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Strudel Salato (e orto in condotta a Lilly)

11 novembre 2012

Qualcosa per cui perdere la testa senza doverci perdere la testa. Ecco che, nel raccontarvi l’ultima ricetta di Lilly, potremmo partire da questo assunto: hai fame? Mo’ ti aggiusto io per le feste…

Ingredienti: 

  • 300 gr di farina 00
  • 1 bicchiere di acqua tiepida
  • 3 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • 500 gr spinaci a foglie
  • 2 patate di media grandezza
  • 100 gr prosciutto crudo
  • 200 gr di funghi champignon
  • 100 gr Taleggio Dop
  • sale e pepe macinato fresco
  • 1 uovo per spennellare

Preparate l’impasto: formate una “fontana” con tutta la farina, unitevi tutto il bicchiere d’acqua tiepida, un pizzico abbondante di sale e i tre cucchiai di olio extravergine d’oliva; impastate energicamente sino ad ottenere un impasto omogeneo. Lasciate riposare più o meno mezz’ora.

Per la farcia: frattanto preparatevi tutti gli altri ingredienti necessari per la farcia. Lavate accuratamente gli spinaci, lasciandoli così come sono a foglie; pelate e tagliate a fette larghe e sottili le due patate, poi i funghi champignon, che se crudi renderanno ancora più appetito lo Strudel. Il Taleggio andrà tagliato grossolanamente mentre le fette di prosciutto verranno riposte nel ripieno per ultime.

A questo punto stendete l’impasto con un matterello cercando di ottenere una forma quanto più verticale possibile, di forma però rettangolare. Lasciandovi un giusto spazio lungo tutto il centro, fate dei tagli trasversali verso l’esterno lungo ambo i lati del foglio di pasta disteso. Poneteci al centro gli spinaci, quindi le patate affettate, i funghi, sale e pepe a piacimento, il Taleggio e, in ultimo, le fette di prosciutto. Ricomponete per bene la farcia e lentamente chiudete lo Strudel come se voleste intrecciarlo: dall’alto in basso, da sinistra a destra.

Una volta intrecciato per bene, sbattete l’uovo e spennellatene la superficie per lucidarla. Mettete in forno in una teglia – meglio se su carta da forno -, a 200° per quaranta minuti. Quanto tempo pensate occorra invece perché finisca?

Napoli, Refettorio di Ostetrica del II Policlinico

28 dicembre 2009

“Gli antipasti tendono tutti al beige”. “Molte verdure, perché le si possa mangiare, dovrebbero passare in una centrifuga. Sono tutte bagnate”. “Non oso pensare dove sono state saltate le patate che accompagnano il pollo. L’ultima cosa che direi è una padella”. “Le infermiere sono di grande aiuto. Se essere d’aiuto significa tirare il menu attraverso la porta, come fosse un pezzo di carne lanciato tra le fauci di un leone”. “Se mi vengono offerte delle alternative? Sì, posso scegliere 3 alternative altrettanto orrende”.

Così un giornalista inglese del “The Sun” racconta le avventure di “Traction Man”, un paziente inglese che in circa 22 settimane di ospedalizzazione ha tirato fuori una vera e propria guida ai refettori ospedalieri inglesi. La sua storia sta facendo il giro del mondo e su dissapore Massimo Bernardi ne ha raccolto le fila raccontadone alcuni particolari interessanti. Io, mosso più che altro “dal non so che cavolo c’entra ma mi piace raccontarvelo”  vi lascio traccia dell’esperienza di Lilly, alias Ledichef, neomamma della dolcissima Letizia e appena dimessa dalla degenza post-parto nel reparto di Ostetrica del U.O. Policlinico II di Napoli, ai quali medici ed infermieri tutti, desidero manifestare ancora, pubblicamente, la mia stima più profonda per il loro operato altamente professionale, umanamente attento e seriamente scrupoloso.

Questo il pranzo previsto dal menu Dieta P del 26.12.09, che è bene precisare viene curato da un’azienda leader a livello nazionale per i servizi di ristorazione collettiva. Viene servito verso le ore 12.30, la mise en place è essenziale, doverosamente uso e getta, opportunamente sottovuoto ed il tutto presentato su vassoi in plastica dura (un po’ usuraticci, a dire il vero); l’aspetto delle pietanze è sintetizzabile nell’abbastanza presentabile, di routine in questi casi, e decisamente franco per quanto concerne il riconoscimento delle stesse: per la serie, “chell’è”! Il primo piatto è un consommè a base di sedano, carote, patate e pomodori pelati suggellato da una deliziosa pastina bianca, stelline (ma ine ine) en passant, cioè lì molto incidentalmente! Il secondo, roast-beef di 1° taglio agli aromi (alpini, aggiungerei io) all’olio extravergine di oliva: la carne è oltremodo magra, un po’ fibrosa e priva della necessria succulenza, della serie: “s’adda magnà, a criatura s’adda nutrì“! Per finire una delicatissima vellutata di zucchine, leggera, poco sapida (per niente), tendenzialmente amarognola, piatto poco appetibile ma certamente utile alla causa, nel senso “capisci a mme“!

Insomma, mentre in giro andavano in scena i fervidi preparativi per il cenone della vigilia, si dibatteva tra le altre cose sulla opportunità o meno dell’alice salata nell’insalata di rinforzo e si litigava su cosa servire prima se il panettone o gli struffoli, questo era l’andazzo, più o meno, della treggiorni post-parto della nostra Ledichef; in questo caso, coraggiosa come non mai, ha calato il classico velo pietoso su questo passaggio, assolutamente salutista ma indubbiamente anti-gourmet, chiosando stamattina, mentre ci lasciavamo alle spalle l’ospedale, con una frase per noi “Amici di Bevute” divenuta un must: “Adda venì Baffone“!


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