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Pozzuoli, Falanghina Campi Flegrei Sintema 2017 Cantine Babbo

23 settembre 2019

Durante tutto quest’anno abbiamo passato in rassegna un bel po’ di assaggi delle ultime annate prodotte dalle nostre parti qui nei Campi Flegrei, possiamo dire che in larga parte si tratta di vini davvero molto interessanti, molti di questi ben proiettati nel futuro ma anche caratterizzati, il più delle volte, da tanta franchezza, freschezza e leggerezza espressiva.

Campi Flegrei Falanghina Sintema 2017 Cantine Babbo - foto L'Arcante

Non ci è sfuggito il lavoro dell’azienda della famiglia Babbo che può vantare senza timore di smentita di essere stata tra le primissime nei Campi Flegrei ad imbottigliare vino doc, già nel 1995, ripetendosi poi nel 1996 e negli anni a seguire. Oggi, a distanza di quasi 25 anni, dopo un lungo e laborioso percorso di affiancamento con Vincenzo Mercurio¤, Tommaso ha affidato la parte enologica alla giovane figlia Alessia che siamo convinti saprà dare la giusta continuità al lavoro del papà mantenendo fede ai principi di franchezza e bevibilità che ne hanno sempre caratterizzato i vini.

Abbiamo quindi seguito con una certa attenzione i vini di Cantine Babbo, cogliendone a pieno il percorso di crescita già con l’ottimo Piedirosso Terracalda duemiladiciassette¤, ma anche con il lavoro portato avanti sui bianchi, tutti estremamente puliti e concreti, vini immediati e godibili; tra questi ci aveva piacevolmente colpito il bianco Harmoniae duemilasedici¤, alla sua prima uscita e prodotto in una manciata di bottiglie, appena 3500, provenienti da una selezione di Falanghina messa in bottiglia dopo una sosta un po’ più lunga sulle sue fecce fini.

Un lavoro riuscitissimo che però, per varie ragioni, non è stato possibile ripetere con l’annata successiva duemiladiciassette, per questo destinata tutta a questa seconda etichetta, Sintema, un bianco dalla trama essenziale, dal profilo olfattivo tenue ma varietale, caratterizzato da sentori di macchia mediterranea e di agrumi, solare e fruttato. Il sorso è secco, fresco e coinvolgente, scivola in bocca sottilissimo, con un sorso che tira l’altro, ci pare uno di quei bianchi imperdibili come aperitivo rinfrancante, leggero ma dal guizzo vivace, buonissimo, da portare in tavola con i più classici antipasti di mare della cucina flegrea, pensiamo all’Insalata di mare con sconcigli, alle Fragaglie fritte ma anche con Alici in tortiera

© L’Arcante – riproduzione riservata

Pozzuoli, Campi Flegrei Falanghina Sintema ’10

23 ottobre 2011

Uno dei luoghi più suggestivi e vocati alla viticoltura nei Campi Flegrei è senza dubbio quello che in molti chiamano “O’ Scalandrone” (via Scalandrone), ovvero quel bellissimo costone che si erge dalla piana del lago d’Averno e si apre sul Lago Fusaro e quindi sul mare della vicinissima costa cumana.

Qui, in un ambiente pedoclimatico davvero unico e favorevole, da una quindicina d’anni cresce e matura l’azienda Cantine Babbo. Tommaso, la sua famiglia, hanno radici forti sul territorio, tra l’altro i Babbo sono anche apprezzati ristoratori di lungo corso, e proprio grazie a questa attività ultradecennale non hanno mai smesso di coltivare la terra, l’orto, per garantirsi e garantire ai propri avventori sempre materie prime di pregiata qualità. Così anche la vigna ha avuto il suo ruolo decisivo nella storia famigliare; pochi ettari, piantati perlopiù con falanghina e piedirosso, ma abbastanza da spingerli nel 1996 a strutturarsi in maniera tale da poter anche vinificare e commercializzare i loro vini. La cosiddetta filiera corta.

Oggi l’azienda è nelle mani di Tommaso, che cosciente della necessità di proporre un salto di qualità ai suoi vini, oltre che convertire lentamente le vigne vecchie con impianti nuovi e moderni, ha chiamato in cantina uno dei più validi tecnici campani sulla scena, quel Vincenzo Mercurio già apprezzato alla Mastroberardino di Atripalda, e oggi protagonista di una ascesa inarrestabile sulla scena enologica tanto da portarlo frequentemente in giro per il mondo come consulente di diverse e prestigiose aziende vitivinicole e al fianco di veri e propri luminari della materia.

Il risultato, in appena una manciata di anni è già palese e incoraggiante; questo vino infatti ne esce con un profilo del tutto soddisfacente, anzitutto sul piano della franchezza e della compostezza gustativa che in quanto a falanghina dei Campi Flegrei continuano ad essere elementi di riferimento assoluti per la tipologia e come non mai apprezzati ultimamente da larga parte dei consumatori quotidiani di vini bianchi. Il naso non è certamente ridondante, ma finemente agrumato ed erbaceo, il sorso è franco, secco, di buon corpo pur rimanendo lineare e gradevolmente vivace. Convince in particolar modo per la sostenuta sapidità che fa di questo vino un ottimo compagno di bevute in leggerezza.

Questa recensione è stata pubblicata questa settimana su Pozzuolidice, il quindicinale di informazione libera dei Campi Flegrei. Oltre a questo vino, abbiamo dato spazio, come è nostra abitudine, anche ad una ricetta d’autore (vedi qui) firmata dall’amico Andrea Migliaccio, chef del Ristorante L’Olivo del Capri Palace Hotel&Spa di Anacapri.


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