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Ischia Forastera 2012 Cantine Mazzella

4 agosto 2013

E’ un’uva venuta da ‘fuori’, a quanto pare introdotta sull’isola più o meno verso la metà dell’800 per dare manforte al bianco isolano per antonomasia, la biancolella. Rendergli quel poco di spessore in più senza però appesantirne il corpo.

Ischia Forastera 2012 Cantine Mazzella

In Campania l’idea del monovarietale si sa, sui bianchi in primis, è cosa abbastanza recente. Del resto basta dare una occhiata alle più prestigiose denominazioni in regione per rendersene subito conto: qui la tradizione, la storia, quindi il legislatore, hanno sempre sostenuto gli uvaggi più che tendere a restringere il campo a vini prodotti da una sola uva. E bianchi come il fiano di Avellino, il greco di Tufo ma anche i migliori rossi campani, dal Taurasi al Falerno, per quanto questi vengano ben interpretati da ogni singolo produttore con solo l’aglianico o, come nel caso del Falerno col primitivo, alla base delle singole denominazioni di appartenenza si prevedono comunque uvaggi di due se non più varietà.

L’uv e l’isul come viene chiamata ad Ischia la forastera è una varietà molto sensibile, specialmente all’oidio e pure in cantina dà i suoi bei grattacapi: ‘è necessario gestire al meglio soprattutto le prime fasi di vinificazione – precisa Nicola Mazzella cui ho chiesto spiegazioni – per evitare di ritrovarsi in bottiglia un vino verde e poco espressivo’. ‘Dopo 13 vendemmie mi sembra di aver intrapreso la strada giusta: lavoriamo le uve praticamente sottovuoto (stoccaggio, pigiatura e fermentazioni avvengono a temperatura controllata, ndr) e ci teniamo, anche per questo che è il nostro vino base, solo il mosto fiore che rimane circa 30 giorni sulle fecce fini prima di finire in bottiglia per qualche mese’.

Nel bicchiere arriva un bianco molto ‘particolare’, di spiccata personalità ma assolutamente godibile. E’ bello il colore paglierino/verdognolo, luminosissimo, invitante; è particolare il naso che ad occhi chiusi pare riportare immediatamente a paesaggi luminosi e assolati, alle vigne su per le colline e alle parracine ischitane spazzate dalla brezza marina. E’ marcato da una sottile e gradevole pungenza, mi ricorda per certi versi un bianco altoatesino che a me piace molto, il kerner; come questo è assai minerale, a primo acchito quasi tagliente, che regala un sorso di incredibile autenticità, unico. In più però qua dentro c’è un bel pezzo di storia del Mediterraneo. Hai detto niente…

Amuse bouche a quattro mani con Riccardo Di Giacinto e Andrea Migliaccio. Io porto da bere…

20 settembre 2012

Letteralmente arriva “per compiacere la bocca”, questo è un “amuse bouche”, un antipasto allettante che si offre di solito all’inizio del pasto. Generalmente diverso dagli altri piatti in carta, un amuse bouche è il saluto che uno chef riconosce ai suoi ospiti, da mandar giù in un sol boccone, tante volte anche due.

Molto saporita mi è parsa la Crocchetta di astice e patate con maionese di uova affumicate di Riccardo Di Giacinto del Ristorante All’Oro di Roma. Ha croccantezza e una sottile succulenza bastevoli però per meritarsi il migliore Almerita Brut di Tasca d’Almerita mai prodotto: un 2009 davvero invitante, fresco e salino al punto giusto ad inondare il palato.

Avanti poi con una cosa facile facile, la Zuppetta di fagioli con totani appena scottati, del nostro Andrea Migliaccio. Appena un un paio di bocconi profumati e saporiti da buttare giù con un bel bianco d’autore col mare dentro, il Biancolella d’Ischia Vigna del Lume 2010 di Cantine Mazzella: è un vino bianco spesso sottovalutato quello dell’isola verde, questo qui invece saprà come farvi ricredere: ha un sorso compiuto e sbarazzino, finemente minerale che saprà lasciarvi piacevolmente sorpresi.

Buona l’idea, ancora di Riccardo Di Giacinto, di maritare il Tonno arrosto con la panzanella alla romana e zabaione al limone. Un connubio di profumi e sapori che esplodono in bocca sin dal primo boccone: tiepido e avvolgente, succulento, dolce e lievemente aromatico; qui ci vedo parecchio bene un vermentino di gran carattere, magari quel meraviglioso Dettori bianco 2009 aperto qualche tempo fa e ancora qua sotto al naso tanto era spesso e profondo. Quando si dice che bere naturale può essere una esperienza significativa… 

Eccallà, il dolce. Un amouse bouche? Non necessariamente, però se vi porta tanto dispiacere peccare di gola fermatevi pure ad un sol boccone. La Sfoglia salata, con pan brioche tostato con mousse di capra, fichi e gelato al Moscato passito pensato da Andrea Migliaccio vuole rendere omaggio ai sapori forti e semplici del nostro amato sud. Mettiamoci su allora un bel Moscato di Saracena Milirosu 2010 di Masseria Falvo, che sa di zagara ed albicocca candita e carezza il palato di freschi sapori dolci di fine stagione.

Ecco, l’avevo pensato proprio così questo post, a tutto sud, con Roma Capitale!


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