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Il Falerno del Massico Primitivo Conclave 2017 di Antonio Papa

14 febbraio 2020

C’è tanta superficialità in giro, spesso te ne accorgi al primo sorso di vino, talvolta già prima di levare il tappo, certe altre ancor prima di mettere gli occhi sull’etichetta. Poi capita di fare Oohh! Così le bottiglie di Antonio annullano qualsiasi preconcetto, quale che sia la presunzione, la convinzione con la quale credi di sapere tutto di Falerno e di Primitivo.

A Falciano del Massico si contano circa 13,5 ettari iscritti alla doc Falerno, votati prevalentemente alla produzione di Primitivo, Barbera, Piedirosso, Falanghina e Moscato e con terreni composti perlopiù di argille, crete e limo, sabbie. Qui, sul versante sud del Monte Massico, fin dal 1900 i Papa promuovono la coltivazione del vitigno Primitivo e di alcune altre varietà minori poi ammesse nel disciplinare doc nel 1988. Nel 1999 iniziano i primi imbottigliamenti e la commercializzazione del loro primo Falerno del Massico doc Primitivo, Campantuono, un rosso di grande estrazione e carattere, continuando la valorizzazione dei vitigni di proprietà coltivati sulle colline del circondario sino a circa 300 mt s.l.m..

Conclave è quindi l’altro Falerno di Antonio Papa o comunque una espressione più moderna del suo Primitivo massicano. Fa da controcanto proprio al Campantuono, se questi infatti è figlio di vecchie piante a piede franco, cloni antichi e provenienti da un vecchio sito in particolare, Conclave viene invece fuori da 3 diversi areali e da vigne messe a dimora in anni più recenti e con piante innestate su piede americano. Si tratta di piccoli appezzamenti situati a poche centinaia di metri dal cuore di Falciano del Massico, in località Pietrasbirri (1,30 ha) e più in là, verso la collina Piantagione, in località Cofanari (0,60 ha) e Santa Maria in Boccadoro (1,50 ha).

Da queste parti l’annata duemiladiciassette è stata particolarmente calda, con l’estate che ha fatto registrare temperature medie ben al di sopra delle precedenti, senonché durante la vendemmia ci sono stati ripetuti sbalzi termici e qualche pioggia che hanno contribuito a portare in cantina uve ricchissime e leggermente appassite naturalmente in pianta da due dei tre siti succitati, quelli più caldi e ventilati in collina, mentre dal sito in pianura di Pietrasbirri le uve raccolte sono risultate più turgide e snelle, tant’è si è lavorato con un raccolto per ettaro di appena 45 q.li e una resa in vino del 58%, come a dire poca roba ma di assoluta qualità e con un estratto secco sui 40 g/l.: una vera bomba! Il vino ha poi fermentato in acciaio, svolgendo un breve affinamento in tonneau prima di finire in bottiglia, senza filtraggio.

Nel bicchiere ci arriva così un vino dal bellissimo colore rubino-porpora, avvenente, profondo e suggestivo, dai profumi originali e di sapore secco, morbido, caldo, avvolgente, sapido. Ha un naso portentoso, si rincorrono sentori floreali e di piccoli frutti ben maturi, dolci sensazioni speziate e riverberi balsamici sottili ed eleganti. Sa di lamponi e more, è succoso di visciola, di cacao e liquirizia. Il sorso è secco, potente e seducente, il frutto è quasi masticabile, l’acidità, il tannino e la glicerina sono ben fusi e regalano una beva importante, decisa ma sostenibile. Un sorso di piacevolezza assoluta, mai stucchevole o stancante, un piccolo capolavoro!

Leggi anche Papa, l’artigiano del Primitivo Qui.

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© L’Arcante – riproduzione riservata

Pozzuoli, il 4 Febbraio a Villa Eubea c’è la Masterclass ASPI Campania sull’Ager Falernus con il Consorzio ViTiCa

17 gennaio 2020

L’Ager Falernus, oltre 2000 anni di storia sulla bocca di tutti. I produttori del Falerno del Massico si raccontano.

ASPI, l’Associazione della Sommellerie Professionale Italiana, l’unica associazione italiana riconosciuta dall’ASI (Association de la Sommellerie Internationale), è lieta di aprire gli appuntamenti degli eventi dedicati al vino del 2020 con la prima Master class dedicata al Falerno del Massico, il più antico tra i vini prodotti in regione capace di esprimere tante anime suggestive e di grande qualità, con il supporto e la collaborazione di Vi.Ti.Ca., il Consorzio di Tutela dei Vini a D.O.C. Asprinio di Aversa, Falerno del Massico e Galluccio delle I.G.T. Terre del Volturno e Roccamonfina, costituito il 4 maggio 2004 è primo consorzio di tutela dei vini riconosciuto in Campania dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali con DM del 18/01/05.

Il Falernum, sin dall’antichità è sempre stato ritenuto una vera e propria rarità enologica tanto dall’essere addirittura riconosciuto con ben tre sotto denominazioni a seconda della sua provenienza geografica. Era chiamato comunemente vino Falerno tutto quello prodotto nell’Ager, ma generalmente da vigne allocate in pianura, il Faustianum invece era quello tralciato nell’area appena pedecollinare mentre veniva riconosciuto Caucinum solo quello più prezioso, proveniente dall’alta collina. A seconda poi delle caratteristiche organolettiche che tali vini esprimevano, vi era anche una distinzione per tipologia del tipo austerum per i vini austeri e/o astringenti, dulce se appunto dolci o tenui quando leggiadri e beverini.

La d.o.c. Falerno del Massico, istituita nel 1989, abbraccia cinque comuni tutti in provincia di Caserta: Sessa Aurunca, Cellole, Mondragone, Falciano del Massico e Carinola. Proveremo così a raccontare i territori, la loro anima, le storie, il lavoro, i vini, con il narrato di chi vive quotidianamente questa terra.

ASPI Campania, oggi più che mai, è impegnata nel rafforzare la figura di Alta professionalità che ogni Sommelier deve saper rappresentare nel mondo del vino, dove si è costantemente alla ricerca di donne e uomini preparati, specializzati e capaci di fare la differenza con il proprio talento e lavoro.

Le Masterclass sono aperte ai soci ASPI e a tutti i professionisti ed appassionati. Il costo per la Masterclass è di 35 Euro p.p. – 30 Euro per i soci ASPI. L’iscrizione può avvenire direttamente in sede o previa prenotazione via mail allegando copia del bonifico bancario intestato ad ASPI – IBAN IT 43 J 03111 5573 0000000010627 – con la causale MC1, con nome e cognome. La prenotazione è comunque indispensabile.

ASPI CAMPANIA
via Monte di Cuma 3, Pozzuoli (Na)
Tel. 081 804 6235
mail: campania@aspi.it – napoli@aspi.it
web: http://www.aspicampania.it

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Falciano del Massico, Falerno del Massico Primitivo Campierti 2011 Cantina Zannini

11 febbraio 2014

Diciamolo subito: non ha l’opulenza e la complessità a cui ci aveva abituato nelle passate uscite ma il Campierti della famiglia Zannini si conferma un valido riferimento e senz’altro meritevole di una menzione tra i preziosi primitivo dell’Ager Falernus.

Falerno del Massico Primitivo Campierti 2011 Cantina Zannini - foto A. Di Costanzo

L’impressione è che da queste parti il 2011 sia stato un millesimo così così, con poche velleità di sfidare il tempo e buono quindi per farne vini da un consumo più immediato o comunque da cogliere a pieno entro i primi cinque/sei anni dalla vendemmia.

Il colore ha buona verve ed il naso, concedendogli il giusto tempo, non risparmia interessanti spunti floreali e fruttati. Il sorso è sincero, asciutto, caldo, dovessi farne le pulci ciò che pare mancare penso sia la spalla solida delle annate passate, quel pizzico di profondità celata da buona freschezza ma un po’ troppe spigolature. L’azienda, come detto, rimane però un buon riferimento da seguire con attenzione nei prossimi anni.

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I love Falernum| Prossimo passo la docg!

4 febbraio 2014

Chi bazzica l’ambiente sa bene che da sola la docg non è di per se il paradiso, però il fatto che si stia lavorando per alzare l’asticella qualitativa dei vini prodotti nell’Ager Falernus non può che farmi un gran piacere vista la grande passione per i vini di queste terre e l’amicizia e la stima che mi lega a molti dei più bravi produttori in zona.

Qualche giorno fa ho fatto un breve giro da quelle parti: il momento, a dire il vero, non è certo dei più facili, anzi, mi è parso che alcune realtà siano praticamente inchiodate al palo mentre qualcuno di recente ha persino rinunciato a vinificare per abbattere un po’ di costi restando fermo un giro. C’è però chi, come sempre, ha lavorato duramente e saputo mantenere la barra ben dritta, questi supererà tranquillamente questa fase di empasse e ne uscirà più forte di prima, ne sono convinto; frattanto però un po’ tutto il comparto paga pegno alla crisi che, direttamente o indirettamente, sembra non aver risparmiato proprio nessuno.

Tornando alla docg, ho sentito un po’ di voci sulla discussione in atto riguardo alcuni punti caldi del nuovo disciplinare: sul tavolo pare ci siano una possibile zonazione colturale, l’idea di consentire l’imbottigliamento dentro e fuori l’areale, l’abbassamento delle rese, un affinamento più lungo anche sul primitivo. Temi scottanti insomma, con tante buone intenzioni e sacrosante ragioni.

Personalmente non entro nel merito, auspico però fermezza ma soprattutto rispetto della vocazione e della tradizione territoriale, e senza troppi suggestivi voli pindarici, il più delle volte solo fini a se stessi. Tradotto: per favore non ci mollate là in mezzo l’ennesimo q.b. di merlot con la solita scusa dei mercati internazionali. Per farla breve: pensate in grande, ma senza strafare!

© L’Arcante – riproduzione riservata


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