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Il Cerasuolo di Vittoria 2017 di Planeta

16 marzo 2019

Ci sono vini rossi siciliani e poi c’è il Cerasuolo di Vittoria, un successo enorme per questa denominazione quasi del tutto misconosciuta sino a poco più di una quindicina di anni fa. Dopo il riconoscimento della docg, nel 2005, tutto il territorio ha vissuto un salto di notorietà straordinario proprio grazie all’arrivo in zona dei grandi nomi del vino siciliano, tra i quali la famiglia Planeta, qui dal 2001.

Cerasuolo di Vittoria 2017 Planeta - foto L'Arcante

I Planeta erano già annoverati tra i protagonisti del rinascimento del vino siciliano e in particolare Diego che a lungo aveva ricoperto un ruolo decisivo lavorando per altre aziende vitivinicole sino a quando, nel 1995, decide di fare impresa per conto proprio. Oggi, a distanza di quasi 25 anni l’azienda è una S.p.a. guidata dai cugini Francesca, Alessio e Santi Planeta.

L’azienda oggi conta 6 diverse tenute di proprietà in Sicilia, è presente a Sambuca di Sicilia, dove tutto è iniziato con la Tenuta Ulmo, poi a Menfi, Vittoria, Noto, Castiglione di Sicilia e Capo Milazzo, sono oltre 350 gli ettari gestiti con circa 98 ettari di uliveti collocati nella Tenuta Capparrina, vicino alle spiagge di Menfi.

Questo rosso nasce dalle campagne di Dorilli, a Vittoria, qui ci sono 34 ettari di terra rossa caratterizzati perlopiù da sabbie con un substrato di tufo, piantati con Nero d’Avola e Frappato. Vi si producono tre vini: un Frappato in purezza, il Cerasuolo di Vittoria Classico Dorilli e questo Cerasuolo, il primo ad essere messo in bottiglia qui da Nero d’Avola per il 60% e Frappato per la restante parte. Il timbro è di quelli invitanti, è un vino immediatamente riconoscibile, già il colore rubino-porpora dice tanto, trasparente, elegante, con il naso ciliegioso che sa anche di fragola e melograno; il sorso è subito seducente, secco ma godurioso, gradevole al palato, succoso, con il finale di bocca morbido. E’ un rosso che regala una gran bella bevuta!

Leggi anche Il Nero d’Avola Santa Cecilia 1999 di Planeta Qui.

© L’Arcante – riproduzione riservata

 

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Vittoria, Cerasuolo Grotte Alte 2006 Occhipinti

13 febbraio 2012

Premessa: Barbaresco ’82 Gaja, Barolo Riserva ’82 Borgogno, Hermitage La Chapelle ’88 Jaboulet Ainé, Barolo Riserva Gran Bussia ’99, Taurasi Riserva Centotrenta ’99 Mastroberardino, Chianti Classico Giorgio I ‘01 e ’09 La Massa, Barbaresco ’02 La Spinetta, Chianti Classico Le Trame ‘05 Giovanna Morganti. E’ chiaro che in qualche modo bisognava rinfrescare il palato, sollazzare le papille, avrà pensato Nando…

Ce lo siamo detti subito, l’ho detto appena nel bicchiere: è davvero un rosso sorprendente questo Grotte Alte 2006. Del resto il nero d’Avola e il frappato sanno parlare direttamente all’anima quando ben fusi, espressivi, puliti, chiari come in questo caso, beccati, alla cieca, praticamente al primo naso, al primo sorso. Non che sia così difficile, ma qui lo cogli subito il felice tratto olfattivo, il sottile piacere della beva; e poi, molto poi riesci anche a leggerne la sfera ideologica, intima quasi di chi l’ha pensato, cullato, messo in bottiglia. Certo si dovrebbe dire che questo Cerasuolo di Vittoria è anzitutto sano: sicuramente, ma conosciamo bene, sin dai suoi primi passi, la lettera-manifesto di Arianna Occhipinti a Gino Veronelli. Ma poi?Ecco, questo vino è soprattutto bello, e poi buono: bello nel vero senso della parola, vestito di porpora, luminoso, pieno di vivacità, quella che t’aspetti, desideri da una terra solare come la Sicilia. E poi, come detto, è buono, franco, e ha freschezza da vendere: è asciutto, saporito, mediterraneo, ci senti per esempio l’arancia rossa, e quell’acidità, quella sostanza che ricerchi da sempre nei vini di queste parti. Per troppo tempo vanamente. Una sostanza, detto fuori dai denti, mai colta prima d’ora così chiaramente in un vino di Arianna. Nulla o quasi a che vedere con le antiche velature, quelle fastidiosissime volatili alte, quelle variopinte ‘imprecisioni’ talvota sottolineate, maldestramente direi – e per la verità più da certi soloni che scrivono di vino che dalla stessa produttrice, precisiamo -, come ‘espressioni concettuali’ ma che in verità, più semplicemente, disvelavano svarioni tecnici e, se vogliamo, ancora una giovane fattiva esperienza sul campo.

Bene, e meglio quindi. Ma che la musica stesse davvero cambiando da queste parti era evidente già nelle ultime uscite dei cosiddetti secondi vini, l’SP68 e il Siccagno 2008 per esempio (ma anche Il Frappato 2009) ‘dicevano’ chiaramente che si cominciava a suonare con spartiti più chiari e, finalmente, leggibili; e l’uscita di questo splendido Cerasuolo non fa che confermarlo. Adesso però speriamo che certi ‘pipponi’ non se la prendano a male…


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