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Jurançon, un vibrante sorso di stelle con il Les Jardins de Babylone 2005 di Didier Dagueneau

5 novembre 2012

I suoi grandi blanc fumé sono da sempre sulla bocca di tutti; chi non conosce “Pur Sang”, “Silex” o la ricercata fama di quello che sembra essere il più amato – e introvabile – dei suoi vini, “Astéroïde”, vera rara espressione della grandezza sua e del sauvignon blanc di quelle terre?

Astéroïde, le cui prime etichette – col senno di poi inequivocabilmente evocative -, lo vedevano lasciare la terra trascinato in cielo da una muta di cani alla rincorsa delle stelle. E’ il 17 Settembre 2008 quando Didier Dagueneau, con l’amico Serge Lavarenne si levano in volo da Nevers con un apparecchio ultraleggero da diporto per raggiungere Jaubertin, nel Parco del Périgord-Limousin, a una trentina di chilometri da Angoulême. Il tempo è buono, le giornate sono ancora lunghe, così dopo un pranzo conviviale con altri appassionati di volo sportivo, alle 16 e 15 ripartono per tornare a Nevers. Non ci arriveranno mai, invero nemmeno il tempo di prendere quota che il piccolo apparecchio entra in stallo precipitando da una cinquantina di metri; si schianta al suolo e prende fuoco, irrimediabilmente. E’ la fine, Didier muore sul colpo. 

Di certo non la sua opera, i suoi vini, l’impronta che ha lasciato in maniera indelebile nel mondo del vino e in un territorio così particolare e ricco di sfumature come quello Loirenne. Sfumature che Dagueneau, non per niente Monsieur Provoc, ha certamente contribuito non poco ad arricchire con il suo modo di vivere, di vedere le cose, di fare viticoltura e vini in piena libertà. Anche per questo, assieme a pochissimi altri, viene da molti considerato tra i più grandi produttori di vino di sempre della Loira.

Ai piedi dei Pirenei, a sud di Pau, nel sud-ovest della Francia invece c’è capitato quando cominciò la ricerca di un terroir particolare per poter produrre un grande bianco dolce che facesse sobbalzare gli appassionati e schernire i grandi vins liquoreux delle Graves bordeaulais, Sauternes e Barsac per intenderci. Qui, con l’aiuto di Guy Pautrat, Dagueneau s’inventa Les Jardins de Babylone, un bianco, soavemente dolce, di rarissima eleganza, prodotto col 100% di petit manseng. 

Babylone duemilacinque è un Jurançon di gran spessore, dolce perché il residuo zuccherino è lì che lo va a mettere in carta, ma caratterizzato da una solida e spiazzante fresca acidità. Il colore è splendido, giallo oro di una luminosità particolarmente invitante; il naso è un trionfo di note e sentori di ananas, frutto della passione, mandarino, buccia d’arancia e scorzette di limoni, e ancora spezie dolci, mallo di noce e mandorla. Il sorso è subito amabile, dolce quanto basta in punta di lingua e fresco e balsamico sulle papille. Lungo, lunghissimo. E’ il vino dolce non-proprio-dolce perfetto!

Didier Dagueneau è distribuito in Italia da Moon Import.

Sancerre, La Moussière ’10 Alphonse Mellot

16 maggio 2012

Potremmo stare ore a dibattere su quale sia il migliore sauvignon blanc del mondo. Il vitigno è uno di quelli che o ami o odi, di via traverse non se ne parla manco a scolpirle sulla roccia.

Si sa, son davvero pochi quei vini realmente capaci di mettere d’accordo tutti: certo vi è quello neozelandese, il Cloudy Bay dal naso “fumoso” e dal sorso salato, oppure si, a Pouilly S/Loire nessuno ha ancora dimenticato Didier Dagueneau (ma si può?), che quando hai la fortuna di cogliere certi suoi vini al momento giusto c’è da strapparsi i capelli; poi vabbé, vi sono anche certi italiani, magari ancora troppo “giovani”, però capaci di ottime prestazioni, talvolta pure eleganti e assai profondi (il de La Tour per esempio).

Un grande sauvignon però rimane solo quando è davvero una grande esperienza, e guai a lasciarla andare via senza dedicargli almeno due righe. Soprattutto quando si tratta di un Sancerre, laddove, raccontano, si nasconde ancora quell’anima più arcaica e selvaggia del blanc fumé Loirenne. E La Moussière, 30 ettari piantati su calcare e marne, è un po’ l’anima certa del Domaine Alphonse Mellot, da sempre uno dei miei preferiti in assoluto sull’argomento. E questo 2010, bevuto a distanza di quasi un anno dall’ultimo assaggio, conferma quanto sia incredibilmente sorprendente la cifra stilistica di questo vigneron capace di consegnare agli annali vini di una pulizia e complessità incredibili, talvolta di inarrivabile eleganza.

Un vino meraviglioso insomma, luminoso, verticale e fresco, asciutto all’inverosimile eppure tanto invitante quanto complesso e ricco. Un cinquanta per cento della massa fa fermentazione in legno, grande, l’altro cinquanta passa solo in acciaio. Poi, una volta deciso il blend, finisce una manciata di mesi in bottiglia, per ritrovare equilibrio, ricomporsi ed imprimere quella verve che ne caratterizza l’entusiasmante beva, dal primo all’ultimo sorso.

Annata decisamente fortunata questa e lo si capisce sin da subito: il primo naso è ricco di aromi classici (agrumi, litchi, frutto della passione, timo) ma anche di note più decise, quasi pungenti, come polvere di gesso e pietra bagnata. Il sorso poi è come baciato da una profonda sapidità, dal sapore deciso, concentrico sul frutto ma ricco di sfumature agrumate e minerali che man mano vanno diventando docili e rinfrancanti. Ricordate: Sancerre La Moussiere 2010 Alphonse Mellot, “il” vostro sauvignon!

Consigli per gli acquisti? Solo buoni suggerimenti!

17 dicembre 2009

Una piacevole conversazione con l’ostetrica, stamattina, mi ha lasciato riflettere su alcune questioni che spero di avere tempo di tracciare su questo blog.Nel frattempo però, così come ho fatto con lei, vorrei regalare alcuni consigli utili per scegliere bene il regalo da fare all’enoappassionato di turno. Spendere bene i pochi denari che si è deciso di investire per un regalo, soprattutto se materialmente “effimero” come una bevuta, non è mai male.

In tempo di Natale vanno a ruba i “marchi storici”, tanto velocemente quanto il loro riciclaggio; pertanto, se la persona a cui dovete fare un regalo non ha, secondo le vostre conoscenze, una particolare educazione a bere vini ricercati, avete scelto il giusto. Il “marchio storico” ha sempre il suo fascino, è immediatamente apprezzato, gradito e garantisce spesso anche una qualità media dei suoi vini abbastanza alta; pensate poi al fatto, da non trascurare mai, che per l’occasione, qualora risulti un regalo, per così dire, in eccesso, potrà essere anche facilmente riciclato; non avreste, quindi, potuto scegliere di meglio.

L’azienda famosa, quella presente in tutti i buchi e pertugi della distribuzione ha sempre gran mercato, ma anche il nome del vino: Barolo, Brunello, un po’ meno ma in grande recupero l’Amarone, il Taurasi sono vini da non mancare di prendere in considerazione se siete a secco di idee. E di questi, potete starne certi, in questi giorni troverete anche succulente offerte commerciali: fate attenzione però a che non siano svendite, perchè va bene che le aziende hanno bisogno di svuotare le cantine, ma anche i commercianti non scherzano, per l’occasione, nel rifilare il peggio delle denominazioni su citate.

Altra questione è quella legata al dove comprare i regali. E’ importante scegliere bene dove cercare le vostre preziose bottiglie che non necessariamente, sia ben inteso, deve avvenire esclusivamente nelle enoteche. Negli ultimi anni è cresciuta molto la sensibilità della grande distribuzione verso i vini di qualità, fattostà che si possono trovare tante diverse etichette disponibili anche nei più piccoli dei supermercati; state però attenti a che le bottiglie vengano conservate bene, spesso le luci forti utilizzate per illuminare i reparti possono causare in qualche modo surriscaldamento delle bottiglie (soprattutto quelle poste più in alto), ma questo è forse il male minore. Peggio avviene per quelle stoccate in depositi non giustamente condizionati, muffe e sbalzi di temperatura non fanno certo bene alla sanità di un vino. Attenti a quelle che vengono spesso utilizzate per fare esposizioni nei banchi salumeria (etichette opache, a volte ingiallite) e a quelle bottiglie, da bandire assolutamente, messe in bella mostra in vetrina. Quando comprate qui, sarebbe anche opportuno informarvi se in caso di difetti evidenti del vino o “sentore di tappo” vi sarà data l’opportunità di avere una nuova bottiglia o rimborsato l’importo pagato, questa è anche una delle ragioni che vi deve indirizzare a quei luoghi che sapete tra i vostri abituali.

Nelle enoteche, è prassi, ma non tutti la applicano, “cambiare” le bottiglie: che è cosa buona e giusta. Qui è importante precisare che oltre alle banali osservanze di cui sopra, ci si deve aspettare altri accorgimenti e servizi assolutamente indispensabili. Chi gestisce l’enoteca deve avere forte propensione alla professionalità, meglio se certificata (ma non è certo indispensabile) e deve essere  una persona con la quale ci si può confrontare apertamente sul vino, sul suo mondo, sul proprio gusto senza per questo essere tediati da termini tecnici o poetiche evasioni.

Disponibilità, affabilità vi potranno aiutare a scegliere meglio il vostro regalo ideale, la sua professionalità sarà quel valore aggiunto spesso disatteso in altri luoghi che vi potrà indirizzare oltre che a scegliere il giusto vino magari anche a capirci qualcosa in più: l’enoteca non è un luogo dove entrare avendo fretta di uscire, è anzi il posto giusto dove lasciare scorrere via le lancette dell’orologio seguendo, affascinati, il percorso fantastico tracciato dalle etichette e dai suoi protagonisti. Chi saprà accompagnarvi con racconti e storie di vini e persone incontrate vi avrà offerto un servizio impagabile. Oltre ai “marchi storici” è proprio qui che si possono scoprire realtà nuove e piccoli gioielli, piccole rappresentazioni liquide di una ruralità fondamentale, con poca “faccia” e tanta sostanza non senza piacevoli sorprese. Diffidate però dagli anarchici, quelli che spendono il piccolo per il bello ed il solo buono, questi, credetemi, non sono buoni nemmeno per il brodo della minestra maritata! 

In sintesi, regalate vino per il prossimo Natale, compratelo pure dove vi pare, ma che abbia una storia da raccontare, un’ideale a cui dare voce, e che soprattutto vi sia consegnato nelle mani da chi il vino lo vive con amore e professionalità e non solo come una qualunque altra battuta di cassa!


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