Posts Tagged ‘il frappato’

Comfort Wines, Il Frappato 2017 di Arianna Occhipinti

11 marzo 2020

Si ritorna sempre ben volentieri su certe bottiglie, vale la pena farlo quando etichette come questa di Arianna Occhipinti, dimostrano progressivamente crescita e slancio, offrendo ogni volta, ad ogni nuovo millesimo, delle belle rappresentazioni varietali e territoriali.

Come per i ”Comfort Foods” ovvero quei cibi a cui ricorriamo talvolta per soddisfare un bisogno emotivo alla ricerca di sapori consolatori, stimolanti e spesso nostalgici, così vi sono i ”Comfort Wines”, vale a dire bottiglie sicure, di solito appaganti, vini che continuano ad essere tra i più venduti sul mercato e consumati in Osterie, Wine Bar, Ristoranti e ultimamente finanche in Pizzerie, con grande successo soprattutto al calice.

Il Frappato di Arianna Occhipinti entra così, in maniera prepotente, tra i nostri Comfort Wines. E’ un vino subito invitante quello della giovane e talentuosa vignaiola siciliana, sin dal bel colore rubino granato, luminoso e bello a vedersi; stuzzicante l’olfatto, intriso di tante piccole deliziose note e sfumature che vanno rincorrendosi chiare e coinvolgenti.

E’ un carnet lieve, floreale, fruttato e terragno, ci riconosci subito sentori di rosa e violetta, ”cerase” e prugna, ma ciò che convince maggiormente di questo vino è la sua capacità di farti ritornare, sorso dopo sorso, nuovamente al bicchiere per coglierne ancora i profumi che nel frattempo virano, risaltano, spaziano in lungo e in largo nel calice. Appena tannico, sui 12,5% in volume alcolico, ha sapore coinvolgente e appagante, punta dritto al cuore e alla pancia.

E’ insomma uno di quei vini che ci piace inserire dentro ”la lista del cuore”, dove ci vanno a finire piccole e grandi bottiglie che rappresentano un vero e proprio elogio della bevibilità¤, che non smettono di raccontarsi consegnandoci ogni volta qualcosa di nuovo, imperdibile, irripetibile.

Leggi anche Vittoria, il Frappato 2010 di Arianna Occhipinti Qui.

Leggi anche Vittoria, il Cerasuolo Grotte Alte 2006 di Arianna Occhipinti Qui.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Vittoria, Il Frappato 2010 di Arianna Occhipinti

21 gennaio 2013

Ritorno sempre volentieri su certe bottiglie, così come vale la pena fare quando delle etichette continuano un progressivo slancio in avanti offrendo ogni volta, ad ogni nuovo millesimo nuove e stimolanti indicazioni sul varietale ma soprattutto sulla crescita della qualità del lavoro messo in campo da tutta un’azienda.

Sicilia Il Frappato 2010 Arianna Occhipinti - foto L'Arcante

Non v’è dubbio che il frappato sia da sempre un vitigno assai nelle mie corde. Dona di sovente vini estremamente riconoscibili, freschi e quando lavorati nella giusta dimensione – senza sovrastrutture inutili -, dotati di una identità molto precisa, un’impronta territoriale davvero inconfondibile. Tra l’altro di grande duttilità a tavola riuscendo, talvolta a mani basse, in quello che molti azzardano come un matrimonio infelice, coniugare cioè abbinamenti di pesce ai vini rossi. 

Di Occhipinti rimane ancora insuperato il vivo richiamo allo splendido Grotte Alte ‘06¤, il suo Cerasuolo di Vittoria – parte frappato e parte nero d’Avola – che tanto mi è piaciuto ad ogni riassaggio durante tutto l’anno scorso. Ma il salto di qualità Arianna sembra averlo fatto definitivamente su tutta la sua linea produttiva; sono infatti ormai lontanissimi quei suoi vini degli esordi, sicuramente sinceri, veri anche, ma sempre un po’ troppo imprecisi per coglierne a pieno la bontà. Senza dubbio un cambio di marcia riuscitissimo, e questo vino, Il Frappato 2010, ne dà piena testimonianza. Un vino che qualcuno potrebbe far suonare come uno squillo d’avanguardia ma che io mi permetto di sottolineare come un piccolo gioiello di modernità. 

E’ subito molto invitante, sin dal bel colore rubino granato. Stuzzicante l’olfatto, curioso e sovrapposto, non appena ci metti il naso dentro ti si apre un mondo: certo è floreale, riconosci subito quei sentori di rosa e violetta, come pura didattica appaiono la ciliegia e la prugna, ma ciò che colpisce di questo vino è la sua capacità di farti ritornare, sorso dopo sorso, a dare attenzione ai profumi che nel frattempo virano, risaltano, spaziano in lungo e in largo ad ogni approccio.

Succede così di sentirlo un po’ incipriato, poi belloccio e facile ma anche che pizzica di noce moscata e chiodi di garofano, un continuo rimando a qualcosa di nuovo puntualmente rinfrescato da copiosi sorsi dal timbro gustativo appena tannico, molto poco alcolico, dritto e circoscritto ad una sana godibilità.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: