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Aglianico del Vulture Teodosio ’02 Basilisco. O di quando piove e il vino, con l’acqua, non si fa…

6 luglio 2013

Quante volte ve l’hanno detto che l’annata 2002 è stata piovosa e che i vini di quell’anno non sono un granché?. Quante volte l’avete sentito dire o letto in giro? Come pure che, nel 2003, al contrario, l’annata molto calda, caldissima ha dato vini tutti cotti dal sole buoni solo da spalmare sulle fette a colazione?

Aglianico del Vulture Teodosio 2002 Basilisco

Ecco, come si dice: l’Italia è un paese di Santi, Navigatori e… grandi degustatori! Eppure il vino, certi vini come questo, sono capaci di metterci a nudo come più di una predica alla domenica in chiesa e a volte più di un temporale in piena estate.

Nulla da dire sulla piovosità del 2002, proprio io quell’anno compravo per la prima volta una Nuova Vespa che ho poi subito rivenduto ai primi di settembre: tanta acqua non l’ho mai più presa in vita mia. Però qua la differenza sta tutta nell’uva e in quella terra straordinaria che è il Vulture. Nemmeno tanto nel manico del produttore, a quel tempo Michele Cutolo aveva appena cominciato e stava pieno di impicci da sistemare. Credo tra l’altro non avesse ancora nemmeno la cantina là a Barile.

Ma che vino il Teodosio 2002! Vivo, polposo, disteso. Il colore è perfetto, sul rubino appena sfumato. Il naso è dapprima tabaccoso, poi viene fuori tutta la freschezza dell’aglianico, la dolcezza della ciliegia, il balsamico della liquirizia, l’erbaceo secco e piacevolmente pungente. Il sorso è netto, spogliato del tutto del tannino ma ben dritto, caldo e avvolgente, succoso e lungo, fine, piacevolissimo. E’ nato proprio quell’anno al posto del primo vino di Basilisco, non prodotto. Una bella e profonda esperienza.


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