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Le belle promesse del Messorio ’99 Le Macchiole

18 novembre 2013

Il Messorio di Le Macchiole, 100% Merlot di Bolgheri, viene lanciato spedito sin da subito nell’olimpo dei grandi vini italiani con un percorso quasi netto tra le varie maglie della critica prima italiana poi internazionale; una grandeur ogni anno più ridondante che ha raggiunto il suo apice massimo col 2008 premiato da Parker – udite udite – con ben 100/100.

Bolgheri rosso Messorio 1999 Le Macchiole - foto L'Arcante

Bella esperienza bere oggi il Messorio 1999*, con quasi quindici anni sul groppone appare ancora in tutto il suo splendore. il vino è tutto merlot, a quel tempo della vigna Puntone, piantata nel 1993 (Vignone arriverà solo nel ’99), con 18 mesi spesi in rovere francese. Tre lustri dopo arriva nel bicchiere un vino dal colore  rubino maturo ma ancora pieno ed invitante. Il naso ha bisogno del suo tempo, ha da stare in caraffa e fare i suoi bei giri nel calice, necessita di attenzione e della calma dei forti. Nitidi i sentori di china e caffè, poi liquirizia, more confettate, amarena sottospirito e tutta una serie di nuances terragne e tabaccose; il sorso  è ben espresso, possente ma preciso, caldo e fitto, teso e lungo, un merlottone con ancora il giusto piglio e la profondità utile per guardare avanti col petto in fuori.

Non ne farei l’assaggio dell’anno ma quando si stappano certe bottiglie ad anticiparle c’è tutta una serie di deja-vù e luoghi comuni sempre un tantino complicati da soppesare con giustezza. Ecco perché la sfrontata bellezza di questo assaggio ha un sapore ancor più pregnante. 

*98/100 per Parker, Tre Bicchieri Gambero Rosso, 17/20 L’Espresso.

Con il Le Pergole Torte 2000 di Montevertine ad esempio, non ci siamo presi proprio per niente!

29 gennaio 2013

E’ sempre particolarmente difficile scrivere una critica poco entusiasta di un vino simbolo come il Le Pergole Torte di Montevertine, prodotto da un “grande” della viticoltura toscana come Sergio Manetti (fu proprio questa la sua ultima vendemmia, ndr) e seguito in cantina da un’altro storico pezzo da 90 dell’enologia italiana come il buon Giulio Gambelli.

Toscana igt Le Pergle Torte 2000 Montevertine - foto A. Di Costanzo

Eppure va fatto, perché di spunti positivi da questa bottiglia ne son venuti davvero pochini. E poco c’entra l’irriverenza che pure spesso sta lì in agguato di fronte ad una bottiglia probabilmente poco performante. Come la presunzione di chi scrive di saperne abbastanza sul sangiovese – nonostante le tante bevute -, per dire che no, non ci siamo proprio. 

Anche per questo lo faccio poche volte, convinto che rimanga tanto su cui riflettere, aspettando di riprovarci magari ad un altro giro, come mi son detto per giorni e giorni a seguire dopo aver preso un’altra sonora bastonata per le mie convinzioni di appassionato e devoto a certe etichette simbolo del vino italiano come il Monfortino¤. 

Però due appunti me li sono scritti: dalla sua un’annata non proprio tra le migliori lì a Radda, eppure pare offrire davvero troppo poco per il blasone che si porta dietro. Cupo già nel colore, teso chiaramente all’aranciato, ha un naso ombroso che sa di vetusto, di erbe officinali e tira dritto dritto su note animali. Il sorso è asciutto, quasi risentito, afflitto da una costante sottrazione che consegna alla bocca solo un finale amaro, tremendamente risoluto. E il giorno dopo, nonostante l’attesa, niente di nuovo, null’altro. Lapidario. Non ci siamo presi proprio per niente!


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