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Gaiole in Chianti, Casalferro ’07 Barone Ricasoli

12 gennaio 2012

Non bevevo il Casalferro di Barone Ricasoli da alcuni anni; l’ho sempre amato questo vino, pur nella sua dichiarata veste internazional-chiantigiana non proprio irresistibile ai più. E dal ’94, praticamente al suo debutto, ad oggi – memorabile il ‘99, ma anche il 2000 – non me ne son persi poi così  tanti; però mi duole ammetterlo che  era da un bel po’ che mancava ai miei taccuini.

Così quando l’ho colto sulla carta di Palazzo Petrucci, l’altra sera a cena a Napoli, non ho avuto dubbi su cosa proporre ai mie commensali. Ero tuttavia indeciso fra il 2006 e il 2007, e il fatto che quest’ultimo fosse addirittura diventato nel frattempo 100% merlot ci ha incuriosito ancor di più: “eh si, il 2007 è giusto la prima annata tutta merlot”, ci confermava il bravo Ciro Potenza, sommelier del bel locale napoletano di Piazza S. Domenico Maggiore. Si sarà completato il percorso, mi sono detto. Proviamolo!

Si perché il Casalferro, nato che era sangiovese in purezza, è stato poi sempre “giocato” sul binomio sangiovese/merlot, con il primo varietale a farla da padrone per almeno ¾ dell’uvaggio. E proporlo come un merlot in purezza mi sa tanto di un segnale volto a grandi ambizioni, puntate decisamente in alto, all’inseguimento magari di certi miti consolidatissimi, come il Masseto de l’Ornellaia o il Redigaffi di Tua Rita (di quest’ultimo leggetene qui, se vi pare), tanto per citarne un paio. Leggo che le uve provengono sempre da quell’unica parcella di terreno caratterizzato per lo più da arenarie calcarifere ed alberese, situata intorno ai 400 metri sul livello del mare proprio a ridosso di Gaiole in Chianti.

Bello il colore, di un rubino porpora assai fitto, mentre il naso è subito un fiume in piena di sensazioni balsamiche che rincorrono aromi di frutta rossa polposa, sottobosco e spezie finissime; molto particolari – e caratterizzanti ovviamente, poteva essere altrimenti? – certe note “animali” e spunti iodati, quasi ferrosi. E se il ventaglio olfattivo è prorompente, ancor più lo è il palato: l’annata calda pare incidere più sulla complessità olfattiva che sulla risolutezza del sorso, per niente “rotondo” come ci si possa immaginare sulla carta; anzi, siamo dinanzi a un vino con un nerbo acido-tannnico impressionante, di gran spessore, con un frutto croccante e chiaramente disadorno di ammiccamenti inutili, sgraziato e pieno, e con un finale di bocca assai lungo e gratificante. E’ giovane sì, sicuramente, ma offre comunque un gran bel bere. Mi verrebbe da aggiungere “da non perdere di vista”, ma questo assaggio è una sberla di quelle che non si dimenticano certo facilmente!

Chiacchiere distintive, Ciro Potenza

11 Maggio 2010

No, non mi sono sbagliato, c’è un’altro protagonista in questa storia ed è, con il Vesuvio, il simbolo di Napoli nel mondo: la pizza, la più grande passione, assieme al vino naturalmente, di Ciro Potenza, napoletano di Salita Tarsia, classe ’83, giovane e dinamico sommelier di Palazzo Petrucci, a Napoli unico ristorante Stella Michelin. L’Arcante ci ha fatto quattro chiacchiere, distintive come sempre di bravi sommeliers che lavorano per affermare la propria passione e professionalità!

Allora Ciro, entriamo subito nel vivo della chiacchierata. Come nasce la tua passione per la sommellerie? Mia nonna è irpina, di Frigento. I miei primissimi ricordi legati al vino sono dell’infanzia, quando andavamo in campagna a trovarla, per me era bellissimo stare in mezzo al verde con i panorami irpini e le viti a fare da sfondo. Ma il vino arriverà solo più tardi, io vengo da una famiglia di pizzaioli e le prime esperienze di lavoro le ho avute in bottega con mio padre, ero fortemente affascinato dalla pizza, più che un alimento, un rito, un’arte dalla storia antica. A 16 anni incontrai Enzo Coccia (Pizzeria La Notizia, tra le migliori a Napoli) ed iniziai a collaborare con lui. Da li gli studi sulla storia, le materie prime, i primi corsi di formazione, le consulenze: alla fine mi ritrovai un vero e proprio “artigiano pizzaiolo”. Nel 2006 attratto sempre più dai giochi di abbinamento che con lo stesso Enzo provavamo a fare in pizzeria, mi iscrissi ai corsi dell’ Ais di Napoli, un ottimo viatico per la mia formazione.

Quale il momento in cui ha capito di poter avere un futuro nell’ambito della sommellerie? Ci sono stati una serie di eventi favorevoli. In primis l’aver ottenuto un ottimo risultato al corso, subito dopo l’incontro con il Gambero Rosso. Ricordo che la Città del Gusto era stata inaugurata da pochi mesi, cercavano un giovane sommelier ed io avevo da poco finito il corso, feci il colloquio e mi scelsero; Era il 2008. Poi la partecipazione al master sulle acquaviti “la ricerca dell’eccellenza” organizzato dall’AIS e dalla distilleria Bonaventura Maschio, e la borsa di studio vinta come primo classificato per il sud. Subito dopo l’esperienza al Gambero ci fu l’incontro con la proprietà del ristorante Palazzo Petrucci che era in cerca di un sommelier. Sin dal primo momento c’è stata grande intesa sia con Lino Scarallo, lo chef, che con tutto lo staff del ristorante. Quando si dice al posto giusto al momento giusto!

Chi è, se c’è, il tuo modello professionale, chi ti ha aiutato a migliorare nella tua crescita professionale? Sicuramente la mia famiglia ed i miei affetti. Ringrazio ancora Enzo Coccia per avermi sempre incoraggiato nonostante mi avviavo a fare un salto nel buio cambiando completamente lavoro, ma anche e soprattutto un amico, Paolo De Cristofaro; Al Gambero di Città della Scienza ho collaborato per un anno, e lui che è un grande comunicatore mi ha aiutato molto a crescere.

Cosa ti piace dell’ambiente in cui lavori, cosa possiede di speciale? Sono a Palazzo Petrucci da poco più di un anno, qui ho trovato un gruppo di lavoro molto affiatato ed una proprietà davvero sensibile, mi hanno aiutato molto ad entrare subito in sintonia con tutto l’ambiente. E poi ho la possibilità di lavorare a stretto contatto con Lino Scarallo, cosa per me molto esaltante,

Com’è la tua carta dei vini? Come scegli di acquistare i vini e come li proponi ai tuoi ospiti? La mia carta è in continuo movimento, cerco sempre di aggiornarla con nuove proposte. Attualmente sono circa 500 le etichette, con grande spazio alla Campania; A breve ci sarà il completamento della cantina che stiamo allestendo in un adiacente locale storico. I vini che acquisto sono soprattutto quelli che piacciono a me e che certamente posso abbinare alla nostra cucina. Al tavolo invece, cerco sempre di coinvolgere i miei ospiti proponendo nuove esperienze, magari stuzzicando la loro curiosità.

Il vino del cuore e quello che desideri di bere prima o poi? È difficile sceglierne uno, ritengo il Fiano e l’Aglianico due vitigni di grandissimo spessore. Poi mi piace tantissimo il Verdicchio, i Sauvignon della Loira e del Friuli, alcuni Champagne, blanc de blancs in particolare, i Riesling tedeschi, il Pinot Nero in Borgogna ed alcune interpretazioni dell’Alto Adige. Amo tanto anche i Super Tuscans ed i rossi delle Langhe. Al sud guardo sempre con interesse al Vulture, all’Etna ed al Carignano in Sardegna. Nutro grande passione per i vini da dessert, indistintamente! Il vino che desidero bere? Uno di quei vini che sfidano il tempo, capaci di emozionare e lasciare il segno.

Il nostro lavoro è di grande sacrificio, rimpianti o che cosa avresti voluto cambiare? Rimpianti no, ma se potessi tornare indietro frequenterei l’istituto alberghiero, sicuramente più attinente al mio percorso.

Il tuo rapporto con l’ais, c’è qualcosa che potrebbe fare di più l’associazione per te? La mia esperienza con l’AIS è stata felicissima, purtroppo non ho molto tempo da poter dedicare alla vita associativa, ma cerco di essere presente alle rassegne, a volte anche solo per mezz’ora! Per me anche la semplice chiacchierata con un collega può essere un momento di crescita .

Gli amici, la famiglia, come concili il lavoro, con tutto questo? I momenti da poter dedicare a se stessi ed ai propri affetti sono sempre di meno, ma ho la fortuna di avere una compagna fantastica, che ha capito quanto sia importante per me questo mondo, ed è sempre pronta a sostenermi. C’è poi il gruppo storico di amici, tanti studiavano a Napoli come fuori sede, cerchiamo di incastrare i giorni liberi e di vederci.

Le tue aspettative, cosa ti auguri per il futuro? Per un giovane come me la voglia di sapere è quasi ossessiva e spero di poter soddisfare la mia curiosità, mi piacerebbe conoscere il vino nell’anima così come ho fatto in passato con la pizza, ci vorrà del tempo, visto la vastità dell’argomento e la dinamicità di questo settore, ma sono paziente! Mi auguro infine di poter seguire sempre le mie passioni, e di poterle esprimere al meglio.

Bene, grazie Ciro per la bella chiacchierata, ad maiora!


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