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Primitivo di Manduria Sessantanni 2010 (Magnum) Feudi di San Marzano

12 febbraio 2014

L’impressione che ho ogni qualvolta mi ritrovo a bere un primitivo così buono è che sia stato fatto in pochi anni tutto quanto sembrava impossibile nei precedenti 30: ridare dignità ma soprattutto rinnovata identità ad un vitigno che sa dare vini davvero impressionanti.

Primitivo di Manduria 60 anni 2010 Feudi San Marzano - foto A. Di Costanzo

La culla com’è noto rimane la Puglia, il Salento, più in particolare il versante tarantino e l’areale qui storicamente più conosciuto qual è Manduria. Da queste terre asciutte, di origine calcaree e coperte da argille rosse viene fuori il 60 anni di Feudi di San Marzano, un Signor primitivo.

Il 2010 è forse un po’ meno carnoso dei passati assaggi¤ ma l’impronta olfattiva è piacevolissima, avvenente ricca espressione di piccoli frutti neri e note balsamiche e speziate. Certo il formato Magnum ne aiuta la lenta maturazione; il sorso ha slancio e buona progressione, un po’ più sottile come accennavo pocanzi, se così si può dire nonostante la stoffa e il buon tenore alcolico, più fruibile, maggiormente godibile azzarderei.

L’epoca dei rossi abboccati e grossolani è finita da un pezzo, è vero, il Primitivo di Manduria oggi è tutta un’altra storia, eppure val bene chiedersi se, in fin dei conti, prima dei signori vini a cui ci stanno abituando i vari Attanasio, Fino, MilleUna¤, la stessa Feudi di San Marzano giusto per citarne solo alcuni, bevessimo ‘veramente’ lo stesso vino oppure chissà cos’altro.

© L’Arcante – riproduzione riservata

San Marzano di San Giuseppe, il Primitivo di Manduria Sessantanni 2007 Feudi di San Marzano

6 settembre 2011

Il progetto Feudi di San Marzano si deve all’intuizione che ha unito nel 2003 le Cantine San Marzano a Farnese Vini, colosso abruzzese da oltre dieci milioni bottiglie l’anno che qui aveva intenzione di creare il più grande polo produttivo di vini di qualità pugliesi in regione. Oggi l’azienda produce sei milioni e mezzo di bottiglie, e cammina da sola.

Questo vino nasce ogni anno da vecchie vigne di primitivo di più o meno di sessant’anni d’età, piantate per lo più ad alberello su terreni argillosi a tessitura fine e generalmente caratterizzati da affioramenti rocciosi di natura calcarea. Poi si sa, qui le condizioni climatiche sono quelle che sono, austere sino alla criticità in certe annate, abbondanti oltremodo (pochissime per la verità) in talune altre; comunque vada, a quanto pare, vi è richiesto tanto lavoro in vigna e doviziosa cernita delle uve in cantina. O almeno così ci raccontano gli annali. Sta di fatto che l’assaggio di questo Primitivo di Manduria Sessantanni 2007 mi ha regalato quest’anno una delle più solide esperienze degustative della stagione: così invitante, affascinante, potente com’è. Un vino rosso decisamente robusto, per dirla alla vecchia maniera didattica dell’Ais. Ma c’è senz’altro di più, e tanto.

Il colore è assai avvincente, rosso/bluastro con floride nuances ancora in bilico tra il porpora e il granato intenso, praticamente impenetrabile. Il primo naso offre immediatamente nitidi sentori di classici piccoli frutti rossi e neri in confettura, ma anche interessanti spunti speziati, di tabacco e cioccolato che man mano vanno affinandosi e amplificandosi sino a definire un profilo olfattivo complesso e significativo. In bocca è poderoso, scorre energico e florido, l’imprinting è terragno, sanguigno, autentico insomma; i tannini sono soffici, superati energicamente da una struttura glicerica vigorosa e nerboruta, la beva è quindi solida, debordante, succosa, grassa ma intransigente. Nessuna traccia di legno nonostante la barrique, il frutto sopra tutto. Da bere certe sere in inverno, coccolati dalla neve.


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