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Ancora sulla vendemmia 2010, note sparse…

21 settembre 2010

Concludiamo con questo post (forse), il viaggio nelle cinque province campane alla ricerca della vendemmia 2010 perfetta! Abbiamo dato, durante tutta una settimana, la parola a chi il vino lo fa, agli enologi, a coloro cioè che vivono costantemente, durante tutto il ciclo biologico annuale della vite, le ragioni dell’essere di una vigna, dal ciclo vegetativo a quello riproduttivo, e di una azienda, dalla raccolta dell’uva dalla pianta a quello che sarà, con ogni probabilità, vino autentico e piena soddisfazione dei nostri lieti calici. Noi de L’Arcante, ce l’abbiamo messa tutta, di certo non si potrà dire che non ve l’avevamo detto raccontato: Benvenuta (generosa) vendemmia 2010!

Francesco Martusciello Jr, enologo a Grotta del Sole e Foglie di Amaltea, il nuovo gioiello di famiglia in terra flegrea, ci da una seconda chiave di lettura sui Campi Flegrei. La vendemmia in Campania è piuttosto in ritardo, per cui anche dalle nostre parti soffriamo di questa problematica legata al fatto che la stagione invernale si è protratta sino alla prima settimana dello scorso giugno, con un’altalena meteorologica che ha rallentato moltissimo la maturazione. Le uve per contro si presentano tutte sanissime, abbiamo in effetti registrato solo pochi problemi fitosanitari; Le rese  per ettaro relative alla falanghina sono più alte rispetto allo scorso anno di circa un 7-8 %, ma comunque nella media dell’ultimo triennio. Per quanto concerne il piedirosso, le rese sono certamente più basse rispetto alla media degli ultimi due anni poichè le piante nella fase di pre-allegagione sono state esposte ad un periodo di forti piogge e vento, durato un paio di settimane, che ha influenzato sensibilmente la fioritura; Per cui ha allegato meno, in particolare nelle aree più alte (c.a. 230-250 mt slm), e comunque, per il momento le uve presentano buone acidità e una discreta concentrazione con un rapporto polpa/buccia decisamente a favore della buccia: se le prossime settimane saranno, come mi auguro, ricche di sole si può prevedere una qualità dei nostri mosti ottima-eccellente. In più c’è da considerare un aumento in ricchezza aromatica, considerando le buone escursioni termiche che si stanno registrando, spesso superiore agli 8-9°c.   

Così Antonio Pesce, enologo consulente per diverse aziende campane tra le quali Casa Setaro sul Vesuvio, Quarium in Irpinia e Contrada Salandra nei Campi Flegrei.  Bene, in generale la vendemmia, come già ampiamente trattato sarà certamente posticipata, la situazione è più o meno come qualche anno fa, quando si vendemmiava a fine settembre, o meglio ancora ad ottobre inoltrato. Tutto ciò è dovuto al freddo, alle forti piogge e al ritardo della ripresa vegetativa della pianta; Le vigne nelle quali si è lavorato bene, sia dal punto di vista sanitario che produttivo, sicuramente risponderanno alla grande; Le uve che ho analizzato fino a stamattina (20 settembre, ndr) rispondono alla perfezione per il rapporto fra zuccheri, pH ed acidità. In conclusione credo che i vini bianchi beneficeranno di una particolare ricchezza aromatica, i rossi inevitabilmente con una struttura importante. Molto probabilmente le “mie” vendemmie cominceranno nei Campi Flegrei il 27 settembre, prima con la falanghina e poi, qualche settimana dopo, con il piedirosso; Sul Vesuvio, dove tutto procede nel migliore dei modi, credo di arrivare sino alla prima settimana di ottobre, in Irpinia se ne parla sicuramente dopo il 10 ottobre, dapprima con il Greco, poi il Fiano e solo dopo il 4-5 di novembre con l’aglianico di Taurasi.

A Vincenzo Mercurio, tra i più attivi winemaker campani e grande interprete della vitienologia regionale, abbiamo chiesto invece di relazionarci – visto il suo gran da fare in Campania sulla tipologia – su uno dei trend in maggiore crescita negli ultimi anni: lo spumante da vitigno autoctono.

Si parte con il Giacarando, lo spumante rosè da uve aglianico di Cantine San Paolo di Atripalda: abbiamo vendemmiato il 20 settembre, uve sanissime, dalle prime rilevazioni abbiamo una gradazione alcolica più bassa rispetto allo scorso anno, siamo sugli 8 gradi. La falanghina dei Campi Flegrei per il Malazè, lo spumante di Cantine Babbo di Pozzuoli, l’abbiamo vendemmiata, vincendo la superstizione, lo scorso venerdì 17 settembre: abbiamo in cantina un’ottima materia prima, con un’acidità record pari a 8, 5 di pH. Il colore dei mosti è particolarmente brillante e fa presagire, tra l’altro, ad una buona longevità. A Torrecuso invece, nelle vigne di Paolo Cotroneo a Fattoria  la Rivolta, il Greco sarà raccolto tra qualche giorno, contiamo di iniziare il 27 settembre, l’acidità è più elevata dello scorso anno, le uve sono anche qui sanissime e ci aspettiamo, grazie alle forti escursioni termiche degli ultimi giorni, una maggiore concentrazione di note aromatiche rispetto all’anno scorso.

In Irpinia, da I Favati, il Cabrì spumante da uve fiano di avellino si vendemmia questo fine settimana. Le uve sono molto ricche e proprio per questo abbiammo deciso di dare vita anche ad un secondo vino spumante, questa volta un extra dry “etichetta bianca” con uno stile decisamente diverso dal primo. In ultima analisi, oltre che affermare con certezza che siamo di fronte ad un’ottima annata per gli spumanti, rimaniamo un po preoccupati per i rossi: abbiamo ancora una buccia sottile, con i rischi annessi e siamo forse troppo in ritardo in quanto a maturazione, perciò decisamente attaccati alla speranza a che le condizioni climatiche delle prossime settimane riescano a fare la differenza. Per i vini bianchi invece è decisamente una bella annata, ho avuto modo di registrare dati analitici di acidità record e spiccate mineralità, il che ci fa ben sperare anche in virtù di un mercato bianchista che si sta dimostrando sempre più avvezzo a tendenze stravaganti e più vicino ad interpretazioni autentiche, territoriali, che fanno finalmente preferire vini freschi e minerali a vini surmaturi e burrosi!

Qui le impressioni dei vignerons Antonio Papa e Tony Rossetti che ci presentano il millesimo nella terra dell’Ager Falernus.

Qui il polso della provincia di Caserta, Gennaro Reale su le Terre del Volturno e Roccamonfina.

Qui la vendemmia 2010 nei Campi Flegrei illustrata da Gerardo Vernazzaro.

Qui la vendemmia 2010 in Cilento, Irpinia e provincia di Benevento analizzata da Fortunato Sebastiano e Massimo Di Renzo.

Pozzuoli, un sorso di storia: Campi Flegrei Piedirosso Ris. Montegauro ’97 Grotta del Sole

16 novembre 2009

Quando scrivo della famiglia Martusciello e di Grotta del Sole, lo ammetto, mi capita sempre di farlo con grande trasporto.

Foglie di Amaltea, loc. Scalandrone - foto L'Arcante courtesy Grotta del Sole

Esser di parte, lo so non può che risultare deleterio agli occhi di chi mi legge ed apprezza il mio senso critico obiettivo e schietto, ma guardandomi indietro mi accorgo che in fin dei conti ci sono in giro talmente poche mie recensioni dei loro vini quasi a manifestare proprio il contrario del mio sentimento di profonda stima ed affetto per questa azienda alla quale va riconosciuto il grande ruolo storico per i Campi Flegrei e per alcune realtà campane letteralmente salvate dall’estinzione come Gragnano ed Aversa con il suo Asprinio.

Famiglia Martusciello - foto Grotta del Sole

E’ pur vero che i numeri sono alti, le etichette tante e più di una volta io stesso ho dibattuto con Salvatore e Francesco Sr Martusciello sulla opportunità e funzionalità di continuare ad operare in molte delle denominazioni campane ma conti alla mano e fatte le giuste considerazioni storiche, per “essere presenti” sul mercato italiano e mondiale bisogna costruire una competitività oggettiva sul portafoglio prodotti e sulla sua qualità e pertanto sino a che i vini risponderanno alle esigenze dettate dal mercato stesso (originalità-qualità-prezzo) che soprattutto in questa fase attuale non teme di fagocitare in un sol boccone chi non ha costruito solide basi di tracciabilità e convenienza val bene continuare la strada tracciata anni orsono dal buon Angelo e dall’enologo Gennaro Martusciello.

Lago d'Averno - foto Mauro Fermariello

In effetti tutto nasce da qui, dal sogno di realizzare un’azienda flegrea di riferimento che potesse nel tempo arrivare a valorizzare i vini storici e tradizionali dell’area e di altre denominazioni regionali al tempo, inizio anni ‘90, in assoluto decadimento. Percorso storico assolutamente tangibile attraverso questo sorprendente Riserva Montegauro 1997 da uve piedirosso al 100% coltivate a piedefranco nello storico vigneto di lago d’Averno, uno dei cru maggiormente vocati dei Campi Flegrei.

Una bottiglia strappata alla noncuranza di un caro amico, incosciente del grande valore, per me storico, buttato lì in un luogo buio e polveroso del suo scantinato (sempre meglio che sulla cappa di cucina, come alcune bottiglie di Brunello Col d’Orcia), delizia e scoperta di un vino straordinariamente godibile ed affascinante. Di un bel rosso granato con ampi riflessi aranciati, di media consistenza nel bicchiere ed abbastanza trasparente.

Il primo naso è naturalmente su note molto evolute, inizialmente coperto da forte riduzione ma dopo averlo lasciato ampiamente respirare si coglievano nettamente note tostate, di polvere di cacao, mallo di noce e pelliccia di animale. In bocca la sua verve è decisamente in fase calante, nel senso di conservare ancora una certa gradevolezza ma senza nessun picco di particolare consistenza, è secco, morbido di un piacevole finale speziato.

L’abbiamo bevuto da solo, senza abbinamento, tanto per stapparla, nella convinzione (degli altri, ndr) di trovarci “poco di buono lì dentro”, il tappo tra l’altro era piuttosto integro, 12 anni e non svanire, un altro, nuovo tassello sul percorso storico-liquido del Piedirosso dei Campi Flegrei: conservate gente, conservate!


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