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Il Ciliegiolo Vallerana Alta ’08 di Antonio Camillo

25 luglio 2011

Non so voi, ma è da un po’ che ci penso a sta cosa: possibile che negli ultimi tempi quando si parla di vini toscani lo si faccia quasi solo eslusivamente in riferimento alle catastrofiche conseguenze dell’inarrestabile emorragia del cambio dei disciplinari o delle cazzate amnesie varie dei consorzi di tutela o degli enti promotori? O forse a riguardo di Chianti Classico, Brunello e Rosso di Montalcino, Morellino di Scansano e Nobile di Montepulciano – quelli bevuti intendo – si è detto già tutto e di tutti?

Vabbè, magari poi ritornano, e come tutte le mode che si ripresentano andranno nuovamente ridiscusse. Qualche tempo fa invece, ebbi il piacere di ricevere da Giampaolo Paglia alcune bottiglie in degustazione dei suoi vini prodotti a Poggio Argentiera; tra questi, i suoi due morellino di Scansano, il Capatosta e il Bella Marsilia, e due nuove “idee” che subito mi conquistarono: il Bucce, da uve ansonica, e Il Principio, un ciliegiolo in purezza, praticamente allo start up, prodotto a quattro mani con il vignaiolo Antonio Camillo nella vigna presa in affitto tra Vallerana, Sgrilla e Sgrilozzo. “E’ una bellissima zona, appena all’interno e a non più di 10 km dal mare, poco più a nord di Capalbio” era scritto, tra le altre cose, nella missiva che accompagnava le bottiglie.

Da allora sono passati giusto un paio di stagioni, e l’impegno di Giampaolo nel progetto Bucce si può dire ancor più convinto: il 2008 rimane davvero interessante, mentre il lavoro sul ciliegiolo è un crescendo apprezzabile ed apprezzato anche dai palati meno attenti ad assaggi così insoliti, almeno in seno all’areale; il vitigno infatti, nonostante venga considerato uno dei più tradizionali e più antichi di Toscana – tra l’altro tanto strettamente legato al sangiovese dall’essere spesso confuso come un suo clone o progenitore – ha sempre trovato pochi estimatori nella sua valorizzazione in purezza, favorendone quindi un suo utilizzo quasi sempre a mezzo servizio, se non in piccole percentuali a saldo. E quando vinificato da solo o giù di lì, il più delle volte è stato quasi esclusivamente per dare vita a vinelli tipo “quelli della casa”

In effetti il ciliegiolo nasce da una pianta piuttosto generosa, che produce – come si evidenzia dalla foto – grappoli belli grandi, offrendo vini quasi sempre con tinte particolarmente vivaci; da un punto vista colturale poi, ha una maturazione piuttosto precoce ed una buona produzione, il che ne ha fatto naturalmente una preda facile più per colture intensive che per altro. Non è certo il caso del Vallerana Alta 2008, che riesce invece a coniugare nel bicchiere ottima freschezza, evidente già nel bel colore rubino trasparente, a vivace complessità olfattiva giocata soprattutto su frutti rossi e neri croccanti, ed una beva asciutta, dinamica e polposa ad un equilibrio gustativo estremamente bilanciato in quanto a tannino, acidità ed alcol. Un vino fuori dal coro e che, secondo me, nemmeno aspira ad entrarvi, nato da una giusta intuizione, un progetto di sana viticultura e di intelligente lungimiranza; insomma, dalla Maremma ci consegnano un rosso alternativo da non perdere, da bere magari adesso, proprio in questi giorni di caldo torrido, servito più o meno intorno ai 14 gradi e lanciato alla mercé del puro godimento!

Banditella, Bella Marsilia 2007 PoggioargentierA

24 dicembre 2009

Poggio Argentiera è Gianpaolo Paglia, agronomo di origini maremmane, e Justine Keeling, marketing manager inglese che cominciano nel 1997 a produrre morellino partendo da appena 6 ettari di vecchi vigneti.

Oggi l’azienda di Gianpaolo e Justine è una realtà sotto gli occhi di tutti e che dovrebbe essere da esempio per molte piccole e medie aziende italiane e moltissimi imprenditori del vino che pensano di campare di rendita su ciò che è stato fatto in passato dagli avi (spesso nulla) sulle terre dove oggi campeggia il loro trono. Dinamicità ed autenticità sono invece i tratti caratteriali che più risaltano attraverso i loro vini, tra i quali mi sono piaciuti particolarmente il bianco Bucce, il ciliegiolo Principio (prodotto con il vignaiolo Antonio Camillo) e fresco di bevuta proprio questo Bella Marsilia.

Poggio Argentiera attualmente è composta da due poderi entrambi situati in Maremma ma con peculiarità microclimatiche differenti: Il Podere Adua si trova proprio in prossimità del Parco Naturale della Maremma, quasi di fronte ad Alberese dal quale dista circa 3 km in linea d’aria. Il mare di Marina di Alberese si trova a circa 6 km e l’altitudine è quasi al livello del mare. I terreni qui sono prevalentemente sabbiosi e limosi, con poca argilla e poca sostanza organica. il Podere Keeling invece si trova nella zona collinare a nord del comune di Scansano, nel versante che guarda la montagna amiatina, qui i terreni sono ricchi di scheletro, di medio impasto e tendenzialmente argillosi. L’altidudine arriva sino a 250 m slm con esposizione a nord, nord-ovest, pertanto gode di un clima sicuramente più fresco.

Il Bella Marsilia nasce da uve sangiovese per l’85%, ciliegiolo per il 10% ed alicante al 5%,  tutte allevate all’interno del Podere Adua in prossimità della costa tirrenica nel comune di Alberesa, in provincia di Grosseto. Il colore è molto bello, rosso rubino, vivace e poco trapsarente, il vino scorre nel bicchiere quasi materico, di buona consistenza. Appena aperta la bottiglia e versato il primo calice, ho avuto, alla primissima sniffata, una netta sensazione di terra bagnata, di lignite, molto intrigante che però con la giusta ossigenzaione è svanita. Il primo naso invece è “maremmante”, come direbbe, forse, lo stesso Gianpaolo, intenso e complesso aggiungo io, su note fruttate di confettura, ciliegia nera ed amarena spiritosa. Il bouquet è teso e aereo, costantemente echeggiante note fruttate e via via floreali, poi vegetali, rimanendo sempre lineare e fine.

In bocca è secco, dona subito una sensazione di importanza e consistenza: frutto ancora in primo piano, sorretto e spinto da una buona acidità ed un tannino equilibrato e nobile, i primi sorsi risultano così corroboranti da dover stare attenti a non lasciarsi andare, la spalla alcolica c’è e si fa sentire di lì a poco, soprattutto nel finale dolce e caldo. Un vino che fa della piacevolezza una sua arma vincente, è avvenente al naso come invitante nel colore e nella beva, un vino ideale per bere bene senza troppi taccuini a portata di mano, solo buoni ricordi di una piacevole bevuta. Da servire in calici medi per esaltarne la complessa piacevolezza olfattiva, io l’ho bevuto su due costatine di maiale scottate in padella con sale e pepe, ieri sera, dopo 42 ore di non stop. Stamattina mi sono svegliato come un angioletto con un sorriso splendente!


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