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Giro di vite a Montalcino, due ore a Cerbaiona

25 febbraio 2011

Quando sull’uscio di Case Basse salutiamo Gianfranco Soldera il sole è già calato all’orizzonte, lui – quasi se lo fosse conservato come ultimo dire – ci invita a buttare un occhio al polso e l’altro lì, all’orizzonte, poi sorridendo di gusto ci fa: “andate a dirglielo voi… che io ho smesso più o meno una dozzina d’anni fa: quale altra vigna a Montalcino gode di luce quanto la mia?”.

Con chi ce l’avesse non l’abbiamo mica capito, ma è certo che un personaggio come Gianfranco Soldera e vini come il suo Brunello ti entrano dentro così prepotentemente che se non hai spalle belle larghe e sani principi rischi di perderti, e con te tutto quello che pensavi di sapere, conquistato sul campo al netto di tutte le fandonie che ti hanno raccontato e che ti sei fatto scivolare addosso, pur passate per buone da qualcun altro di cui ti fidavi o magari sul quale contavi. Una vita da sommelier insomma, mica altro!

Mentre mi accingo a pescare il telefono finito da qualche parte nel camper, chiedo a Nando e Dino se non sia disdicevole chiamare a quest’ora – sono da poco passate le cinque del pomeriggio – per una visita in azienda; ma quando, non ricordo nemmeno chi dei due, si ricorda di rispondermi, farfugliando qualcosa, ho già avvisato il sig. Molinari del nostro arrivo lì a Cerbaiona, più o meno in una decina di minuti. Di Diego Molinari non si può dire certo che sia, tra i produttori di Montalcino, il più disponibile; a detta di molti è invero tutt’altro che accomodante; dicono che è più facile scovare una bottiglia delle sue nel New Mexico piuttosto che ti apra le porte della sua cantina.

Chissà, sarà stata la serata giusta, che gli girava bene, forse la gran vena della splendida moglie Nora, tant’è che il maestro (tal è per molti) o altrimenti detto, il comandante – per i suoi trascorsi di pilota d’aereo di linea – quella sera non solo ci ha aperto le porte di casa sua e della splendida suggestiva cantina, ma ci ha intrattenuto a lungo regalandoci momenti di vita vissuta incredibili, dalle prime faticate vendemmie alle “prime folli uscite di testa”- come le chiama lui – di guide e “contractors”; nel mezzo la passione più che l’amicizia dello stimato Cernilli per il Brunello Cerbaiona“ci ha sempre seguito e spronato a fare meglio” – e l’insaziabile ma sempre turbolento mercato americano; “perchè nella convinzione di accontentare tutti va sempre a finire che scontenti qualcuno, così noi non ci siamo mai fatti strane idee, abbiamo sempre tirato dritto, anche quando – durante i giorni dello scandalo, ndr – qualche sprovveduto è andato in giro a dire che avevamo venduto Cerbaiona a chissà chi; ma tu guarda cosa s’inventano pur di cavalcare l’onda!”.

Nei giorni precedenti per la verità gli avevo a lungo chiesto di accoglierci nella sua graziosa cantina, e girando per il paese, conoscendolo, in molti ci davano per spacciati: “E’ un tipo particolare il Molinari, riottoso, poco socievole, provateci pure ma non credo che vi offrirà più d’un saluto telefonico”. E come spesso accade, è stata proprio questa particolare chiusura che ci ha ispirati di più, un po’ come la ricerca di quel forziere dimenticato chissà dove di cui tutti ne parlano e ne vanno alla ricerca ma nessuno sa veramente cosa c’è dentro. E della Cerbaiona, l’azienda di Molinari, se ne parla e come da sempre, sin dalla sua fondazione, alla fine degli anni settanta; il suo Brunello è indiscutibilmente tra i più acclamati ed apprezzati del comprensorio, la stoffa dei suoi vini, forse la più pregiata di questo versante montalcinese, in certe annate quasi inarrivabile, per questo irripetibile.

Dicevo della splendida moglie Nora, donna dinamica e risoluta come poche altre incontrate sino ad ora, è lei, oggi, il vero motore della piccola azienda agricola; basta osservare con quale cordiale osservanza ruba lentamente la scena al marito – giunto frattanto alla decima sigaretta, e siamo qui da poco meno di un ora – sino a coinvolgerci rapiti: intuitiva, solare, affabile, anche quando ha dovuto giustificare al marito che avevamo ritrovato in cantina una bottiglia di Brunello 2004, che lui – precedentemente al suo arrivo nella stanza – ci aveva categoricamente escluso che potesse ancora avere. Assaggiamo con loro, il Rosso 2007, davvero sorprendente, e, in anteprima, il Brunello Cerbaiona 2006, da sgranare gli occhi e… praticamente da masticare a lungo; Ci sottopone poi all’assaggio, senza in verità crederci più di tanto – che sagoma! -, anche il Cerbaiona rosso igt: “beh, c’è stato un momento che m’hanno rotto le balle, loro e ste’uve internazionali, gliel’ho fatto, et voilà; oggi però non lo vuole più nessuno, va in malora!”.

Qui il passaggio a Podere Sanlorenzo di Luciano Ciolfi;

Qui la passeggiata tra le vigne de Il Paradiso di Manfredi;

Qui la visita da Gianfranco Soldera a Case Basse;

Qui la visita a Pian dell’Orino di Caroline Pobitzer e Jan Hendrik Erbach;

Qui la deliziosa mattinata in compagnia di Franco Biondi Santi e la visita a Casanova di Neri;


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