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Aglianico del Vulture 2009 Feudi di San Gregorio

2 gennaio 2013

Accade che sia proprio questo l’aglianico indispensabile in tavola su certi piatti. Quel rosso immediatamente godibile, senza spigolature accentuate o toni boisé eccessivi che nascondano la bella trama tutta tirata sul frutto e la gradevolissima bevibilità.

Aglianico del Vulture 2009 Feudi di San Gregorio

Invero non so di preciso cosa stia accadendo di nuovo o di importante da quelle parti, manco dal Vulture da almeno tre/quattro anni; echi più o meno frequenti però raccontano di una continua crescita per certe piccole etichette, ormai un riferimento, e della costanza qualitativa di tanti altri nomi storici della denominazione; eppure pare che molte cantine siano in sofferenza, sembra che il comparto soffra maledettamente proprio la distanza culturale che va dividendo la vecchia dalla nuova generazione di produttori vulturini. Una confusione che il mercato sembra digerire molto poco. 

Feudi di San Gregorio¤ qui c’è già da un po’ di anni e il progetto di sviluppo sul territorio, dopo un po’ di raffreddamento sul concept Vigne di Mezzo e vari ripensamenti sulla destinazione della Locanda del Palazzo¤ a Barile, sembra invece essere ripartito alla grande; ben oltre l’acquisizione della piccola cantina Basilisco, sempre a Barile¤. Segnali incoraggianti arrivano da questa bella interpretazione dell’aglianico del Vulture, un “base” in giro da un paio d’anni con una etichetta sì vivace ma improntata sullo stile classico aziendale cui eravamo abituati da un po’: un 2009 ben riuscito, assai invitante, fresco e sapido. Molto sapido.

Un rosso decisamente convincente, che non stravolgerà certo le vostre prospettive sulla tipologia ma che, a poco più di 10 euro sugli scaffali, riserva un invito molto preciso a non abbandonare l’idea che da queste parti si conservi un potenziale qualitativo enorme, che ha solo bisogno di inquadrare bene cosa rappresentare sul mercato del vino mondiale: continuare ad essere serbatoio sottostimato o puntare alla finissima gioielleria? Come sempre la verità sembrerebbe trovare risposte allettanti giusto nel mezzo.

Barile, Locanda del Palazzo

17 novembre 2009

Questo luogo racchiude una storia fantastica. E’ la storia di uomo ed una donna che hanno votato la loro vita alla ospitalità. E’ una storia d’amore, di passione, di pentole e calici di vino. E’ una storia fatta di partenze ed arrivi, di rinuncie e di conquiste, di successi, passati e futuri. E’ la storia di Rino e Lucia Botte. Per trent’anni ristoratori di fama nella ricca provincia lombarda, hanno ospitato in quel di Cremona il fior fiore della buona società industriale padana prima di decidere di ritornare nell’amata terra di origine, il Vulture, per la precisione a Barile.

Qui hanno messo su un progetto molto ambizioso, per molti “da pazzi”, per chi ama invece, semplicemente La locanda del Palazzo, un luogo infinitamente meraviglioso, una vecchia stalla in un palazzo padronale antichissimo completamente rimesso a nuovo, nel pieno centro di Barile, alle pendici del fossato sotto il quale si estendono le centinaia di cantine scavate nella roccia tufacea. C’è da dire che da un paio d’anni è subentrata nel progetto di Rino e Lucia l’azienda campana Feudi di San Gregorio, rilevando la proprietà ma lasciando la gestione ai Botte, a sostegno di una idea che troverà il suo pieno successo quando il gioiello Vigne di Mezzo, l’azienda di proprietà dei Feudi qui nel Vulture inizierà il suo percorso di ospitalità aperta ai turisti del vino che troveranno accoglienza e bivacco proprio presso la Locanda del Palazzo.

L’ambiente è arredato con stile e con cura, parquet persino nelle toilettes, pareti bianchissime, la sala è perfettamente illuminata, il tovagliato semplice ed elegante, la mis en place da manuale. Ci accoglie Rino, ci accompagna al nostro tavolo concedendoci il tempo di apprezzare l’ambiente, impensabile una cosa del genere in un luogo così lontano da certi concept, ma val bene l’impresa. Scegliamo di seguire la proposta di degustazione preparata per l’occasione, iniziamo con un peperoncino verde ripieno di granella di pane e tonno appena scottato adagiato su una salsa di lenticchie, delizioso e saporito. Continuiamo con Baccalà alle erbe fresche, anche questo azzeccatissimo. Il tutto degustando il fiano Bianco di Corte dell’azienda Paternoster, non male. Il primo piatto è una composizione ardita e nuova per me: Tortello di Ricotta con Cannella, Zucchero e Menta. Lontano dalle mie preferenze ma molto apprezzato dagli altri commensali. Il secondo piatto è un Filetto di Vitello perfettamente cotto al forno in crosta di erbe fini con contorno di Cicoria, assolutamente sublime. Ottimo anche l’aglianico del Vulture Macarico 2003 (vino prodotto dal patron) provato in accostamento, avvolgente e profondo. Chiudiamo con una degustazione di pecorini lucani dove ci facciamo del male provando in parallelo l’aglianico del Vulture Don Anselmo 1997 e un Serpico ’00 dei Feudi di San Gregorio, che spettacolo ragazzi!!

Il dessert è una degna chiusura di un pranzo davvero gradito, un tortino al cioccolato caldo accompagnato da gelato alle nocciole, qui non potevamo che continuare ad omaggiare i Paternoster scegliendo di bere il loro gradevolissimo Moscato Clivus 2007. Barile è fuori dai comuni circuiti enogastronomici, è vero, la Locanda del Palazzo vi avvicinerà sempre di più a ricercare l’assoluta lontananza da questi, provare per credere!

Locanda del Palazzo

Piazza Caracciolo, 7
Tel. 0972 771051
www.locandadelpalazzo.com
info@locandadelpalazzo.com
Aperto solo la sera, domenica a pranzo
Chiuso domenica sera e lunedì
Ferie: tre settimane ad agosto e una a gennaio

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