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Farra d’Isonzo, Pinot Nero 2006 Bressan. Non è mai troppo tardi ricordare di aver dimenticato

14 agosto 2012

Ne hanno già parlato praticamente tutti, così eccomi in coda per aggiungere la mia su questo bellissimo pinot nero insolito e gustoso come pochi e questa bella “novità” di mercato per noi comuni mortali.

Lo dipingono come un tipo difficile Fulvio Bressan¤ e con molta probabilità non si sbagliano, ma se uno poi fa vini così buoni non è che ci stai troppo a pensare; magari ne parlerai poco con lui, saprai già come approcciarti al suo banchetto alle (poche) fiere dove lo trovi, ma quantomeno ne guadagni attaccandoti alle sue bottiglie.

Ha una bellissima forgia il Pinot Nero 2006, un colore acceso e invitante ed un naso scalpitante e polposo; ci trovi dentro di tutto, dal garofano passito alle amarene nere dolci e succose, dai piccoli mirtilli dalla buccia pruinosa alle note di sottobosco, china e ancora sentori balsamici e note ferrose. Ma è in bocca che diviene travolgente, debordante oserei dire, ha frutta e tutto quanto il resto da vendere. Il sorso è fresco e pungente, il vino avvolge il palato con intensità e voluttà scivolando poi via dalle papille con energia e gusto. Esecuzione impeccabile, non v’è da dire altro!

Conservatelo in fresco prima di servirlo, se ci riuscite cercate di tenerlo costantemente intorno ai 14 gradi, magari anche un po’ meno in questi giorni agostani, vedrete che ne farete il vostro rosso per l’estate!

Guudniùs, Barbaresco Cascina Roccalini ’07 e ’08

2 marzo 2012

Trovo interessante segnalarvi questo vino, che ad esser buono è buono, di gran materia, con un bel naso “dolce” e verticale ed un sorso di un certo spessore, a tutto tondo; però stateci attenti, “à consommer avec modération” dicono i francesi: 14 gradi e mezzo in alcol il 2007 e 15 (!) il 2008, non so se mi spiego…

Leggo che Cascina Roccalini ha sempre conferito le uve a Bruno Giacosa, almeno fino al 2004, quando Paolo Veglio cominciò a pensare che era arrivato il momento di andare per la sua strada ed iniziare a vinificare in proprio. Già questo la dice abbastanza lunga sulla qualità, sia delle uve che della vigna. La cantina, distribuita in Italia da Les Caves de Pyrene, è molto piccola e con una produzione media che non arriva alle diecimila bottiglie l’anno. Chi l’ha conosciuto, dice che Paolo Veglio è uno di quelli decisi a fare le cose per bene, profondamente innamorato di quello che fa e dal futuro sicuramente luminoso. Prendiamoci tutto per buono e vediamo, di qui a qualche anno, cosa ne viene ancora fuori.

Il Barbaresco Roccalini 2007 ha gran stoffa, un bel colore rubino, vivace e un naso piuttosto fine, elegante, pure variopinto. In bocca è asciutto, nerboruto, con buona tessitura ed una sana corrispondenza del frutto; come anticipato in apertura è un rosso di gran corpo, che si giova di una buona acidità e di un sorso abbastanza sapido. Un pelino più fitto il 2008, dal colore leggermente più carico ma anch’esso luminoso ed invitante. Il primo naso soffre ancora di una certa insistenza del legno, ma grosso modo non manca di centrare il varietale, e con discreta eleganza; Il sorso è copioso, ha spessore e si sente, qui però forse un po’ troppo. La bocca infatti è come ammantata dal vino, e dopo il secondo bicchiere si fa quasi fatica a digerirne la carica alcolica, così vigorosa e prorompente nonostante una buonissima acidità ed una carica tannica invidiabile.

Non ci resta che attendere fiduciosi che il tempo ci consegni altre annate da saggiare, confrontare ed un po’ più di esperienza a Paolo per inquadrare meglio quale strada vorrà perseguire. Per il momento però val la pena e come provarli i suoi vini, non fosse altro per il prezzo, qui più o meno sui 20 euro in enoteca. Quasi un affare!


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