Posts Tagged ‘lacryma christi del vesuvio’

Il vino secondo la Signora Carmela, il Lacryma Christi del Vesuvio

12 aprile 2019

Al Ristorante, il Lacrima di Cristo frizzantino - di L'Arcante© L’Arcante – riproduzione riservata

Annunci

Terzigno, Lacryma Christi rosso Gelsonero 2014 Villa Dora

16 gennaio 2019

Non vi è tristezza più grande della superficialità con la quale alcuni uomini trattano alcune parole, certe frasi, pensando di usarle per offendere un popolo intero con oltre duemila anni di storia, cultura, valori straordinari. ”Forza Vesuvio!”, ”Lavali col fuoco!” si sente talvolta urlare a squarciagola dagli spalti…

E’ quindi un destino strano quello del Vesuvio, ammirato, amato, idolatrato eppure sollecitato come un fardello a fare del suo peggio. Puro delirio. Come il suo Lacryma Christi, conosciuto ed amato in tutto il mondo, simbolo – nel vero senso della parola – della napoletanità in giro per il globo. Non v’è cantina, di quelle che contano, che non ne ha in listino almeno una referenza: un biglietto da visita indispensabile per certi mercati, un punto fermo su cui fare leva con l’importatore più scettico. All’estero, ma pure in casa nostra, si vende da solo. Eppure, per molti, al di là dei fiumi di vino venduti qua e nel mondo pare soffrire sempre un certo alone di una denominazione vetusta, statica, di un vino fine a se stesso, niente di più che un souvenir d’antan senza pretese fatto apposta per le carovane di turisti con i sandali e i calzini bianchi che brulicano in Penisola Sorrentina o sulle isole del Golfo di Napoli. Niente di più sbagliato!

Basta camminare, tra le altre¤, le vigne di Villa Dora per assaporare quanto sia diventato invece appassionante questo territorio e autentici i suoi vini. Qui siamo nel cuore del Parco del Vesuvio, a Terzigno, dove la terra è nera e dura come le pietre laviche dei muretti a secco che cingono le vigne difendendole dal bosco, intorno alla piccola cantina gioiello con annesso frantoio, tra le vigne di Falanghina e Coda di volpe, di Aglianico e Piedirosso che danno vita a vini che lentamente hanno saputo riappropriarsi di una dignità espressiva originale finalmente riconosciuta e rispettata come merita.

Un traguardo costato anni di lavoro e sacrifici enormi, soprattutto per chi come la famiglia Ambrosio ha scelto di fare grandi vini sin da subito, piantando vigne in maniera razionale, usando sistemi di allevamento moderni, potature mirate, rese basse, portando in cantina solo uve di primissima qualità e investendo tanto, costantemente, nel sapere dove mettere le mani, lavorando come Dio comanda e poi aspettare.

Sì aspettare, perché è stato necessario che il tempo facesse il suo corso, in acciaio così come in cemento o in legno, affinché i bianchi da Falanghina e Coda di volpe, come i rossi da Aglianico e Piedirosso avessero la capacità di maturare il tempo necessario per consegnarci vini memorabili, proprio come questo Lacryma Christi rosso. Il Gelsonero è un connubio perfetto delle varietà rosse tradizionali dell’areale,  avvenente, immediato e godibile come solo il Piedirosso sa essere ed ampio, polposo e intrigante come da manuale per l’Aglianico. E allora sì, ”Forza Vesuvio!, lavaci tutti col fuoco incredibile di questo splendido Lacryma Christi rosso Gelsonero 2014 di Villa Dora!”.

Leggi anche Lacryma Christi bianco Vigna del Vulcano Villa Dora Qui.

Leggi anche Terzigno, Villa Dora Qui.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Il Vesuvio, il Lacryma Christi e i vini di Benny Sorrentino

3 dicembre 2018

Un po’ di anni fa, tra il 2010 e il 2011, ci lanciammo con una certa dedizione alla scoperta degli enologi campani e di coloro i quali in qualche maniera risultavano avere radici forti in regione. Tra i molti intervistati in quel periodo vi erano alcuni del tutto misconosciuti alla scena enologica nostrana, l’idea era quella di dare visibilità a volti nuovi ma soprattutto parola a quei giovani che si apprestavano a ricevere il testimone da chi li aveva preceduti con l’arduo compito di continuare il lavoro straordinario fatto ma soprattutto rilanciare e dare ancora più lustro ai vini territoriali campani ed in particolare quelli da vitigno autoctono e provenienti da denominazioni storiche.

Tra questi ci ricordiamo di una giovanissima Benny Sorrentino¤, da poco laureata alla facoltà di agraria di Portici (nel 2006, ndr) e all’epoca unica enologa campana a smanettare in vigna e cantina. Benny arrivava da un’ importante esperienza formativa presso il Centro Ricerche per l’Enologia di Asti quando nel 2008, a Torino, prese la specializzazione in scienze viticole ed enologiche prima di fare ritorno a casa e prendere per mano l’azienda di famiglia con la sorella Maria Paola ed il fratello Giuseppe, una proprietà di circa trenta ettari nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio votati principalmente alla coltivazione di uve bianche Caprettone, Catalanesca e Falanghina e Piedirosso ed Aglianico a bacca rossa.

Qui, al centro di tutto anzitutto il Lacryma Christi del Vesuvio, una tipologia di vino che viene ottenuta da differenti tipi di varietà distinte sia per il bianco che per il rosso. Varietà che devono essere studiate e seguite a lungo ed attentamente per poterne migliorare la coltivazione, esaltarne le peculiarità ed affinare quindi la qualità dei vini che vi si ottengono. Per fare ciò è necessario conoscere profondamente l’areale, il suolo, il clima e cercare quelle “combinazioni” giuste per raggiungere il loro massimo equilibrio. Un approccio dispendioso, in particolar modo per chi si approccia al Vesuvio non vivendolo costantemente, un investimento programmatico che richiede tempo, conoscenza e supporti tecnici all’altezza.

Anche per questo non siamo affatto sorpresi di ritrovarci oggi dinanzi a bottiglie così espressive e coinvolgenti. Abbiamo in passato già raccontato dello splendido lavoro fatto con il Vigna Lapillo rosso¤, il cru da Piedirosso in larga parte con un piccolo saldo di Aglianico, un gran bel vino che esprime ogni volta freschezza e complessità molto interessanti, tratteggiato da una precisa identità territoriale e buona progressione. Ci ritorniamo oggi con due assaggi davvero invitanti. Il primo è il 7 Moggi 2017, un Vesuvio Piedirosso da uve biologiche preciso ed implacabile per chi va alla ricerca di vini rossi leggiadri e gustosi, c’è dentro questa bottiglia una lettura dell’annata intelligente e facile da cogliere.

Di altra preziosa stoffa il Lacryma Christi bianco Vigna Lapillo 2016, da Caprettone con un piccolo saldo di Falanghina, vino caratterizzato da grande bevibilità, dal naso intriso di note olfattive invitanti e coinvolgenti di fiori gialli e frutta polposa, ha sapore asciutto, avvolgente e pronunciato sul finale di bocca che dà piacevole freschezza e sapidità da vendere.

Leggi anche Chiacchiere Distintive: Benny Sorrentino¤.

© L’Arcante – riproduzione riservata


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: