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Barberino Val d’Elsa, è un grande Chianti Classico Riserva Il Poggio 2007 di Fattoria Monsanto

19 marzo 2014

E’ un po’ l’icona dei grandi appassionati del sangiovese Castello di Monsanto, nome che dice poco ai molti ma che rivela, con questo vino, Il Poggio Riserva 2007, uno dei più buoni e autentici Chianti Classico in circolazione nonostante l’annata non proprio delle più felici.

Chianti Classico Riserva Il Poggio 2007 Fattoria di Monsanto - foto A. Di Costanzo

Il Poggio è una vigna di poco sopra i cinque ettari, perlopiù piantati a sangiovese, circa il 90%, canaiolo e colorino che Fabrizio Bianchi¤ ha saputo negli anni affermare come uno dei cru più importanti dell’areale, tra i primi, già a metà anni ’60, a finire tal quale in etichetta.

Sorprende la vivacità del colore, quasi ancora porpora, l’imponente fragranza del primo naso tutto giocato sul frutto ben maturo, sentori di macchia mediterranea ed accenni balsamici. E’ davvero appassionante il sorso: giovane, polposo, caldo, avvolgente, teso, vibrante sul finale di bocca sapido e molto lungo. Senza ombra di dubbio tra le migliori riserve di Chianti Classico bevute negli ultimi dieci anni.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Sant’Angelo in Colle, Ristorante il Leccio

11 febbraio 2011

Ci sono certi luoghi che proprio non debbono mancare nel tuo palmarès di buongustaio, e che non puoi fare a meno di raccontare e consigliare. Il Leccio è uno di questi e vi racconto perché.

Montalcino è un luogo culto per il vino, non si fa fatica a pensarlo e nemmeno ad accorgersene non appena una volta che ci hai messo piede; chi però pensa a questi luoghi anche come papabile meta gourmet non abbia a che nutrire aspettative poiché non farà fatica a rendersi conto che si sbagliava, e se gli va male, di grosso! Strano ma vero, un posto dove girano ogni anno centinaia di migliaia di persone che spendono cifre folli per visitare aziende e bere i loro Brunello e nemmeno un buco dove consacrarsi al dio del cibo? Non proprio, ma poco ci manca.

Il centro cittadino è ricco di piacevoli e suggestivi bistrot, enoteche con mescita, trattorie, sicuramente all’altezza di garantire un servizio essenziale ed un pasto decente, ma parecchio distanti da certi canoni che potremmo definire di fine dining che talvolta si ricercano. Il tempo è il grande imputato, si dice che chi vive questi luoghi è gente di passaggio, sono visitatori mordi e fuggi, quindi hanno poco tempo, o sono gruppi organizzati, che di tempo ne hanno ancora meno; ecco allora che l’offerta si adegua alla domanda: veloce, essenziale, seppur non proprio economica, come qualcuno potrebbe presumere.

E’ quindi un turismo particolare, di enomaniaci, che garantisce un flusso di massa debordante in alcuni momenti dell’anno ma che appena dopo la vendemmia va assopendosi sino ad addormentarsi del tutto, sino alla Pasqua successiva. Al quale si è contrapposto quindi una offerta senza troppe variazioni sul tema. Ok, ma gli indigeni, che fanno, non escono mai? Si direbbe di sì, ovvero quando escono non vivono il circondario se non quei due o tre indirizzi sicuri e comunque tendenzialmente preferiscono andare fuori zona. E allora, dove andare a mangiare, per esempio in gennaio? Beh, c’è un solo posto dove assaporare i vecchi e gustosi sapori della cucina tradizionale locale, basta fare un salto a Sant’Angelo in Colle, al ristorante Il Leccio.

Sant’Angelo in Colle è un piccolo gioiello a pochi chilometri da Montalcino, il borgo fortificato è di piccole dimensioni e dall’alto dei suoi 500 metri guarda il panorama circostante in tutte le direzioni: dai fitti boschi di lecci e macchia mediterranea che salgono fino a Montalcino, al possente e selvaggio Monte Amiata fino alla vasta pianura della Maremma. Il piccolo paese, dominato all’ingresso dalla possente torre del cassero, edificato a raggiera, ha strade concentriche con al centro la chiesa principale ed il palazzo dei notabili. E’ ancora perfettamente conservato e la sua piazza è dominata dalla chiesa romanica di San Michele Arcangelo.

Il ristorante di Luca Tognazzi si trova proprio sulla piazza principale del paese, a due passi da uno splendido affaccio sulla Maremma. La famiglia è stata tra l’altro per almeno vent’anni all’antica Fiaschetteria di Montalcino in pieno centro storico, e da qualche anno si è spostata tutta qui a Sant’Angelo in Colle per curare in maniera più adeguata i suoi vecchi clienti.

L’ambiente è molto caldo, arredato con gusto e senza troppi fronzoli; il servizio è cortese, di grande disponibilità ed affabilità, i tavoli, dato lo spazio interno piuttosto limitato non godono di spazi di tranquillità sufficienti, ma anche in una serata abbastanza frequentata non si può certo dire di essere stati male, tutt’altro. La cucina è davvero ottima, abbiamo mangiato sì piatti semplici, ma senza stravaganze empiriche, e di gran sapore ed autenticità, proprio quello di cui eravamo alla ricerca. C’è anche una interessante proposta di primi, che a sentirne i profumi non deve essere male, ma in vena di Brunello di Montalcino Pian dell’Orino abbiamo optato per i piatti di carne. Delicati e finissimi, pur nella loro essenzialità, i dolci.

La carta dei vini è ampia e ben curata, i ricarichi nella norma, naturalmente è incentrata sul territorio – qualche concessione solo al bolgherese ed appena un paio di Chianti – con bottiglie classiche ma anche tante belle chicche e novità che non ci siamo fatto mancare di raccomandare dal padrone di casa. La piccola e suggestiva cantinetta, collocata proprio sotto la cucina, è fornita costantemente dall’enoteca di famiglia posta proprio di fronte al ristorante, dove tra l’altro ci si può divertire parecchio a scoprire tutte le novità del panorama montalcinese con una interessante mescita, contrariamente a quanto si pensi infatti, il comprensorio qui è molto più dinamico di quanto appaia. Il Leccio è un indirizzo da non mancare, e se andate per quelle terre prossimamente, non perdetevelo, è garantito al cento per cento!

Ristorante Il Leccio
S. Angelo in Colle
Via Costa Castellare
Telefono 0577. 844 175
www.trattoriailleccio.it

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