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E venne il giorno della prima verticale storica del Piedirosso Campi Flegrei Colle Rotondella di Cantine Astroni

28 settembre 2020

E’ una verticale storica questa, che segna il tempo trascorso provando a contare e raccontare i passi fatti in tre lustri nei Campi Flegrei da Cantine Astroni e Gerardo Vernazzaro, senza dubbio tra i più dinamici produttori e interpreti del panorama enoico di questo pezzo di territorio della provincia napoletana.

La famiglia napoletana Varchetta da oltre quattro generazioni è impegnata ad affiancare al florido commercio di uve e vini puntuali e lodevoli investimenti in un territorio dove piantare una vigna spesso può rivelarsi impresa difficile quasi quanto programmare il lancio di una sonda esplorativa nello spazio.

Così, all’incirca vent’anni fa, è nato il progetto Cantine Astroni, un cambio di passo decisivo per la famiglia ma anche, soprattutto, un nuovo modo di guardare al territorio non più in maniera passiva bensì diventandone tra i protagonisti più attivi, convertendo e piantando vigne oggi tra le più suggestive intorno a Napoli e mettendo su una cantina bella e funzionale, tecnologicamente all’avanguardia, proprio a due passi dal centro città e dalla riserva naturale del Cratere degli Astroni¤, là dove oggi è possibile per chiunque andare e toccare con mano uno spirito nuovo fuori dai soliti luoghi comuni di una periferia altrimenti assediata dal cemento.

Sono oltre dieci anni che proviamo a consegnare a queste pagine, con una certa regolarità, le impressioni su tutti i vini di Gerardo, il racconto della sua significativa sensibilità nell’approcciarsi al Piedirosso e alla Falanghina dei Campi Flegrei, a partire proprio dal Colle Rotondella¤ – tra i primi ad essere qui recensito con l’annata duemilanove, nel 2011 – sino al Riserva Tenuta Camaldoli¤, seguito dai bianchi Colle Imperatrice¤ e Vigna Astroni¤ passando da Strione¤ al Tenuta Jossa¤.

Ebbene, pur senza allungarci troppo in una sterile adulazione o innescare inutile piaggeria possiamo dire con una certa ragionevolezza che ognuna di queste referenze hanno raggiunto oggi grande equilibrio e piena espressività, risultato figlio di un lavoro duro e faticoso che ha richiesto anni di impegno, investimenti, studio, confronto, umiltà, provando a destreggiarsi tra insidie, errori, opinioni talvolta date senza avere piena conoscenza diretta dei fatti ma soprattutto con tanta intelligenza, indispensabile per non adagiarsi, nemmeno dopo i primi successi arrivati e, ne siamo certi, dopo quelli prossimi che non mancheranno a tardare!

Proprio dalle vigne del circondario flegreo più prossimo a Napoli, in areale delle colline dei Camaldoli, da un vigneto di circa tre ettari di Piedirosso dei Campi Flegrei, provengono le uve di questo rosso, il Colle Rotondella, che fa solo acciaio e bottiglia e che pare riassumere tutto quello che un vino di questo territorio deve saper garantire in tutta la sua sfrontata consistenza: un colore avvenente, profumi seducenti, finanche ruffiani, una beva scorrevole e furba, non priva però del giusto carattere. Ma cosa succede poi negli anni? C’è da aspettarsi altro, qualcosa in più?

E’ così che l’enologo si è spogliato di quanto non più strettamente necessario e si è fatto nel frattempo viticoltore tout court, rimanendoci in vigna tutto il tempo necessario per comprendere e agire, seguendo e assecondando la natura, con attenzione alla tutela del suo equilibrio e dell’ambiente che lo circonda, mirando al mantenimento della fertilità del suolo attraverso la promozione di processi naturali biologici e sistemi chiusi favorendo quindi la coltivazione di uve sane, ricche, pregevoli. 

Aspetto, quello agronomico, assolutamente non secondario nel cogliere appieno il valore del risultato finale nel bicchiere che, soprattutto nella terza e ultima parte della batteria in degustazione, quella che va dalla ‘sedici all’ultima ‘diciannove, con delle prime avvisaglie già nella ‘tredici e ‘quindici, contribuisce in maniera decisiva a tratteggiare un vino dalla chiarissima impronta vulcanica, assolutamente originale, dal respiro moderno e dal sapore contemporaneo, con un naso seducente e un sorso coinvolgente, pieno e gratificante nei suoi primi anni di bottiglia ma che non ha assolutamente nulla da temere dallo scorrere del tempo, restando in grande spolvero almeno per un lustro.

***** Piedirosso Campi Flegrei Colle Rotondella 2019. E’ un rosso che regala un piacevolissimo gioco dei sensi a chi si avvicina alla tipologia per la prima volta, con quel colore rubino dalle vivaci sfumature quasi porpora; possiede un ventaglio olfattivo estremamente varietale, è vinoso, floreale di gerani e di piccoli frutti rossi e neri maturi. Un corredo aromatico arricchito da lievi sfumature officinali e da una fresca tessitura gustativa, abilmente tenute assieme dal manico di Gerardo Vernazzaro, proprio grazie alla sua lunga esperienza di studio del territorio e del varietale. Il sorso è secco e morbido, infonde piacere di beva, una sorsata ne richiama subito un’altra, una beva sfrontata, agile, calda, salata e avvolgente. 12% di alcol in volume in etichetta.

**** Piedirosso Campi Flegrei Colle Rotondella 2018. E’ un rosso tremendamente contemporaneo, decisamente didattico, dal colore rubino con vivaci sfumature quasi porpora sull’unghia del vino nel bicchiere, con un naso estremamente varietale, vinoso, floreale di gerani e di piccoli frutti rossi e neri maturi. L’anima più tradizionale del Piedirosso flegreo qui è sorretta anche da un frutto dalle piacevolissime sfumature speziate ed una fresca tessitura gustativa abilmente intrecciate. Il sorso è secco e morbido, dona piacere di beva che grazia il palato e un sorso ne richiama subito un altro. 12,5% di alcol in volume in etichetta.

****/* Piedirosso Campi Flegrei Colle Rotondella 2017. Fu quella un’annata complessa e complicata, sin dal colore rubino carico se ne coglie la pienezza del frutto, ha un naso estremamente varietale, ancora vinoso, ampio, floreale e fruttato, balsamico. Si avvantaggia di una maggiore percezione ”calorica” in bocca, il sorso è secco e morbido, assai piacevole, scorrevole, con un finale di bocca sapido ma appena amaricante in chiusura. 12,5% di alcol in volume in etichetta.

**** Piedirosso Campi Flegrei Colle Rotondella 2016. Bottiglia nuova, di ispirazione francese, con le etichette necessariamente riviste e adattate. Resta una piacevole sorpresa, lo beviamo nuovamente a distanza di nemmeno una settimana. Ha un colore tipicamente ”borgognone”, pienamente rubino, luminoso e trasparente, appena più accentuato sull’unghia del vino nel bicchiere; Il naso è anzitutto balsamico e floreale, rimanda poi a piccoli frutti rossi e neri maturi, appena un sottofondo di sottobosco, cenere e polvere di cacao. Il sorso è sottile, dal gusto secco e di finissima tessitura gustativa, magro ma non privo di vigore ed energia, chiusura di bocca salina. 12,5% di alcol in volume in etichetta.

***/* Piedirosso Campi Flegrei Colle Rotondella 2015. Segna uno spartiacque, è questa l’ultima uscita ancora in bottiglia bordolese. Ha colore rubino maturo, nemmeno tanto trasparente sull’unghia del vino nel bicchiere; conserva un’impronta varietale particolarmente interessante, vi si colgono sentori di rosa, melograno e altri piccoli frutti neri maturi a cui s’aggiungono piacevolissime tonalità speziate e balsamiche. Il sorso è asciutto, abbastanza morbido, molto piacevole la beva, con un finale di bocca caldo e abbastanza lungo. 12% di alcol in volume in etichetta.

***/* Piedirosso Campi Flegrei Colle Rotondella 2013. Annata altalenante, particolarmente ”allenante” la definisce Gerardo Vernazzaro, di quelle che non puoi perdere di vista nemmeno un giorno e che ti costringono a stare sul pezzo sino all’ultimo, non a caso tra le prime ad essere portata in cantina solo a fine ottobre, raccogliendo i primi frutti del lungo lavoro di valorizzazione del patrimonio vitivinicolo di proprietà. Il colore rubino ha tenuto benissimo, conservando invidiabile integrità varietale, il naso è floreale e fruttato, in particolare di rosa passita e arancia sanguinella. Il sorso è secco, caldo e morbido, con una buona progressione gustativa e una sapidità marcata. 12% di alcol in volume in etichetta.

** Piedirosso Campi Flegrei Colle Rotondella 2012. L’ultima vestita di nero, con etichette trendy per l’epoca, un nuovo taglio scelto qualche anno prima per provare a far prendere il largo dalla casa madre quei vini provenienti dalle vigne di proprietà, proprio come il Colle Rotondella. Il colore è marcato da un tono scuro, granato con note aranciate/brune sull’unghia del vino nel bicchiere. Il naso è terragno, conserva buona pulizia olfattiva ma vi si riconoscono soprattutto note di terra bagnata, sottobosco, frutta secca più che altro, con il sorso asciutto e snello, con ancora buona intensità. 12% di alcol in volume in etichetta.

**/* Piedirosso Campi Flegrei Colle Rotondella 2011. Annata calda, perfino torrida in alcuni frangenti, anche in questo caso il colore è maturo, granato/aranciato sull’unghia del vino nel bicchiere. Il naso, tuttavia, è molto interessante: verticale e balsamico, dai tratti maturi, vi si coglie confettura di ciliegia, sciroppo di melograno, cenere, carrube, sottobosco. Il sorso è lineare, snello, con ancora una buona corsa. E’ questo il millesimo con il quale uscirà poi sul mercato, un paio d’anni dopo, per la prima volta, la Riserva Tenuta Camaldoli¤. 12,5% di alcol in volume in etichetta.

** Piedirosso Campi Flegrei Colle Rotondella 2010. Sono questi gli anni in cui si comincia a lavorare con una certa continuità in vigna con un approccio più consapevole. Oggi ne viene fuori un vino dal colore marcato da toni scuri, granato con note aranciate sull’unghia del vino nel bicchiere. Ha naso empireumatico, severo, conserva buona pulizia olfattiva restando però concentrico (terra, radici, polveri) consegnando tuttavia un sorso asciutto, agile con una marcata connotazione salina. 12,5% di alcol in volume in etichetta.

** Piedirosso Campi Flegrei Colle Rotondella 2007. Annata calda e asciutta, si direbbe di frutto più che di terroir, a quel tempo capace di tirare fuori vini di grande godibilità un po’ ovunque in Campania, pieni e insolitamente carnosi soprattutto per il varietale flegreo. Ne resta un vino dal colore granato con note aranciate sull’unghia del vino nel bicchiere. Il naso ha bisogno di qualche minuto per liberarsi da un po’ di riduzione, lasciando poi spazio a sentori di prugna e amarena sotto spirito, sentori di sottobosco e humus, frutta secca, chiodi di garofano, erbe medicinali. Non male per una bottiglia che certamente non aveva alcuna velleità di arrivare ad oggi! Il sorso è asciutto e abbastanza fresco, anche caldo seppur non lunghissimo. 13% di alcol in volume in etichetta.

Leggi anche Il naso, i napoletani e l’apologia del Piedirosso #1 Qui.

Leggi anche Il naso, i napoletani e l’apologia del Piedirosso #2 Qui.

Leggi anche Piedirosso Campi Felegrei Colle Rotondella 2009 Qui.

***** Eccellente **** Ottimo  *** Buono ** Suffic. * Mediocre 

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Napoli, martedì 29 ottobre la tappa napoletana del tour “Tre Bicchieri Gambero Rosso”

23 ottobre 2019

Napoli celebra i dieci anni dell’edizione partenopea dell’evento “Tre Bicchieri 2020 Gambero Rosso” con una serie di iniziative speciali. In occasione del più alto riconoscimento nella guida “Vini d’Italia”, Città del Gusto Napoli Gambero Rosso ha ideato un evento unico, che si svolgerà presso il MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Tra i più importanti musei di Napoli, il MANN vanta il più ricco e pregevole patrimonio di opere d’arte e manufatti di interesse archeologico in Italia ed è considerato uno dei più importanti musei archeologici al mondo.

Martedì 29 ottobre, dunque, la tappa napoletana dell’evento “Tre Bicchieri Gambero Rosso” si svolgerà in una location del tutto eccezionale, che ospiterà per l’occasione oltre ottanta produttori provenienti da numerose regioni d’Italia, operatori, esperti del settore, stampa e appassionati. Per l’occasione, oltre alla tradizionale degustazione delle etichette italiane premiate, si terranno due Masterclass organizzate da Città del Gusto Napoli, presso l’Hotel Costantinopoli 104, riservate ad operatori specializzati, che di fatto daranno il via al ciclo di Masterclass denominato “L’Italia nei Tre Bicchieri”, che di volta in volta vedrà momenti di approfondimenti dedicati alle principali denominazioni italiane.

Per l’edizione 2019 la prima Masterclass sarà dedicata alla Campania e sarà guidata da Stefania Annese, mentre la seconda Masterclass sarà dedicata ad Umbria e Toscana e sarà guidata da Lorenzo Ruggeri (info sulle Masterclass dedicate agli operatori: tel 329 9866587 – 392 0059528 – segreteria@miriadeweb.it). Infine alle ore 18.00 Masterclass aperta al pubblico su “I Premi speciali della guida Vini d’Italia 2020” guidata da Stefania Annese e Lorenzo Ruggeri. Alle ore 18 gli operatori avranno accesso esclusivo ai banchi d’assaggio delle aziende partecipanti che, a seguire, apriranno al pubblico.

L’evento sarà arricchito da uno speciale percorso food che vedrà protagoniste alcune delle migliori realtà dell’agroalimentare campano selezionate da Gambero Rosso. Il percorso organizzato da Città del Gusto Napoli è stato ideato dallo Chef Giovanni Pastore, già Chef di Città del Gusto Napoli, attualmente impegnato in esperienze internazionali alle Maldive e a Zanzibar, insieme agli allievi della Gambero Rosso Academy Napoli. Gli ospiti troveranno varie espressioni della cucina di Pastore, che si fonda su di una ricerca attentissima delle materie prime, insieme ai prodotti da forno d’eccellenza dei Fratelli Malafronte (3 Pani per la guida “Pane & Panetterie d’Italia” di Gambero Rosso), del casertano Forno Aspromonte (2 Pani per la Guida “Pane & Panetterie d’Italia” di Gambero Rosso) e di “Oltre ogni territorio” con i suoi taralli pugliesi. In abbinamento i prodotti caseari dell’azienda agricola irpina Carmasciando e di Alimentale, tutelati e garantiti dal Bollino Vero Filiera Sostenibile per le produzioni che difendono la biodiversità, l’ambiente, la sostenibilità e il lavoro delle aziende locali, ai banchi d’assaggio gestiti dai Maestri Assaggiatori ONAF.

A seguire, i Fratelli Malafronte proporranno al pubblico i loro panettoni natalizi di cui presenteranno l’intera collezione. Con loro il gelatiere Emilio Panzardi dell’omonima gelateria di Maratea, noto per le sue innovative ricette e per le produzioni di grande qualità (realizzate con numerosi presidi Slow Food), e Poppella con un esclusivo percorso di golosità. Leggi Qui e Qui altre informazioni sul programma completo.

Per informazioni e prenotazioni:

Tel. 338.1691727 – 333.4538337 – 351.1131700

oppure eventi.na@cittadelgusto.it

comunicazione.na@cittadelgusto.it.

Info per la stampa:

Miriade & Partners¤

Tel. 329.9606793 – 392.0059528

ufficiostampa@miriadeweb.it

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Napoli, La Locanda del Buongustaio

20 dicembre 2015

Passeggiare per Napoli, confondersi con migliaia di genti che inondano i vicoli, i corsi, le piazze ha un sapore davvero particolare, ad ogni angolo di strada poi ci si mischia con chi insegue i profumi di una tradizione mai sopita qui in centro città, quella serbata gelosamente dalle storiche trattorie.

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Nel ventre di Napoli sono un po’ ovunque, quasi sempre a conduzione familiare, non di rado da generazioni: hanno cucine anguste, spesso pochi tavoli, 4 forse 5 ‘assettati’ almeno tre-quattro volte per servizio, ambienti spartani ed una organizzazione del lavoro essenziale ma estremamente funzionale.

Per alcune quel che le fa vero luogo di culto sono la storia delle persone che le animano ed una cucina schietta e sincera. Pochi piatti ma solidi, saporiti e alla portata di tutti. Quasi sempre sono fuori dai circuiti gastronomici più conosciuti ma, a pensarci, stanno sempre là e sono sempre piene con la fila in strada.

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Così è alla Locanda del Buongustaio, nei dintorni della Pignasecca; ci vieni per la Genovese, uno spaghetto al pomodoro, le melanzane alla parmigiana, le polpette al sugo, i fritti, il babà, la pastiera. Il servizio è cordiale e dispensa sorrisi. Il vino è della casa oppure ti prendi una tra le due buone scelte in bottiglia (consigliato). Conto sui 15/18 euro. Ben spesi.

La Locanda del Buongustaio

Vico Basilio Puoti, 8 Napoli
Tel. 081 5512626 – prenotare é bene
Sempre aperto, chiuso domenica sera

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L’uva e il vino di Raffaele Moccia

1 settembre 2015

Mi piace camminare le vigne con Raffaele, mi da tranquillità d’animo, per questo non appena posso lo vengo a trovare e assieme ci arrampichiamo sin lassù le mura del parco degli Astroni, dove le volpi, di notte, quatte quatte, saltano nel bosco dopo aver pizzicato dai grappoli di falanghina e piedirosso. Più che furbe verrebbe da definirle vere buongustaie.

Raffaele Moccia e la vigna del Pino - foto L'Arcante

Il posto più suggestivo di Agnanum¤ rimane però il vigneto storico di quasi cento anni che accompagna un po’ tutta la storia antica e moderna della famiglia Moccia. Una storia semplice la loro, di fatica e sacrifici che ha però preservato questo lembo di terra flegrea dove nascono vini a dir poco straordinari, di una stoffa unica, preziosissimi, finalmente riconosciuti in maniera unanime dagli appassionati quanto dalla critica.

Sono passato da lui in questi giorni per sentire il polso della vigna flegrea, si perché nonostante il grande lavoro che in molti fanno e stanno man mano portando avanti per riqualificare il vigneto flegreo – penso a Gerardo Vernazzaro¤, Giuseppe Fortunato¤ e i Di Meo di La Sibilla¤ giusto per citarne alcuni -, Raffaele rimane, per me, il riferimento imprescindibile per cogliere a pieno ‘l’umore’ dell’annata da queste parti.

Ebbene, mentre in molti di questi tempi affilano (di già) le forbici e guardano sempre più attenti il meteo, Raffaele fa spallucce e guarda avanti almeno a metà ottobre, a prescindere: ‘la mia sarà sempre una vendemmi tardiva, così va qui, è l’uva che lo chiede, non sono certo io a decidere quando tirarla giù dalla pianta’. In effetti, da quando ci conosciamo è così, da almeno quindici anni.

Raffaele Moccia - foto L'Arcante

Con questo tipo di terreni le sue preoccupazioni invece sono ben altre: ad esempio tenere su i terrazzamenti che rischiano di sprofondare giù dalla collina ad ogni pioggia forte, qua infatti si continua a lavorare solo a mano, con la zappa, impossibile pensare di condurre quassù trattori o ingegni di qualsivoglia genere. ‘Il lavoro mi vince, finito sotto non faccio in tempo a sistemare su in cima che dopo un mese devo ricominciare tutto da capo’.

Il valore di questa fatica lo ritrovi tutto nei bicchieri, Raffaele fa vini di grande personalità e spessore ma estremamente godibili, soprattutto nel tempo. A breve sarà ‘costretto’ a rilasciare sul mercato i suoi 2014 che beviamo assieme in anteprima: ‘sto senza vino da più di un anno e sono sinceramente in difficoltà con i miei clienti, soprattutto all’estero, dagli Stati Uniti e dalla Francia mi chiamano almeno una volta al mese per essere aggiornati. È tutto pronto, gli dico, non appena finiamo la vendemmia 2015 cominceremo ad uscire con i 2014. Sono in bottiglia da qualche mese vanno solo etichettati’. Anche perché oltre allo spazio in cantina servirebbe anche un po’ di tempo in più. Se la ride. Continua…

‘Raffaele Moccia, one of the most popular phlaegrean winegrower produces wines of great personality and thick but extremely enjoyable, especially along time…’.

Le strade del vino dei Campi Flegrei¤.

Piccola Guida ai vini dei Campi Flegrei¤.

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