Posts Tagged ‘pinot bianco’

A Beaune si va di Nuits-Saint-Georges blanc 2018 di Philippe Pacalet

7 giugno 2019

E’ senza ombra di dubbio tra i produttori di più grande talento venuto fuori negli ultimi 20 anni in Borgogna dove, con grande e inaspettata rapidità ha saputo imporsi come un fine interprete di vini e terroir differenti tra loro tirandone fuori rappresentazioni di stupefacente espressione territoriale.

Enologo di esperienza, négociànt avveduto, vigneron tout court Philippe Pacalet può contare oggi su circa 10 ettari di vigna disseminati in Côte de Nuits, Côte de Beaune e l’areale di Chablis da cui tira fuori mediamente 50.000 bottiglie l’anno. Tra i cosiddetti vini naturali d’oltralpe le sue selezioni sono tra le più ricercate ed ambite.

I suoi rossi hanno generalmente bisogno di un po’ di tempo per emergere e rivelarsi del tutto ma non è assolutamente trascurabile la loro finezza sin dalla giovane età, in particolar modo in alcune appellation per così dire ”minori” – vedi ad esempio Chénas e Moulin-à-Vent, Qui – dove riesce veramente a sorprendere. Talvolta sono un vero e proprio manifesto dell’annata in tutto e per tutto. E i vini bianchi straordinariamente puliti, integri, espressivi, su tutti vanno menzionati Chassagne-Montrachet, Puligny-Montrachet e, rarità assoluta, Corton-Charlemagne. Ai quali s’aggiungono alcune perle come questo Nuits-Saint-Georges blanc.

Viene prodotto da un piccolo appezzamento di circa 1 ettaro piantato prevalentemente con uve Pinot bianco, la vigna qui ha una età media di circa 25 anni; vi è da dire che la varietà è stata spesso confusa con lo Chardonnay, al quale somiglia parecchio, ed è forse anche questa la ragione per la quale non si fa a fatica a trovarne in giro da queste parti. Contrariamente allo Chardonnay il Pinot bianco ha minori capacità di adattamento e viene considerata varietà precoce, possiede inoltre una buccia più sottile e dà vini con caratteristiche organolettiche ben diverse ma quando trova terreni ricchi di materia minerale ed un buon interprete, sa esprimere prodotti capaci di sorprendere e conquistare anche i palati più attenti. 

Questo duemiladiciotto è in bottiglia solo da qualche settimana, ha certamente necessità di distendersi ancora un po’ ma si presenta anzitutto come un bianco profondamente diverso dagli altri di Pacalet, anche per questo particolarmente originale. Il colore è paglierino tenue, al naso ricorda subito frutta a polpa bianca, agrumi e macchia mediterranea: vi si coglie mela, pera e pompelmo rosa, ancora uva spina e mentuccia. Il sorso è caratterizzato da una sottile e persistente fresca vivacità, la vera arma letale in fatto di bevibilità, ma viene poi fuori sostanzialmente sapido e definito. Al netto di un prezzo non proprio alla portata di tutti, on-line è reperibile intorno ai 115 euro, è da considerarsi un bianco immediato, di medio corpo e privo di velleità iper-aromatiche, però preciso, puntuto e dal quadro organolettico impeccabile. Decisamente una bella scoperta!

© L’Arcante – riproduzione riservata

Annunci

Alto Adige Pinot Bianco Vorberg 2016 Terlan

8 dicembre 2018

Per gli appassionati della tipologia Vorberg è certamente un’etichetta di riferimento assoluto; un vino, quale che sia il millesimo che si va descrivendo, di sovente descritto come ”ancora giovane, lontano dalla piena maturità espressiva” come se per i vini di Terlano non vi fosse mai possibilità di una benché minima curva di decadimento.

E’ quel che si dice ‘un vino di montagna’ il Pinot Bianco Riserva Vorberg¤ di Terlan. Le uve provengono tutte dalle vigne del versante meridionale del Monzoccolo, nel pieno del territorio DOC di Terlano, vigne piantate su clivi e terrazzamenti posti tra i 350 e 950 metri s.l.m., di età media tra i 20 e i 40 anni.

