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Bacoli, Campi Flegrei Falanghina Le Cigliate 2017 Cantine Farro

14 gennaio 2020

E’ un bianco di inusuale spessore quello di Michele Farro, uno di quei produttori che non può certo mancare all’appello quando si prova a raccontare il territorio, la storia e vini dei Campi Flegrei .

Ha carattere fiero e caparbio Michele, l’istinto commerciale lo conduce ben presto, da autodidatta, a sporcarsi le mani in cantina; di cervello fine e modi affabili, quasi dorotei, gli bastano pochi anni per ritagliarsi il suo spazio sulla scena enologica napoletana e regionale; ci mette poco, appena due parole, per farti capire di che pasta è fatto, che è uno di quelli che si è fatto da solo e che la sua azienda, praticamente dal nulla, può essere oggi considerata tra quelle di riferimento per tutto il territorio.

Cantine Farro nasce negli anni ’90, ha sede a Bacoli e oggi gestisce circa 4 ettari in conduzione diretta, rimangono invece tante di più le vigne monitorate da Michele in tutto l’hinterland napoletano, con la risultante di una profonda e quasi invidiabile conoscenza del vigneto flegreo che, con capacità, destrezza, sa di poter abilmente gestire portandosi in cantina solo il meglio di cui ha bisogno, non disdegnando di raggiungere nelle migliori annate una produzione che si attesta sulle 200.000 bottiglie, per il 70% destinate al mercato estero. 

L’idea di questa nuova etichetta prende forma a cavallo degli anni ’90 e ’00, nel pieno del boom del vino affinato in legno, della barrique tout court e sur toutes, anche per questo le prime uscite sortiscono quasi un effetto boomerang per l’azienda e Farro, per sua stessa ammissione, si convince quasi immediatamente di aver probabilmente forzato un po’ troppo la mano: ”Ne veniva fuori un buon vino, la provenienza delle uve era di primissimo ordine, restava però lontanissimo dalla mia idea di bianco flegreo, di quella piacevolezza a cui puntavo”, dirà poi.

Una marcia indietro che in realtà faranno un po’ tutti i produttori campani di lì a poco, tanto prima folgorati dal ”Dio Boisé” quanto poi immediatamente redenti –  chi prima, chi poi, ndr – sulla strada della tipicità varietale e territoriale; così sarà anche per Le Cigliate, una panacea il ritorno all’essenziale che gli consentirà un salto in avanti non indifferente. Con la solita freschezza e sapidità, proprie della sua espressività, la Falanghina prende così il largo con maggiore sostanza, si fa vino più complesso e coinvolgente, non più, semplicemente, un bianco di pronta beva e di approccio facile ma che diviene capace di affinare ed elevarsi, di portarlo in tavola su piatti ben più strutturati della classica cucina di mare territoriale, concedendosi addirittura il lusso di poterselo dimenticare qualche anno in cantina.

Le recenti uscite lo vedono prodottto con le uve provenienti perlopiù dal vigneto situato all’altezza di località La Schiana, nel comune di Pozzuoli, uno splendido appezzamento di 4 ettari che gode di piena luce e il giusto calore del sole di una intera giornata, con il mare a due passi, là oltre via Scalandrone. Le Cigliate duemiladiciassette è un bianco senza lacci e senza ammiccamenti, dal colore paglierino netto e tratteggiato da un naso immediato e invitante, profuma di fiori bianchi ed erbette di campo, sa di nespola e frutta esotica; il sorso è invece asciutto, pieno e caratteristico, di piacevole beva e segnato da buona sapidità.

© L’Arcante – riproduzione riservata


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