Posts Tagged ‘masseria falvo 1727’

Saracena, Milirosu 2011 Masseria Falvo 1727

13 febbraio 2013

Moscato di Saracena 2011 Milirosu Masseria Falvo - foto A. Di Costanzo

Che poi l’acidità¤, strano forse a dirsi, diviene pilastro per certi vini come questo Moscato di Saracena¤: dal sapore dolce, leggiadro, mellifluo, che sa di zagara ed agrumi glacé. Il sorso è delizioso, accattivante ma quieto; chiude morbido rinfrancando il palato di giusta freschezza, salace quasi, smarcando abilmente inutili stucchevolezze. Una conferma, ancora uno scatto in avanti. Da fine pasto, o da meditazione, magari però sulle chiacchiere¤.

Annunci

Saracena, Pircoca bianco ’10 Masseria Falvo 1727

1 gennaio 2012

Ci sono sempre piacevoli sorprese qui al sud, così quando meno te l’aspetti ecco un bel bianco calabrese a farti sgranare gli occhi e pensare che sì, non è mai troppo tardi per rinascere.

Cominciamo così il racconto di questo nuovo anno insieme con un bell’esempio di rilancio rurale, Masseria Falvo 1727, recuperata dall’abbandono e rimessa a nuovo con caparbietà dai fratelli Piergiorgio, Ermanno e Rosario Falvo dell’omonimo storico gruppo imprenditoriale calabrese, convinti che si potesse rinverdire una parte dell’antica tradizione di famiglia e recuperare con essa un suggestivo pezzo di viticoltura calabrese lì nel cuore del Parco del Pollino, nei dintorni di Saracena, nel cosentino: 26 ettari di vigneto coltivati in regime biologico su terreni tendenzialmente argillosi, a tratti di natura calcarea, alternati a terre rosse e coriacee. L’idea è stata sin da subito di puntare sui vitigni autoctoni calabresi, senza però tralasciare quelle valide opportunità offerte da alcuni varietali bianchi capaci di esprimere buoni vini anche da queste parti, avvalendosi tra l’altro delle sapienti mani di Vincenzo Mercurio in cantina. Così con il magliocco, qui detto lacrima del Pollino, il gaglioppo e il greco nero, oltre alla guarnaccia bianca e il moscatello di Saracena si è pensato di mettere giù qualche filare per esempio di traminer.

Pircoca è il nome di questo bel bianco duemiladieci  prodotto appunto con guarnaccia e un saldo di traminer, un uvaggio calabro-altoatesino che a molti può risultare un azzardo alquanto inusuale, e in verità lo è, ma che senz’altro ha colto nel segno: un esordio più che convincente per un vino invitante con un fragrante e avvincente corollario di profumi, vinosi, floreali e fruttati molto coinvolgenti; il naso è fulgido di note di gelsomino, agrumi, pesca e pera, con un timbro minerale decisamente persuasivo. In bocca è asciutto, il sorso stilla gradevolissimi rimandi fruttati, e infonde freschezza e gradevole sapidità. Decisamente a lungo.

Per quel che riguarda la guarnaccia bianca prometto di ritornarci a breve, il Donna Filomena, il loro cru, mi ha ancor più colpito tanto da convincermi in una più ampia e meditata attenzione; in merito al traminer invece, non lasciatevi spiazzare dalla consuetudine perché anche a queste latitudini, in particolar modo su questi terreni, pare esprimere risultati davvero eccellenti; soprattutto quando lavorato di fino e impiegato come varietale migliorativo. Non a caso anche in Basilicata (leggi qui) sta facendo registrare risultati assai interessanti. Frattanto godetevi questo primo delizioso consiglio per gli acquisti: un bianco insolito e gradito, dove un sorso chiama l’altro e i dodici gradi e mezzo sono calibratissimi; va via d’un soffio come aperitivo, mentre in tavola non fa nemmeno in tempo ad arrivarci. Potete fidarvi.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: