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Barile, del ritorno nella Vigna di Mezzo e dell’Aglianico del Vulture Basilisco 2005

4 giugno 2016

Torno a Barile sempre con grande entusiasmo, la Basilicata, il Vulture appaiono come sospesi nel tempo, luoghi dove il tempo va un po’ meno del solito, in certi momenti avanzando lentamente.

Barile, Basilisco Vigna di Mezzo - foto L'Arcante

Tutto cominciò allora, eravamo a fine anni ’90, a Barile¤ ci arrivai per conoscere Michele Cutolo, poi ci tornai per la Locanda del Palazzo¤, i primi vini di Macarico, per questi luoghi da pazzi. Erano anni in cui ci sorbivamo fiumi di nero d’Avola¤, nel mezzo dell’onda lunga dei grandi classici toscani dal blasone intoccabile e l’onda un po’ più cortina a dire il vero del Morellino di Scansano. Insomma, eravamo convinti del nostro futuro, ce l’avevamo tra le mani, lanciatissimi sulla strada del successo, masticavamo Gambero Rosso e sognavamo un tavolo da Nadia Santini a Canneto sull’Oglio. Eppure il cuore era altrove, a sud.

Basilisco è stata una bella scoperta, la porta aperta sul Vulture, un luogo nel quale ti piacerebbe starci ma con forti dubbi di rimanerci. Oppure te lo porti dietro più o meno per sempre con la speranza di poterci tornare appena puoi.

Barile, Viviana Malafarina - foto L'Arcante

Viviana Malafarina avrà pensato più o meno la stessa cosa. O forse no. Tuttavia c’è tanto di suo in Basilisco oggi, Feudi di San Gregorio ne ha fatto pietra preziosa ma non sta certo a me ribadirlo, sono di parte, però è sotto gli occhi tutti ed è bello poterne godere.

E’ lei, Viviana, a prendersi cura e a portarlo in giro con sano orgoglio questo gioiello, e non solo per fiere, degustazioni e quanto serve a farsi riconoscere. Lo fa in ogni momento delle sue giornate, in quelle spese in vigna e in quelle passate in cantina: se riesci a stargli dietro, se ci riesci, te ne accorgi pure quando a Barile – lei genovese – gira tra i Barigliott* parlandoci tranquillamente in Arbëreshë¤. Un mito!

Basilisco, la cantina storica - foto L'Arcante

Basilisco¤ ha oggi 25 ettari interamente a conduzione biologica, una cantina suggestiva che vale la pena visitare e tante idee che si faranno col tempo nuove grandi bottiglie. Questo 2005 ha una matrice davvero straordinaria, non sorprende che è nel pieno della sua vitalità, è godibile e irreprensibile. Il colore è appena sfiorato da un cenno di granato sull’unghia, il naso è portentoso di frutto, di sottobosco, sensazioni minerali. Il sorso è preciso, ha sostanza e progressione, avvolgente e sapido. Certo lei non c’era, Viviana, nel 2005, ma qualcosa di ”scritto” nel vino forse…

* termine dialettale che indica persone (e cose) di Barile.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Aglianico del Vulture Synthesi 2009 Paternoster

18 dicembre 2013

I primi ricordi vanno a dodici/tredici anni fa, alle prime scorribande là a Barile alla scoperta di un piccolo nuovo produttore, Michele Cutolo¤ (Basilisco) e il desiderio di camminarci assieme le vigne di questa straordinaria terra.

Aglianico del Vulture Synthesi 2009 Paternoster - foto L'Arcante

Memorabile fu poi un pranzo alla Locanda del Palazzo¤, il luogo dei sogni, il ritorno a casa di Lucia e Rino Botte dove ci siamo tornati molto volentieri più volte negli anni a seguire. La scusa era sempre la stessa, stare là davanti a quello spettacolo naturale della Via delle Cantine¤ e andar per vigne con gente vera, autentica come i loro vini nerboruti, schietti, saporiti. Bellissimo!

Dai Paternoster ci siamo stati più volte, alla cantina storica proprio nel cuore del centro città e quella nuova, imponente, moderna di Podere Villa Rotondo in Contrada Valle del Titolo. Una famiglia che ha contribuito tantissimo alla crescita della denominazione grazie a capolavori come il Don Anselmo ma anche e soprattutto con vini come questo Synthesi 2009 capace di conquistare già al primo sorso.

Rosso dal bel colore rubino vivo, salta subito al naso tutta la matrice vulcanica, poi il frutto, poi ancora rimandi balsamici e terragni. Il sorso è delizioso, l’ingresso è asciutto ma non incalzante, pieno di buona materia ma non pomposo, anzi, ha una bella anima sottile e sapida. Un vero campione!

Aglianico del Vulture Teodosio ’02 Basilisco. O di quando piove e il vino, con l’acqua, non si fa…

6 luglio 2013

Quante volte ve l’hanno detto che l’annata 2002 è stata piovosa e che i vini di quell’anno non sono un granché?. Quante volte l’avete sentito dire o letto in giro? Come pure che, nel 2003, al contrario, l’annata molto calda, caldissima ha dato vini tutti cotti dal sole buoni solo da spalmare sulle fette a colazione?

Aglianico del Vulture Teodosio 2002 Basilisco

Ecco, come si dice: l’Italia è un paese di Santi, Navigatori e… grandi degustatori! Eppure il vino, certi vini come questo, sono capaci di metterci a nudo come più di una predica alla domenica in chiesa e a volte più di un temporale in piena estate.

Nulla da dire sulla piovosità del 2002, proprio io quell’anno compravo per la prima volta una Nuova Vespa che ho poi subito rivenduto ai primi di settembre: tanta acqua non l’ho mai più presa in vita mia. Però qua la differenza sta tutta nell’uva e in quella terra straordinaria che è il Vulture. Nemmeno tanto nel manico del produttore, a quel tempo Michele Cutolo aveva appena cominciato e stava pieno di impicci da sistemare. Credo tra l’altro non avesse ancora nemmeno la cantina là a Barile.

Ma che vino il Teodosio 2002! Vivo, polposo, disteso. Il colore è perfetto, sul rubino appena sfumato. Il naso è dapprima tabaccoso, poi viene fuori tutta la freschezza dell’aglianico, la dolcezza della ciliegia, il balsamico della liquirizia, l’erbaceo secco e piacevolmente pungente. Il sorso è netto, spogliato del tutto del tannino ma ben dritto, caldo e avvolgente, succoso e lungo, fine, piacevolissimo. E’ nato proprio quell’anno al posto del primo vino di Basilisco, non prodotto. Una bella e profonda esperienza.

Aglianico del Vulture 2009 Feudi di San Gregorio

2 gennaio 2013

Accade che sia proprio questo l’aglianico indispensabile in tavola su certi piatti. Quel rosso immediatamente godibile, senza spigolature accentuate o toni boisé eccessivi che nascondano la bella trama tutta tirata sul frutto e la gradevolissima bevibilità.

Aglianico del Vulture 2009 Feudi di San Gregorio

Invero non so di preciso cosa stia accadendo di nuovo o di importante da quelle parti, manco dal Vulture da almeno tre/quattro anni; echi più o meno frequenti però raccontano di una continua crescita per certe piccole etichette, ormai un riferimento, e della costanza qualitativa di tanti altri nomi storici della denominazione; eppure pare che molte cantine siano in sofferenza, sembra che il comparto soffra maledettamente proprio la distanza culturale che va dividendo la vecchia dalla nuova generazione di produttori vulturini. Una confusione che il mercato sembra digerire molto poco. 

Feudi di San Gregorio¤ qui c’è già da un po’ di anni e il progetto di sviluppo sul territorio, dopo un po’ di raffreddamento sul concept Vigne di Mezzo e vari ripensamenti sulla destinazione della Locanda del Palazzo¤ a Barile, sembra invece essere ripartito alla grande; ben oltre l’acquisizione della piccola cantina Basilisco, sempre a Barile¤. Segnali incoraggianti arrivano da questa bella interpretazione dell’aglianico del Vulture, un “base” in giro da un paio d’anni con una etichetta sì vivace ma improntata sullo stile classico aziendale cui eravamo abituati da un po’: un 2009 ben riuscito, assai invitante, fresco e sapido. Molto sapido.

Un rosso decisamente convincente, che non stravolgerà certo le vostre prospettive sulla tipologia ma che, a poco più di 10 euro sugli scaffali, riserva un invito molto preciso a non abbandonare l’idea che da queste parti si conservi un potenziale qualitativo enorme, che ha solo bisogno di inquadrare bene cosa rappresentare sul mercato del vino mondiale: continuare ad essere serbatoio sottostimato o puntare alla finissima gioielleria? Come sempre la verità sembrerebbe trovare risposte allettanti giusto nel mezzo.


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