Posts Tagged ‘aglianico del taburno’

Aglianico del Taburno Ris. Terra di Rivolta 2008

7 marzo 2013

Aglianico del Taburno Riserva Terra di Rivolta 2008 Fattoria La Rivolta. Al netto del nome piuttosto lungo, anche solo da ricordare, non si può dire certo che del Taburno e dei meravigliosi vini che ne vengono fuori se ne parli abbastanza, o almeno quanto ne meriterebbero un così straordinario terroir e certe bottiglie come questa.

Fattoria La Rivolta, autunno 2007 - foto A. Di Costanzo

Se l’Irpinia è la culla del principe dei rossi italiani, quel Taurasi che si va celebrando tra l’altro questo fine settimana a Serino¤ e l’Ager Falernus¤ conserva la memoria storica millenaria in regione, l’areale di Torrecuso, tra i più ‘giovani’ a vedere la ribalta, volge, seppur lentamente, a conquistarsi quello spazio nella storia vitivinicola campana in perenne sospensione tra il vecchio e il nuovo.

Paolo Cotroneo¤ nel ‘97 ci ha investito l’anima in questo progetto, con tutto se stesso. Ed in molti, tra appassionati di vario genere e critici autorevoli ne hanno colto sin da subito tutto lo spirito e gli orizzonti possibili. Ad oggi siamo più o meno a 30 ettari di proprietà tutti a conduzione biologica, con una mano importante agli esordi da uno dei più autorevoli enologi italiani, Angelo Pizzi, e la benedizione proseguita con l’avvento in cantina, recentemente, di Vincenzo Mercurio. Qualche anno dopo, a farla conoscere al grande pubblico al debutto fu l’affermazione commerciale di una sorprendente versione di coda di volpe mai saggiata prima, di grande estrazione, dall’espressività fortemente mediterranea, ricca di polpa, calda e vigorosa: fu un successo memorabile!

Eccetto il ‘Sogno di Rivolta’ che fa storia a se (per l’assemblaggio, il legno) vi si fanno vini bianchi estremamente franchi e quasi mai sopra le righe, con le varie masse criomacerate prima di passare in acciaio e poi messi in bottiglia a conservarne freschezza e tipicità; sui rossi il lavoro è un po’ più articolato ma sono generalmente di carnosa personalità gli aglianico, sottile e piuttosto affabulatore il piedirosso.

Aglianico del Taburno Riserva Terra di Rivolta 2008 Fattoria La Rivolta - foto A. Di Costanzo

E’ un’indomabile Paolo, come la sua terra in contrada Rivolta. Tolto il virtuosismo di spumantizzare il greco di quelle parti è l’aglianico, senza ombra di dubbio il suo fiore all’occhiello, dove viene fuori probabilmente il ‘capolavoro’ a Fattoria La Rivolta¤; e il Terra di Rivolta Riserva ’08 ne è piena testimonianza; un vino risultato di dieci anni di paziente attesa spesi a comprendere palmo a palmo quelle vigne e riconoscerne ogni minimo sussulto in cantina, dallo scarto degli acini scalognati ai giusti tempi e procedure delle fermentazioni e macerazioni, l’affinamento, l’imbottigliamento addirittura.

Un lento progredire che porta oggi nel bicchiere un rosso, dopo quattro anni, che di tutti questi passaggi rivela essenzialmente il solo frutto, lasciando carezzare l’idea della pienezza assoluta senza compromessi ed intermediazioni artificiali. Crudo, nudo, puro. Il naso sa di violetta, prugna e marasca, è balsamico e speziato, profuma di tabacco e caffè tostato. Il sorso è di spessore, intenso, largo, lunghissimo. Una velatura ancora di balsamico ne richiama l’impronta assai territoriale, una sferzata tannica, importante ma affatto invadente, ne sottolinea stoffa e carattere da vendere. Adesso come tra dieci anni, almeno. Un gran bel bere.

Paupisi, Impeto 2007 Torre del Pagus

17 dicembre 2012

Impeto 2007 Torre del Pagus - foto A. Di Costanzo

A conferma di quanto appena scritto qualche giorno fa qui vi consiglio vivamente di cercare questo bel rosso di Maurizio De Simone prodotto in quel piccolo eremo di Torre del Pagus a Paupisi, in area Taburno, dove “il nostro” pare abbia deciso di mettere radici pur non rinunciando ai suoi giri di consulenza. Impeto 2007 è un gran bel aglianico, abbastanza vivace al colore, profondo, dal naso socchiuso ma nel tempo assai sorprendente, invitante e verticale quanto bastevole: in una bevuta “alla cieca” non si fa alcuna fatica a riconoscere il varietale, il frutto è ben maturo ma centrato in pieno, vispo, succoso, quasi materico ad ogni riassaggio. Del legno appena una traccia, risulta ben digerito, in bocca a tratti il tannino scalcia ancora un po’ ma non ne può dinanzi alla voluttà glicerica e al ritorno fruttato di finissima levatura che conquista lentamente ogni millimetro a disposizione del palato. E’ chiaramente in perfetta forma. 

Diciamo che è un bel esercizio per chi voglia comprendere a grandi linee l’idea che Maurizio ha dell’aglianico, con tutte le attenuanti di un’annata arida ed avida non certo di facile lettura eppure espressa in pienezza senza sovrastrutture inutili, senza strafare. Probabilmente non è di quelle bottiglie da mettere via in cantina ancora per molti anni, ma a portarla in tavola oggi si fa proprio una gran figura, credetemi.

Torrecuso, Vigna Cataratte Riserva 2003

22 gennaio 2010

Gira che ti rigira ci si ritrova sempre a parlare di aglianico, della sua austerità, della sua, a volte, sottile eleganza o come in questo caso, della sua possenza e veemente capacità emozionale. Unisce e divide a seconda di cosa si sta bevendo, del nome che si sta nominando e del territorio di cui ne rappresenta espressione. L’aglianico ha tante anime e tra le tante pur senza rimpianti ce ne sono alcune da amare profondamente.

L’aglianico del Taburno ne possiede una tutta sua e sta imparando nel tempo a conservarla gelosamente, ceppo per ceppo, filare per filare, con la terra che diviene preziosa ed il vino che ne nasce l’unica forza di rinascita, di rivincita, forse di vittoria su vini, a volte meri fratelli coltelli, sparsi qua e là a rubare la scena spesso indegnamente. Torrecuso oggi è il comune più importante della doc Aglianico del Taburno, qualcuno ha definito camminare i saliscendi intorno al borgo vecchio come fare un giro nelle Langhe piemontesi più nobili, io aspetto con ansia di girare a Barolo e Barbaresco ma nel frattempo non oso immaginare niente di simile ai colori e ai profumi autunnali intorno a Fattoria La Rivolta e Fontanavecchia. Dopo la vicina Castelvenere è il comune più vitato della Campania con i suoi oltre 24mila ettari e quello dove si concentrano il maggior numero di aziende vitivinicole. Il territorio ricade nel Parco Regionale del Taburno Camposauro istituito nel 1993 per proteggere i boschi secolari di castagni, lecci e faggi e gli abeti bianchi portati dai Borbone nel 1846.

Un paese completamente votato alla viticoltura, dicevamo, fortemente vocato, come la storia e la tradizione della famiglia Rillo, di papà Orazio e soprattutto del figlio Libero che ha saputo dare la sferzata necessaria a far crescere ed affermare Fontanavecchia come un riferimento di indiscutibile valore per i vini qui prodotti. L’intero areale torrecusano fino agli anni 50 era per lo più spezzettato in piccoli poderi sui quali si coltivava di tutto con le tecniche del tempo e tutto ciò che vi si ricavava soddisfaceva appena i bisogni delle stesse famiglie che conducevano i poderi. Solo qualche anno più tardi si scoprì quale fosse la vocazione più idonea che trovò nella vite e nell’aglianico in particolare la sua strada maestra, e sin da allora i Rillo scelsero bene quale strada intraprendere puntando sempre alla sua valorizzazione ed oggi, alcune loro interpretazioni, in certe annate sono assurti senza ombra di dubbio a capisaldi della viticultura campana.

Il colore di questo Vigna Cataratte Riserva è rosso rubino con riflessi granata, limpido, di buona vivacità e consistenza. Il primo naso è intenso e complesso su sentori di frutta rossa matura, prugna in confettura, poi vengono fuori note speziate, tabacco, sino all’emergere di sensazioni balsamiche, di liquirizia, poi ancora note di grafite. In bocca è secco e caldo, fresco quanto basta, dal palato tosto e coriaceo, dal tannino ben levigato dal tempo ma ancora presente e costante, vellutato solo sul finale di bocca grazie ad un residuo di frutto polposo, semizuccherino, ad abboccare la nota finale tostata tendenzialmente amarognola. La beva risulta costantemente di grande intensità e di notevole persistenza aromatica, avvolgendo il palato continuamente in una piacevole e sostenuta corrispondenza gusto-olfattiva. Un vino certamente robusto, figlio di una annata calda e probabilmente destinato ad una vita non lunghissima ma che ancora, dopo sei anni, mostra di avere carattere da vendere e godibilità da non perdere. Da bere su di una succulenta sella di coniglio farcita cotta a bassa temperatura, come quella di Francesco Sposito di Taverna Estia di Brusciano. 

Torrecuso, aspettando La Rivolta

27 novembre 2009

Torrecuso, Fattoria La Rivolta. Il gioiello di Paolo Cotroneo e famiglia.

I colori più belli dell’anno, Torrecuso è il posto più suggestivo del Taburno.

Come dire, rifarsi gli occhi dopo aver ritemprato il palato.

La natura sa essere molto suggestiva, soprattutto dopo aver donato i suoi frutti.

 


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: