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La Mossa 2010 e Quattro Soli 2009, dalla Valtellina La Perla di Marco Triacca

6 marzo 2014

La Mossa 2010&Quattro Soli 2009 La Perla di Marco Triacca - foto A. Di Costanzo

Marco Triacca¤ è uno dei nomi nuovi della viticoltura lombarda. Ha cominciato nel 2009, da poco quindi, anche se il suo cognome la dice molto lunga sulla storia vitivinicola di questa terra. Questi i suoi due vini: il primo è un Valtellina Superiore di sorprendente beva, con buon frutto e buona tensione gustativa. È agile e scattante, non lunghissimo per la verità ma franco e sapido. È alla seconda annata di produzione, circa 8.000 bottiglie.

Il secondo, il Quattro Soli, è uno Sfurzat. Nebbiolo in purezza proveniente da una delle vigne¤ più belle della Valtellina, raccolto ai primi di ottobre e lasciato in appassimento sui graticci per circa 2/3 mesi. Ha grande stoffa, è giovane, vibrante, dal naso intrigante e dal sorso avvolgente e lungo. Ha polpa e note balsamiche assai invitanti, ha bisogno di tempo ma le velleità del grande vino ci sono tutte. Il 2009 è stato il debutto di Marco Triacca, di queste appena 2.000 bottiglie.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Campomarino, Tintilia 2008 Di Majo Norante

11 settembre 2011

Di certo non v’è da strapparsi i capelli, però vi posso assicurare che l’affare c’è, tanto nell’aver colto qualcosa di cui è utile avere contezza – certi vini vanno sempre raccontati – come nell’ottimo rapporto prezzo-qualità.

Oggi si parla di tintilia, un vitigno autoctono molisano poco conosciuto fuori regione – se non per una o due referenze distribuite anche oltre i confini regionali, e questa è tra le prime – ma assolutamente capace di offrivi (e garantirvi) una piacevole esperienza degustativa. Il varietale per la verità non ha origini propriamente locali, infatti vi è l’ipotesi che sia stato introdotto in Italia in epoca Borbonica, partendo quindi proprio da qui al sud sino a raggiungere finanche certe regioni del nord ovest; si sa infatti che, come tante altre varietà di origini iberiche piantate in vigna in quel tempo, si pensi ad esempio a l’alicante, o a la garnacha, certe uve richiamino sulla loro carta d’identità più che nomi propri autentici, semplici nomignoli derivati dall’etimo ispanico “tinto”, così detti per la loro particolare ricchezza in antociani e quindi per il colore rosso particolarmente concentrato dei loro vini; due esempi su tutti? Il tintore di Tramonti e il teinturier piemontese, oggi vere rarità colturali e talvolta espressioni di vini tanto unici nei loro contesti territoriali quanto irripetibili altrove. Proprio come questo Tintilia 2008 di Di Majo Norante.

Il colore è di un rosso rubino intenso, particolarmente ricco e vivace, con evidenti sfumature porpora sull’unghia. Il primo naso è molto invitante, significativo di frutti maturi e violetta; lasciato cadere l’iniziale sbuffo alcolico, prevalgono un susseguirsi molto gradevole di note aromatiche, poi carezzevoli e dolci nuances balsamiche e speziate. Mi piace godere di questo frutto sempre in primo piano: l’amarena, la prugna, e una vinosità piuttosto costanti. Il sorso è docile, succoso e persuasivo; ritornando alle disquisizioni sul varietale, è palese quanto questo vino sia distante dalle durezze – e dalla profondità, forse anche dalla longevità – del tintore e del teinturier sopra citati. Ma è evidente che proprio qui sta l’unicità di questi vini, misconosciuti, sottovalutati, eppure così autentici. Qui la beva scorre morbida, “pronta” si usa dire in questi casi, e di tannini infatti solo minime tracce, ben fuse alla complessiva struttura del vino.


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