Posts Tagged ‘colorado’

Denver, Colorado Cabernet Franc 2001

30 dicembre 2009

Spero Winery nasce nel 1996 quando June, moglie di Clyde Spero eredita un piccolo appezzamento di terra proprio a ridosso di Denver. Si decide, piuttosto che costruire immobili, di piantare un vigneto con la prospettiva di mettere su, nel tempo, una vera e propria azienda vitivinicola, ripercorrendo in qualche modo le tracce storiche della tradizione familiare paterna. La prima vendemmia arriva nel 2000, ed ai primi assaggi, tutto fa pensare a che si sia fatto un gran bel lavoro. I vini base risultano di particolare pregio, le uve selezionate, perlopiù vitigni internazionali mostrano di avere fittezza di aromi e carattere da vendere, pertanto la via maestra è imboccata.

La storia della famiglia Spero è per certi versi la stessa di tante famiglie italiane che agli inizi del secolo scorso hanno lasciato il nostro paese in cerca di fortuna negli Stati Uniti; Tutto nasce da Gaetano Spero, originario di Potenza, che ha appena 13 anni quando assieme a due amici, anch’essi poco più che adolescenti sbarca a Nuova York, con appena 5 dollari in tasca. Inizia qui il lungo viaggio che lo porterà ad attraversare praticamente tutti gli stati confederati dall’east coast sino in Colorado, dove grazie all’aiuto di alcuni lontani parenti che l’avevano preceduto, riuscirà a trovare lavoro in una miniera di carbone. Come da manuale, con il passare degli anni sono tante le ricorrenze e le tradizioni attraverso le quali si cerca di conservare un forte legame con le proprie origini, e Gaetano, le sue origini vulturine le vuole conservare seriamente tanto che lo portano di anno in anno, tra le altre cose, a produrre, in proprio, discrete quantità di vino (da uve internazionali) per il consumo familiare. Fare vino è un’arte che sa bene come interpretare: scegliere le uve, valutarle, vinificarle nella giusta maniera vengono affrontati con una tale perizia e maestria tanto da dover in più di una occasione rifiutare interessanti proposte di avviare una seria commercializzazione avanzategli da diversi amici-rivenditori locali. Clyde Spero, non ha fatto altro, qualche anno più tardi, che riprendere le fila di questa tradizione e la bontà dei suoi vini ne sono oggi tangibile testimonianza.

Il Cabernet Franc (conosciuto in giro per il mondo anche con i nomi Bouchet, Breton, Carmenet, Grosse-Vidure) predilige ambienti pedoclimtici freddi, è una varietà apprezzatissima se vinificata in uvaggio, soprattutto con il cugino Cabernet Sauvignon, che tende generalmente a stemperarne molto le sue note varietali soprattutto erbacee e vegetali, che ne fanno per questo un vitigno poco ambìto alla lavorazione più o meno al 100% (fatte le dovute eccezioni, una su tutte il mitico Chateau Cheval Blanc di Saint Emilion che è, per gran parte, proprio Cabernet Franc).

Nel bicchiere un vino rosso rubino con unghia granata appena accennata, è vivace e per niente trasparente. Il primo naso è molto invitante, appare subito intenso e complesso, fine; subito note di frutti rossi e fiori secchi, si riconoscono su tutti, sentori caramellati di lampone e amarena, poi lavanda, noce di cocco, poi ancora note balsamiche di liquerizia, cuoio. In bocca è importante, materico, profondo: è secco, molto caldo, possiede discreta acidità e poco tannino, scorre via in una beva di corpo, quasi robusta, con un finale di buona sapidità ed armonia. Un vino quasi masticabile, dal finale dolcemente equlibrato e lungamente piacevole. Da servire, dopo un’attenta ossigenazione, in ampi calici di cristallo per esaltarne tutte le sfumature organolettiche, su piatti importanti, bolliti come “dio comanda” o maialino cotto a bassa temperatura, piatti insomma di buona grassezza e succulenza da vendere, anche con intense aromaticità.

Maytag, the famous blue cheese from Iowa

29 dicembre 2009

Ci sono amici che ti porteresti dietro per tutta la vita, persone con le quali sai di poter condividere tutto dal mattino alla sera.

Sono quelle persone che magari ti capitano per caso nella tua vita, inaspettatamente, e che dal primo momento che ci entrano, non li faresti uscire più. Dalle prime parole che ci scambi, dalla prima bevuta assieme  ti fanno pensare positivo, ti fanno vedere la vita con un angolazione diversa, tanto diversa dalla tua quotidianità che pare sconvolgerla, ed invece è proprio quello di cui avevi bisogno per apprezzarla meglio. Sono questi Steven G. Mally e Tammy Bernice, il primo, ingegnere aeronautico originally made in Wichita (Kansas) e la seconda, from Colorado “with a crazy wine passion”, dal sangue autenticamente basilisco che non mente, generata dal papà Clyde, figlio di Gaetano (!), di chiare origini potentine, che a Denver in Colorado, caso della vita, produce vino dal 1996 nella sua azienda vitivinicola Spero winery di cui presto pubblicherò alcune schede (qui il loro Cabernet Franc) di degustazione di vini davvero sorprendenti. Ecco, io sono loro amico e li porto nel cuore.

Maytag è a Newton, Iowa. E’ una tradizionale Dairy Farm, che produce in proprio latte e formaggi sin dagli anni trenta, cercando sin da allora di dare costante vigore qualitativo alla già importante domanda del mercato caseario locale. Seguendo questi auspici si avviarono profonde e serie ricerche su come produrre un formaggio che potesse in qualche modo rappresentare una unicità assoluta sia localmente che successivamente a livello confederale. Nacque così, in collaborazione con l’università dell’Iowa State un percorso di attenta sperimentazione che portò nel 1941 alla nascita del Maytag Blue Cheese, divenuto poi, in pochissimi anni, il formaggio erborinato americano da latte vaccino più famoso al mondo.

Il Maytag è un formaggio a pasta più o meno semidura, a seconda della stagionatura, prodotto con latte vaccino e mediante una lavorazione esclusivamente manuale, attraverso fermentazione presamica e successivamente inoculato del penicillium roqueforti che in fase di affinamento, dai sei agli otto mesi minimo, sprigionerà le nobili muffe dell’erborinatura che gli conferiscono profumi ed aromi davvero unici ed irripetibili. L’ho scoperto proprio grazie a Steve e Tammy, e loro appena possono me ne mandano un po’ dagli states.

Un formaggio erborinato davvero particolare: le forme, di solito sui 500gr, vengono vendute preventivamente sezionate e confezionate sottovuto per ogni singolo spicchio, cosicchè da consentire un consumo lento senza intaccare la qualità complessiva della pezzatura; possiede e conserva tutta la fragranza e la sottigliezza del latte vaccino, caratterizzato da una grassezza importante ma non invadente, l’erborinatura è molto fine, aromatica ma non stucchevole. Da mangiare accompagnandolo con piccola frutta secca, pane cafone tostato e note dolci di miele di sulla, da abbinare a spumanti Metodo Classico mediamente maturi, meglio se prodotti da vini base da uve a bacca rossa vinificati in bianco o anche vini rossi leggeri vivaci e profumati del tipo Bonarda, Lambrusco ed il mitico ed inarrivabile Gragnano della penisola sorrentina.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: