Posts Tagged ‘chianti classico’

Comfort Wines, Chianti Classico 2017 Castellare di Castellina

1 marzo 2019

Come per i ”Comfort Foods” ovvero quei cibi a cui ricorriamo talvolta per soddisfare un bisogno emotivo alla ricerca di sapori consolatori, stimolanti e spesso nostalgici, così vi sono i ”Comfort Wines”, vale a dire bottiglie sicure, di solito appaganti, vini che continuano ad essere tra i più venduti sul mercato e consumati in Osterie, Wine Bar, Ristoranti e ultimamente finanche in Pizzerie, con grande successo soprattutto al calice.

Chianti Classico 2017 Il Castellare di Castellina - foto L'Arcante

Vi è un legame passionale fortissimo che periodicamente ci riporta all’amata terra toscana su quelle strade tanto camminate negli ultimi decenni quanto non scoperte del tutto. Non smetteremmo mai di bere e raccontare di certi posti, di taluni vini, così autentici.

La proprietà Castellare a Castellina in Chianti si estende per oltre 80 ettari, di cui 20 a uliveto e oltre 33 di vigna esposte perlopiù a sud-est, con un’altitudine media di 370 metri sul livello del mare. Per noi questo è uno di quei luoghi della memoria che ogni appassionato, piccolo o grande, non può far mancare tra le sue esperienze, cuore di quel Domini Castellare¤ del gruppo di Paolo Panerai che comprende altre perle italiche nella vicina Bolgheri (Rocca di Frassinello¤) e in Sicilia (Feudi del Pisciotto¤ e Gurra di Mare¤).

Tant’è, senza scomodare l’ingombrante vessillo Sodi di S. Niccolò ci godiamo questo splendido sorso dal sapore conservativo e dalla memoria storica più che viva. Un Chianti Classico di solo Sangioveto, come ci tengono a precisare da queste parti con un saldo di Canaiolo. Di colore rubino brillante con vividi riflessi porpora ha un bellissimo naso dal fascino anzitutto floreale, sa di viola e sprigiona un intenso aroma di frutti di bosco, lamponi e ciliegia. Il sorso è assai piacevole, asciutto, teso, puntuto, caldo con un finale di bocca sapido e avvenente, da metterci di fianco carni arrosto o zuppe maritate .

© L’Arcante – riproduzione riservata

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Poi ti capita di bere Le Pergole Torte 2013 di Montevertine e… apriti cielo!

14 febbraio 2019

La storia di Montevertine è forse tra le più belle e desiderate per chi si è appassionato così tanto nel fare vino da decidere un giorno di abbandonare tutto, quale che fosse il precedente lavoro, per dedicarsi completamente alla vigna e alla produzione di vini. Certo le colline chiantigiane, Radda in Chianti, quei tempi, hanno avuto la loro indiscutibile influenza sulle scelte di Sergio Manetti.

Toscana igt Le Pergole Torte 2013 Montevertine - foto L'Arcante

Montevertine fu acquistata da Manetti nel 1967, allora Sergio era un industriale siderurgico abbastanza conosciuto, ne fece un casa di vacanza. Come tanti qui in zona tra le prime cose vi impiantò subito un paio di ettari di vigna con l’idea di produrre un po’ di vino per i suoi amici e clienti. Ne venne fuori nel ’71 una prima discreta annata, tanto buona a parer suo da spingerlo di mandarne alcune bottiglie al Vinitaly di Verona tramite la Camera di Commercio di Siena. Gli annali riportano che tale fu il successo di quelle bottiglie che la cosa diede il là a tutto quanto poi ci ha consegnato la storia dei successivi 50 anni di questo straordinario vino.

Abbiamo goduto di uno tra i migliori Sangiovese mai bevuti negli ultimi anni, una bevuta di grande soddisfazione perfetta incarnazione di quanto questo vino rappresenta per la storia e la cultura chiantigiana. C’è dentro questa bottiglia una moltitudine di storie di una terra magnifica, della gente che ha contribuito ha scriverla e a raccontarla, che l’ha difesa strenuamente, con battaglie anche clamorose, sino a condurla ai giorni nostri: Sergio Manetti, Giulio Gambelli e Bruno Bini, per dire.

Le Pergole Torte ha sempre dato dimostrazione di come un Sangiovese possa vivere fuori dal tempo, cavalcandolo senza rimanervi imbrigliato, un vino mai urlato, un quadro autentico, senza sovrastrutture inutili, da aspettare e da godere. Ci è piaciuto tanto questo duemilatredici, forte la connotazione territoriale, con quel filo di frutta continuamente in evidenza, con l’erbaceo e il balsamico a fare da sottofondo, appena speziato; il sorso è gradevolissimo, s’accende giustamente acido, con un tannino sottile e perfettamente integrato, sottile ma affilato, che sul finale di bocca regala un ritorno gustativo piacevolmente corroborante.

Vi è su queste pagine traccia di altre bevute di questo vino, qualcuna anche interlocutoria, qualche altra memorabile. Non abbiamo mai smesso, quando ci è stato possibile, di lasciarne una testimonianza poiché Montevertine, come ama spesso ribadire anche Martino Manetti, il figlio di Sergio che continua la tradizione famigliare nella conduzione dell’azienda dopo la scomparsa del padre, non ha mai ceduto alle lusinghe di vitigni internazionali o altre varietà puntando esclusivamente sui tradizionali Sangiovese, Canaiolo e Colorino, così Le Pergole Torte, tra l’altro prodotto con solo Sangiovese, rappresenta con pochissime altre etichette qui in Toscana quel vino icona di riferimento proprio grazie a questa impronta fortemente identitaria di questi luoghi.

Leggi anche Le Pergole Torte 1995 Qui.

Leggi anche Le Pergole Torte 2000 Qui.

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Chianti Classico Riserva 2013 Carpineto

28 novembre 2018

Siamo ancora capaci di stupirci davanti ad una bottiglia di Chianti Classico? Per la verità non sempre, diciamocelo, a meno che l’etichetta non sia di quelle ”sicure” e riconosciute. Era il 1967 quando Giovanni Carlo Sacchet ed Antonio Mario Zaccheo fondarono Carpineto a Dudda nei pressi di Greve in Chianti.

Non un’impresa da poco in quel tempo provare ad imporsi da temerari misconosciuti in un territorio con una storia vitivinicola così profonda e radicata a tradizioni familiari secolari, vieppiù se oltre alla volontà di affermarsi nel Chianti Classico l’intento dichiarato era di puntare anche ai vicini territori storici di Montepulciano e Montalcino. A distanza di cinquant’anni la sfida sembrerebbe più che vinta.

Molto buono il Chianti Classico Riserva duemilatredici, uno di quei rossi austeri e dal sapore moderatamente conservatore capace di infondere piacevolezza e al tempo stesso evocare l’essenza e la sostanza di certi luoghi che non ci si stancherebbe mai di camminare. Le uve, perlopiù Sangiovese e Canaiolo, provengono dalle terre dell’Appodiato di Dudda, in Greve in Chianti, 8 ettari che rappresentano solo una parte delle tenute storiche aziendali nell’areale chiantigiano. Appodiato*, all’epoca degli Stati Pontifici era definita una frazione del territorio comunale (facente capo a un villaggio) retta da un priore locale, o da un sindaco, che godeva di alcune piccole autonomie come per il comunello toscano e modenese, ente che scomparve definitivamente nel novembre 1859.

Duemilatredici dal colore rubino intenso, appena granato sull’unghia del vino nel bicchiere, ha un naso fine e invitante, viene da dire pienamente espressivo della tipologia, si colgono nitidi alcuni sentori tipicamente varietali, note fruttate e rimandi speziati: viola, lampone e amarena, lievi note di vaniglia. Il sorso è secco ma avvolgente, il tannino è vivido ma morbido, il finale di bocca è persistente, armonico e caldo, tutte caratteristiche queste che contribuiscono ad una bevuta piacevole e rassicurante.

* Credits Treccani.it

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