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La sobrietà travolgente del Montepulciano d’Abruzzo 2017 di Emidio Pepe

15 giugno 2020

Il Montepulciano d’Abruzzo rimane una delle varietà rosse più versatili dello straordinario patrimonio ampelografico italiano, protagonista assoluto in alcuni territori in particolar modo, senza dubbio tra le più bistrattate in alcuni altri.

Certo non qui a Torano Nuovo, nelle mani di Emidio Pepe che ci regala ancora una volta una grande bevuta con questo suo duemiladiciassette, forse non tra le migliori bottiglie di sempre uscite dalla storica cantina abruzzese ma senz’altro un rosso di assoluto valore emozionale.

Annata assai difficile da queste parti, dove non sono mancati disastri qua e là in regione, non qui, dove si fa un grande lavoro in vigna prima che in cantina, riuscendo a tirare fuori, evidentemente, ancora un Montepulciano d’Abruzzo di spessore e larghezza, già per sua natura proiettato a lunga vita. Un territorio unico questo, dove la natura incontaminata gode di un microclima particolare, con la terra argillosa e calcarea che si avvantaggia dell’influenza del mare e delle fredde correnti del vicino Gran Sasso; il resto lo fanno le vecchie vigne coltivate in larga parte ancora a pergola, in regime biologico e biodinamico, i primi 50 anni di vendemmie alle spalle, la manualità e la sapienza dell’uomo, unite al rispetto dei tempi lunghi.

Il colore è splendido, di quel rubino con appena degli accenni granato sull’unghia del vino nel bicchiere. Il naso chiede e merita un po’ di tempo, non tradisce una certa matrice fruttata e speziata, intrisa di un sottofondo balsamico dolce e sottile, ma è il frutto al centro del disegno olfattivo: franco, polposo il giusto, saporito. Il sorso è quasi prepotente, come solo un grande vino sa regalare, è generoso, con stoffa e misurata sostanza, la giusta tensione gustativa e quella avvolgenza gustosa che ti invita a riportare subito il bicchiere alle labbra, a ripetere quel gesto di sottile seduzione, necessario e piacevolissimo da condurre con certe bottiglie prive di sovrastrutture inutili e pregne di una sobrietà quasi travolgente.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Il Montepulciano d’Abruzzo 2000 di Emidio Pepe

26 gennaio 2015

Il montepulciano d’Abruzzo¤ è senza ombra di dubbio una delle varietà rosse più versatili del patrimonio ampelografico italiano, forse anche per questo tra le più bistrattate di sempre.

Montepulciano d'Abruzzo 2000 Emidio Pepe - foto A- Di Costanzo

Certo non qui a Torano: che grande bevuta che mi ha regalato questa bottiglia, condivisa con l’amico Davide Rampello¤, forse tra le migliori di sempre a tema montepulciano. Annata calda quella del 2000 da queste parti, di quelle preferite dal buon Emidio, quando la piena maturazione delle uve dà spessore e larghezza al vino già per sua natura proiettato a lunga vita.

Il colore è splendido, chiaramente granato ma vivo. Il naso è austero, chiede e merita tempo, gira inizialmente intorno a note salmastre e terra bagnata, appena un accenno di spezie, in sottofondo frutta macerata. Il sorso è subito pieno, prepotente quasi, dalla trama asciutta e calda, avvolgente e risoluta; riportare il bicchiere alle labbra è un gioco di sottile seduzione necessario e piacevolissimo.

Un grande rosso questo di Emidio Pepe¤, lontano dalle discussioni, dalle chiacchiere infinite su ‘biodinamico sì, biodinamico no, biodinamico forse’, un vino dal carattere raro e compiuto che raccoglie una lunga tradizione e la consegna nelle mani delle future generazioni. Una bottiglia con un grande messaggio per il futuro: autenticità.

© L’Arcante – riproduzione riservata


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