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Trentodoc Perlé Rosé Riserva 2012 Ferrari

27 febbraio 2019

Difficile pensare alle bollicine italiane senza tirare in ballo Ferrari e la famiglia Lunelli, se non il loro Giulio¤, il primo e forse l’unico grande Metodo Classico italiano capace di giocarsela alla pari con i grandissimi Signature Champagne d’oltralpe, fosse pure una qualsiasi delle altre etichette prodotte nelle loro cantine.

Trento doc Perlé Rosé Riserva 2012 Ferrari - foto L'Arcante

Vero è che negli ultimi 10-15 anni la crescita qualitativa degli spumanti italiani è stata esponenziale, pensiamo in primis ai Franciacorta, la stessa denominazione Trentodoc è cresciuta tantissimo, l’Alta Langa e l’Oltrepò Pavese, come anche qui dalle nostre parti in Campania la strada fatta è tanta con non poche soddisfazioni nella valorizzazione di piccole e medie produzioni da vitigno autoctono.

Sono stati fatti quindi grandissimi passi in avanti che non si possono negare, a tirare la volata del comparto è sempre più l’autoclave e il fenomeno Prosecco ma a parlare di numeri e dati economici, si sa, si corre sempre il rischio di offuscare le perle enologiche, così profondere attenzione e rispetto verso quelle aziende che in giro per l’Italia hanno investito seriamente nella ricerca e nello sviluppo di una possibile e migliore identità spumantistica non può e non deve passare inosservato, a riconoscerlo sono (finalmente) anche le masse critiche internazionali più autorevoli che trattano queste produzioni con maggiore attenzione riconoscendone il grande valore tradizionale e culturale oltre che tecnico ed edonistico.

Il Perlé Rosé rappresenta una piacevolissima esperienza gustativa, ne siamo appassionati non da ora e questa riserva duemiladodici ci dà la misura di come, anche in annate così complicate, un terroir unico nel suo genere e la sapienza e la conoscenza, unite al giusto tempo di maturazione, riescano ad offrire un così grande risultato: il colore rosa antico è tenue e il perlage brillante, l’ampio corredo aromatico intenso, tratteggiato perlopiù da nuances floreali e di piccoli frutti rossi e neri. La cuvée è in larga parte composta da Pinot Nero con un saldo al 20% di Chardonnay, se ne coglie pienamente il senso al palato, il sorso è vibrante, caratterizzato da grande verve e tipicità, sferzante e persistente nella sua avvolgenza. 

Leggi anche Altro che bollicine, Giulio Ferrari e basta! Qui.

Leggi anche Finger Food a quattro mani & Ferrari Perlé Qui.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Venerdì 9 Agosto a L’Olivo con Ferrari

2 agosto 2013

Venerdì 9 Agosto continua la stagione enogastronomica al Capri Palace Hotel & Spa con un nuovo appuntamento di primissimo piano.

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L’Olivo apre le porte a Cantine Ferrari per celebrare un importante evento dove l’Arte della cucina e del vino si incontrano in uno degli scenari più suggestivi del mondo. Gli Chef Andrea Migliaccio e Alfio Ghezzi della Locanda Margon saranno gli autori di un esclusivo menu in abbinamento alle prestigiose bollicine Trentodoc di Ferrari.

Alle ore 20.00, sulla panoramica terrazza del Bar degli Artisti Aperitivo & Finger food a quattro mani con Trentodoc Ferrari Perlè Brut 2006 e Trentodoc Ferrari Perlè Rosè 2007, poi la serata continuerà al Ristorante L’Olivo con questo menu degustazione:

 (Andrea Migliaccio)

Seppia con patate, erba cipollina, bottarga e limone alla fava tonka

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(Alfio Ghezzi)

Blanc de Blancs Gabilo di fresca salatura, zuppetta allo Chardonnay

Con Trentodoc Ferrari Riserva Lunelli 2005

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(Alfio Ghezzi)

Riso mantecato all’aneto, fasolari, caprino e polvere di trombette nere

Con Trentodoc Ferrari Perlè Nero 2006

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(Andrea Migliaccio)

Spigola cotta in olio con pesca bianca, finocchio croccante e composta di prugna

Con Trentodoc Riserva del Fondatore Giulio Ferrari 2001

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(Andrea Migliaccio)

Ciliegie alla cannella con spuma di yogurt e lime &

Ananas, cioccolato bianco e lampone

Con Trentodoc Riserva del Fondatore Giulio Ferrari 1994

Per Info e prenotazioni
Capri Palace Hotel & Spa
Ristorante L’Olivo
Tel. : (+39) 081 978 0560
olivo@capripalace.com
http://www.capripalace.com
 

Professione Sommelier, a colpi di sciabola!

5 luglio 2012

Si deve la tradizione a Frate Vincenzo Ferreri che nasce a Valencia, in Spagna, nel 1350 e muore a Vannes, in Bretagna, nel 1419. Una leggenda narra che Dio lo pregò di fare un giro fra i vigneti della Francia e il futuro Santo, degustando l’ottimo vino prodotto in quei luoghi, dimenticò la via per il Paradiso. Per punire la sua distrazione, Dio lo trasformò in una statua.

 

Così San Vincenzo è divenuto il patrono dei vignaioli: viene spesso raffigurato con in mano un grappolo d’uva e con la palma del martirio. Egli viene invocato per la protezione dei campi, delle vigne e dei vignaioli; la ricorrenza cade il 5 di aprile. In tutti i paesi della provincia della Champagne, in particolar modo intorno a Reims, c’è una “Casa delle Feste”: qui ogni anno, nella notte del 5 aprile, tutto il paese festeggia banchettando fino all’alba, con canti e balli. A colpi di sciabola. A dare continuità a questa tradizione ci hanno pensato un gruppo di amici estimatori dello Champagne che nel 1986 decide di dar vita a un club di sciabolatori, La Confrérie du Sabre d’Or, dal 2005 presente con una sua ambasciata anche in Italia.

Io, frattanto, comincio a studiare. Poi si vede. E grazie mille a Stefano!


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