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Il Falerno del Massico verso la Docg

1 settembre 2026

Si è concluso l’importante tavolo tecnico convocato dalla Regione Campania – Assessorato all’Agricoltura presso Villa Matilde Avallone, un appuntamento cruciale che segna l’ingresso nella fase finale dell’istruttoria regionale per il passaggio della nostra denominazione Falerno da Doc a Docg.

Il tavolo tecnico fa seguito all’assemblea dello scorso 27 luglio a Carinola, durante la quale i produttori hanno approvato le modifiche al disciplinare di produzione, rendendolo ancora più rigido e orientato all’eccellenza.

Per quanto riguarda il percorso normativo, l’iter sta procedendo puntualmente secondo le tappe previste dalla legge. Attualmente, l’istruttoria da parte della Regione Campania è ormai alle battute conclusive; superata questa fase, la documentazione verrà trasmessa formalmente al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste #Masaf per dare il via alla successiva e decisiva fase di verifica nazionale.

Il Consorzio Tutela Vini Caserta #VITICA esprime profonda gratitudine a tutti gli attori coinvolti. Questo incontro e l’attuazione del tavolo tecnico certifica la solidità del lavoro svolto finora e la sinergia strategica per dare al nostro #FalernodelMassico il massimo riconoscimento della piramide qualitativa italiana.

Ho dedicato al Falerno del Massico tante ore, giorni, stagioni spesi con giri in vigna e cantine, ho conosciuto persone straordinarie e vini memorabili raccontati con numerose degustazioni, decine di interventi, recensioni qui su L’Arcante; c’è da sempre, proprio qui su queste pagine, una delle prime se non la prima Piccola Guida al Falerno del Massico della denominazione più antica al mondo.

Una terra straordinaria l’Ager Falernus, di qua, a sud-est, Mondragone, Falciano e verso nord-est Carinola. Di là, a nord, Cellole e più a est Sessa Aurunca con le sue frazioni di Carano e Cascano che ci auguriamo presto possa fregiarsi di questo nuovo riconoscimento. Continueremo a monitorare la vicenda, i vari passaggi burocratici con l’attenzione e la passione che da sempre ci spinge ad apprezzare in maniera straordinaria questo vino e il territorio dove nasce.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Il Falerno del Massico Primitivo Conclave 2017 di Antonio Papa

14 febbraio 2020

C’è tanta superficialità in giro, spesso te ne accorgi al primo sorso di vino, talvolta già prima di levare il tappo, certe altre ancor prima di mettere gli occhi sull’etichetta. Poi capita di fare Oohh! Così le bottiglie di Antonio annullano qualsiasi preconcetto, quale che sia la presunzione, la convinzione con la quale credi di sapere tutto di Falerno e di Primitivo.

A Falciano del Massico si contano circa 13,5 ettari iscritti alla doc Falerno, votati prevalentemente alla produzione di Primitivo, Barbera, Piedirosso, Falanghina e Moscato e con terreni composti perlopiù di argille, crete e limo, sabbie. Qui, sul versante sud del Monte Massico, fin dal 1900 i Papa promuovono la coltivazione del vitigno Primitivo e di alcune altre varietà minori poi ammesse nel disciplinare doc nel 1988. Nel 1999 iniziano i primi imbottigliamenti e la commercializzazione del loro primo Falerno del Massico doc Primitivo, Campantuono, un rosso di grande estrazione e carattere, continuando la valorizzazione dei vitigni di proprietà coltivati sulle colline del circondario sino a circa 300 mt s.l.m..

Conclave è quindi l’altro Falerno di Antonio Papa o comunque una espressione più moderna del suo Primitivo massicano. Fa da controcanto proprio al Campantuono, se questi infatti è figlio di vecchie piante a piede franco, cloni antichi e provenienti da un vecchio sito in particolare, Conclave viene invece fuori da 3 diversi areali e da vigne messe a dimora in anni più recenti e con piante innestate su piede americano. Si tratta di piccoli appezzamenti situati a poche centinaia di metri dal cuore di Falciano del Massico, in località Pietrasbirri (1,30 ha) e più in là, verso la collina Piantagione, in località Cofanari (0,60 ha) e Santa Maria in Boccadoro (1,50 ha).

Da queste parti l’annata duemiladiciassette è stata particolarmente calda, con l’estate che ha fatto registrare temperature medie ben al di sopra delle precedenti, senonché durante la vendemmia ci sono stati ripetuti sbalzi termici e qualche pioggia che hanno contribuito a portare in cantina uve ricchissime e leggermente appassite naturalmente in pianta da due dei tre siti succitati, quelli più caldi e ventilati in collina, mentre dal sito in pianura di Pietrasbirri le uve raccolte sono risultate più turgide e snelle, tant’è si è lavorato con un raccolto per ettaro di appena 45 q.li e una resa in vino del 58%, come a dire poca roba ma di assoluta qualità e con un estratto secco sui 40 g/l.: una vera bomba! Il vino ha poi fermentato in acciaio, svolgendo un breve affinamento in tonneau prima di finire in bottiglia, senza filtraggio.

Nel bicchiere ci arriva così un vino dal bellissimo colore rubino-porpora, avvenente, profondo e suggestivo, dai profumi originali e di sapore secco, morbido, caldo, avvolgente, sapido. Ha un naso portentoso, si rincorrono sentori floreali e di piccoli frutti ben maturi, dolci sensazioni speziate e riverberi balsamici sottili ed eleganti. Sa di lamponi e more, è succoso di visciola, di cacao e liquirizia. Il sorso è secco, potente e seducente, il frutto è quasi masticabile, l’acidità, il tannino e la glicerina sono ben fusi e regalano una beva importante, decisa ma sostenibile. Un sorso di piacevolezza assoluta, mai stucchevole o stancante, un piccolo capolavoro!

Leggi anche Papa, l’artigiano del Primitivo Qui.

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Mondragone, Falerno del Massico Primitivo 2009 Michele Moio. O di quel successo ineguagliabile…

18 novembre 2012

Pochi vini come il Falerno del Massico Primitivo di Michele Moio possono vantare un tale successo commerciale, un’affermazione così vasta e capillare sul mercato del vino (non solo) napoletano. Etichette che si contano addirittura sulle dita di una mano se ci si riferisce ai soli vini rossi.

E’ il vino della domenica, anzitutto. Quello che se lo porti a pranzo  a casa di un amico non sbagli mai. O che magari ti concedi di bere a casa sapendo del ragù ancora sul fuoco. Ma è anche tra quelli più diffusi “al bicchiere” nei locali che fanno della mescita il loro punto di forza. E cosa insolita altrove, il primitivo di Moio è, tra i rossi campani, quello che più ha tratto vantaggio da quell’onda emozionale che a cavallo degli anni novanta voleva certi vini immediatamente leggibili, di spessore ma rotondi e con un certo carattere. Insomma, un rosso con una tradizione solida, tipico, con duemila anni di storia e tremendamente moderno. Geniale no? 

Una consacrazione che arriva però da molto lontano, e che nulla ha che vedere con l’idea di modernità che ha affascinato molti vinnaioli e annientato gran parte di questi senza una vera storia solida alla base; un successo che qui in casa Moio non ha spostato di una sola virgola la dedizione e la storia della famiglia, da oltre cento anni dedita al vino Falerno del Massico alla stessa maniera.

Così questo duemilanove, che si conferma annata davvero strepitosa per alcuni rossi, viene fuori alla distanza con molto di più di quanto promette sul breve; è invitante e grasso, succoso e nerboruto, ruffiano e sferzante al tempo stesso. Mancavo l’assaggio da un paio d’anni, ma è come se l’avessi bevuto appena un paio di settimane fa; è vero, il Falerno di don Michele, anno dopo anno, è pure questo, dannatamente fedele a se stesso. Ma un bel vino è così, sa essere anche questo, un piacevole ritorno alle origini, alle radici, da lì dove eri partito convinto di chissà quanto di più bello ci fosse là fuori.

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