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I love Falernum| Prossimo passo la docg!

4 febbraio 2014

Chi bazzica l’ambiente sa bene che da sola la docg non è di per se il paradiso, però il fatto che si stia lavorando per alzare l’asticella qualitativa dei vini prodotti nell’Ager Falernus non può che farmi un gran piacere vista la grande passione per i vini di queste terre e l’amicizia e la stima che mi lega a molti dei più bravi produttori in zona.

Qualche giorno fa ho fatto un breve giro da quelle parti: il momento, a dire il vero, non è certo dei più facili, anzi, mi è parso che alcune realtà siano praticamente inchiodate al palo mentre qualcuno di recente ha persino rinunciato a vinificare per abbattere un po’ di costi restando fermo un giro. C’è però chi, come sempre, ha lavorato duramente e saputo mantenere la barra ben dritta, questi supererà tranquillamente questa fase di empasse e ne uscirà più forte di prima, ne sono convinto; frattanto però un po’ tutto il comparto paga pegno alla crisi che, direttamente o indirettamente, sembra non aver risparmiato proprio nessuno.

Tornando alla docg, ho sentito un po’ di voci sulla discussione in atto riguardo alcuni punti caldi del nuovo disciplinare: sul tavolo pare ci siano una possibile zonazione colturale, l’idea di consentire l’imbottigliamento dentro e fuori l’areale, l’abbassamento delle rese, un affinamento più lungo anche sul primitivo. Temi scottanti insomma, con tante buone intenzioni e sacrosante ragioni.

Personalmente non entro nel merito, auspico però fermezza ma soprattutto rispetto della vocazione e della tradizione territoriale, e senza troppi suggestivi voli pindarici, il più delle volte solo fini a se stessi. Tradotto: per favore non ci mollate là in mezzo l’ennesimo q.b. di merlot con la solita scusa dei mercati internazionali. Per farla breve: pensate in grande, ma senza strafare!

© L’Arcante – riproduzione riservata

Casale di Carinola, Mille880 in diretta

29 novembre 2009

Piano sequenza: in primo piano le cosce e le alette di pollo ruspante al forno con patate aromatizzate e ristretto all’olio extravergine, poco dietro il piatto di caldarroste, poi la parmigiana di melanzane, i carciofi impanati e fritti; Poco più in là i piatti del primo appena ritirati dal tavolo, il vuoto dell’ultima bottiglia di Astro spumante stappato come bevenuto e nell’aria sembrano quasi volteggiare i sorrisi di tutti, che intorno al tavolo pare che masticano la soddisfazione, rivendicando elogi e stima, per il meraviglioso gol del Tanque Denis in quel di Parma.

Mille880 in diretta, come detto, cronaca di un Falerno del Massico da due vitigni con due nomi dalla superba piacevolezza, bevibilità, godibilità. Siamo, bottiglia alla mano, a Casale di Carinola, nello stesso areale dove negli ultimi mesi si sono concentrate già molte attenzioni grazie al sorprendente Falerno del Massico Rampaniuci di Viticoltori Migliozzi e dove dal nulla riusciamo a scovare un’altra piccola e preziosa espressione (sarà perla?) enologica, l’azienda Bianchini Rossetti.

Il colore è molto invitante, rosso rubino con piccole venature violacee, stiamo bevendo un 2007 da una bella bottiglia bordolese tronco-conica con una gradevole veste grafica serigrafata su vetro, di qualità anche il tappo di sughero mediamente lungo appena tirato via. Il primo naso è incentrato su note vinose e floreali, poi fruttate, poi ancora lievemente terziarie: il connubio di Aglianico e Piedirosso (80% e 20%) appare ben fuso, dona una tenue profondità varietale del primo ed una percettibile finezza olfattiva imputabile soprattutto al secondo vitigno. In bocca è secco, caldo, di buona freschezza gustativa, più acidità che tannino ed un frutto immediato e circoscritto in una persistenza media ma non scontata.

Un vino di buona struttura, non sovraestratto e nemmeno copioso come spesso è inteso il Falerno, qui la chiave di lettura è proprio la sottile piacevolezza giocata sugli elementi di durezza invece che la scontata rotondità sintesi troppo debordante di un Falerno rosso intriso di alcol e sovraestratto. Chiude con un finale lievemente amaro,  proprio come gli ultimi scampoli di partita a Parma, sensazione però che non inficia assolutamente sulla sua bontà, come l’1 a 1 sulla splendida partita del Napoli arcigno di Mazzarri.


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