Il pinot bianco (o Weißburgunder) dà generalmente vini non subito amatissimi dal grande pubblico, talvolta un po’ troppo ‘verdi’, per non dire bruschi, asprigni quasi, ma il Vorberg gioca in un’altra categoria. L’impronta è tipicamente varietale ma la sostanza ci consegna un vino che tende ben oltre le prime avvisaglie di verticalità, il sorso pungente, la freschezza gustativa: vi è molto, molto di più nel bicchiere.

C’è infatti da dire che i vini di Terlano danno il loro meglio con un po’ di anni di maturità e questo duemilasedici ne offre parecchi di spunti in questa direzione. Se il primo sorso è infatti apparentemente scarno, perché baldanzoso e rinfrescante, il naso è subito variopinto, balsamico e gioviale ma il corredo aromatico pian piano si arricchisce anche di note fruttate di agrumi, sentori di miele e mandorla, pietra focaia, così il finale di bocca, che rimane estremamente piacevole ma ricco di energia, acidità, nerbo.

E’ insomma un vino che possiede grande personalità e lunghezza, non abbiamo dubbi che tra qualche anno ce lo ritroveremo sicuramente ”ancora giovane, lontano dalla piena maturità espressiva”. E ne potremo ancora lasciare traccia a futura memoria.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Appiano, Alto Adige Pinot Bianco In der Låmm 2015 Weingut Abraham

8 ottobre 2018

C’è stato un tempo in cui una certa tipologia di vini bianchi scuotevano gli animi di appassionati e professionisti di ogni genere e settore della filiera  enoica coinvolgendoli repentinamente in un turbinio di sensazioni, opinioni e prese di posizioni in qualche caso eccessive; punti di vista talvolta comprensibili, altre meno, da un lato il pensiero libero e dall’altro le barricate tese sostanzialmente ad alzare barriere ideologiche che hanno ottenuto come unico risultato l’allontanamento di molti dal bere vini macerati.

Pinot Bianco 2015 Weingut Abraham

Vi è stata indubbiamente un poco di confusione, alcuni produttori mossi forse dalla troppa voglia di fare, si sono spinti nel seguire pedissequamente protocolli non sempre replicabili dappertutto o comunque non idonei a tutte le varietà menzionate nell’elenco delle uve da vino. Lo abbiamo visto, giusto per restringere il cerchio, anche dalle nostre parti qui in Campania con alcuni bianchi che hanno subìto tentativi talmente velleitari da sfociare in copie caricaturali di se stessi, con vini sostanzialmente sovraestratti, pesanti, addirittura ostici da bere; vini passati per cru quando non “da una vigna unica”, esempio di cosa si potesse fare con il varietale lavorandolo in un certo modo, spingendo in là l’asticella: ecco, ce lo saremmo volentieri risparmiato, una deriva stilistica per fortuna rientrata.

Di tutt’altro respiro questo splendido Pinot Bianco 2015 di Martin e Marlies Abraham prodotto dalle uve provenienti dal vigneto In der Låmm nel comune di Appiano, a circa 500m s.l.m.. Vigneto di circa 60 anni allevato su tradizionali pergole le cui radici affondano in un terreno composto da morene dell’ultima glaciazione, miste a pietrisco vulcanico e ricco di minerali di porfido e quarzo.

Vino di grande sostanza, sin dal colore paglierino carico e tendente all’oro più luminoso. Il naso è carico di piacevoli sensazioni floreali e fruttate, fiori bianchi e mela ben matura, erbette officinali e balsami. Il sorso è pieno e rotondo, appagante e godurioso, la lunga macerazione delle bucce dona grande complessità al frutto senza però sovrastarne qualità e freschezza, nonostante i 14° gradi in etichetta facciano immaginare tutt’altra bevibilità. Non vi è dubbio che vi è dietro questo vino un grande lavoro di selezione in vigna e tanta esperienza e massima attenzione in cantina. Una bella esperienza!

© L’Arcante – Riproduzione riservata


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: