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La Francia possibile, Chénas e Moulin à Vent, ecco come Philippe Pacalet ti legge Beaujolais!

23 maggio 2019

Philippe Pacalet è uno dei più apprezzati produttori di Borgogna, si muove con destrezza tra Pommard, Gevrey-Chambertin, Meursault, Chambolle-Musigny, Puligny-Montrachet, Vosne-Romanée, Nuits-Saint-Georges dove si è scelto con cura alcune piccole particelle dove mettere le mani, talvolta accontentandosi addirittura di pochi filari. Da queste ci fa almeno 25 vini diversi, starci dietro può essere davvero un’impresa, anche se molto piacevole.

Con questi presupposti i suoi sono generalmente piccoli capolavori di finezza ed equilibrio, ne abbiamo le prove e ci torneremo su a breve. Questi invece sono due vini certamente poco conosciuti qui in Italia, se non delle vere e proprie rarità, comunque da considerarsi due splendidi rossi provenienti dalle Aoc Chénas e Moulin-à-Vent, due dei 10 Crus del Beaujolais ai quali Pacalet, a suo modo, ha voluto dare degna interpretazione. Chénas è la più piccola tra le denominazioni di questo pezzo di Borgogna con i suoi 227 ettari, appellation per la verità un po’ disattesa perché i vini qui prodotti possono essere generalmente rivendicati anche sotto la più nota – e redditizia, ndr – Aoc Moulin-à-Vent.

Qui la terra è di origine granitica e i terreni sono perlopiù caratterizzati da argille e sabbie. Il vino è prodotto al 100% con uve Pinot Nero, ha un bellissimo colore rubino intenso, il naso è piacevolissimo, intriso di note floreali e frutti rossi  e neri, ciliegia, uva spina, mirtilli, more. Il sorso è gradevolissimo, sottile e di grande equilibrio gustativo, in particolare quando servito intorno ai 14°, fresco rivela pienamente tutto il suo fascino evocativo. Lo Chénas duemiladiciassette di Philippe Pacalet è una piacevolissima sorpresa!

Un passo avanti, per struttura e complessità è il Moulin-à-Vent pari annata prodotto però con 100% da uve Gamay. L’Aoc qui copre poco più di 640 ettari, anche da queste parti i terreni sono costituiti perlopiù da suolo granitico ricoperto da sabbie di origine alluvionali, sono quindi terreni magri e ben drenanti. L’Aoc prevede inoltre la distinzione di 15 particelle, i cosiddetti lieux-dits che possono talvolta essere riportate in etichetta: Les Carquelins, Les Rouchaux, Champ de cour, En Morperay, Les Burdelines, La Roche, La Delatte, Les Bois maréchaux, La Pierre, Les Joies, Rochegrès, La Rochelle, Champagne, Les Caves, Les Vérillats.

Anche in questo caso ci ritroviamo nel bicchiere un bel rosso dal colore rubino luminosissimo, con sfumature violacee, dal naso molto intenso e ampio, si coglie anzitutto violetta, con ancora i frutti rossi e neri maturi a prevalere: ciliegia, ribes a cui si aggiungono sentori speziati e balsami. In bocca ha chiaramente una marcia in più, ha struttura invitante e un po’ più carnosa, eppure di grande bevibilità, avvolge il palato con tanto frutto e una trama tannica sottile, ben tesa e fine, il sorso è vellutato e gaudente. Imperdibile! 

Leggi anche Corton-Charlemagne 2010 di Philippe Pacalet Qui.

Philippe Pacalet¤ è distribuito in Italia da Balan.

© L’Arcante – riproduzione riservata

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