mio cuore. Nonostante tutto!

 © L’Arcante – riproduzione riservata


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