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Erbusco, un giro in Franciacorta, visita a Bellavista e una sorprendente Gran Cuvée del ’98

18 marzo 2014

Bellavista non la scoprirete certo adesso, con questo post, nemmeno mi permetto di farcire queste righe di superflui elogi e complimenti vista la chiara ‘simpatia’ per quella che senza ombra di dubbio è una delle migliori realtà in Franciacorta, tra le prime a contribuire in maniera decisiva al successo delle bollicine franciacortine.

Bellavista Gran Cuvée Brut 1998 - foto L'Arcante

Ne scrivo perchè tra le tante aziende che vale veramente la pena visitare da queste parti mi mancava giusto questa (con pochissime altre); quest’anno poi c’è stata una svolta importante, storica se così si può dire. Bellavista conservava una ‘immagine’ certamente moderna ma ancora tra le più tradizionali in circolazione. Adesso invece tutto è cambiato, pare ci sia New Air On Wine¤. Una sterzata per qualcuno Pop, per certi versi radicale ma molto ragionata.  

Bellavista, Vigneto Uccellanda, la prima pressa, il Metodo Franciacorta - foto L'Arcante

Da un punto di vista produttivo ‘l’ideale, il metodo, lo stile rimangono invariati’ – ci dice Marco Tondi che ci accompagna in questa passeggiata -, ‘qui la cura delle vigne, l’esperienza in cantina, la manualità del Metodo Franciacorta vengono conservati come valori assoluti’.

Facciamo un giro ad Adro, su per l’Uccellanda; qui il vigneto, nonostante il riposo invernale offre comunque un bel colpo d’occhio, in effetti qui tutto intorno appare ordinato e curato con molta attenzione. Anche la cantina, in Erbusco, vive dell’ordine e dell’organizzazione quasi maniacale: i grandi tini d’acciaio si fanno più piccoli con le selezioni delle varie parcelle che Mattia Vezzola ritiene necessario conservare separatamente per farne in futuro preziose riserve cui attingere.

Suggestive sono pure le gallerie di affinamento che corrono sotto l’azienda dove giacciono le bottiglie prima di passare sulle pupitres per il remuage. Da notare come sulle bottiglie atte a divenire Riserva Vittorio Moretti, a differenze delle altre cuvée, viene sin da subito usato un tappo in sughero anziché il tradizionale bidule

Bellavista, Brut 2008, Rosé 2008, Pas Operé 2007 - foto L'Arcante

Questo novantotto, una delle ‘rarità’ presto disponibili sul mercato segna un po’ il confine tra quanto di buono è stato fatto sino ad oggi e quanto ci si debba invece aspettare da adesso in poi, non solo da Bellavista ma in fin dei conti da tutta la Franciacorta. Un cammino che parte da lontano, che si è fatto nel tempo storia con passo veloce e che guarda al futuro alle grandi opportunità che il mercato mondiale va sempre più riservando soprattutto alle bollicine italiane.

Opportunità che bisogna saper leggere con attenzione, affrontare preparati ma soprattutto con la giusta consapevolezza, per tener testa alle sfide senza però svalutare il grande patrimonio a disposizione sino a qui costruito. Affare complesso questo e di non poco conto.

Alma Franciacorta Cuvée Brut s.a.. Chardonnay, pinot nero, pinot bianco. E’ l’etichetta che in qualche maniera sostituisce il Cuvée brut, composto praticamente da una base di ognuna delle 107 parcelle in cui è suddiviso il vigneto Bellavista oggi pari a circa 190 ettari. Giovane, scattante, sa di pera ed ha un finale piacevolmente rotondo.

Franciacorta Brut 2008. Chardonnay, pinot nero. Il primo millesimato aziendale, un 30% della cuvée fermenta in legno. Ha un colore brillante, un naso variegato e ricco di note dolci ed invitanti. Ha un sorso fresco e particolarmente sapido.

Franciacorta Rosé 2008. Chardonanay, pinot nero. Un po’ più ricco del precedente 2007 il colore sarà molto apprezzato dagli appassionati dei saignée d’oltralpe. Anche qui una parte dell’assemblaggio ha visto legno per circa sette mesi. E’ un Franciacorta da tutto pasto, da bere magari in calici un po’ più ampi poiché regala un bouquet in continuo divenire.

Franciacorta Pas Operé 2007. Chardonnay, pinot nero. Un vino non sempre amatissimo dai più che conserva però tutta l’essenza del particolare metodo di produzione. Generalmente è anche il vino che matura più lentamente e a lungo degli altri, non a caso riesce a regalare sensazioni e piacere da veri conosseurs. Erbe mediterranee, camomilla, mela e pera confit, ha un sorso profondamente appagante. 

Franciacorta Gran Cuvée Brut 1998. Chardonnay, pinot nero. Vino sorprendente, già dal colore paglierino brillante. Le bollicine sono infinite, sottili ed eleganti. Gran naso, avvolgente, complesso, maturo ed estremamente piacevole. Sa di camomilla, miele, zenzero candito. Il sorso ha gran stoffa, è cremoso, particolarmente avvolgente e vibrante, con un allungo sapido molto importante. 

Franciacorta Extra Brut Vittorio Moretti 2006. Chardonnay e pinot nero. C’è dentro tutto il meglio dei crus di Franciacorta, da quelli di Erbusco a Nigoline, Torbiato e Colombaro. Ci si aspettano grandi cose dal lavoro che negli ultimi dieci anni si sta facendo su questa cuvée. Certo è difficile sperare in annate particolarmente ‘fortunate’ come la duemilaquattro ma forse anche per questo val bene saper cogliere le differenze che passano tra una uscita e l’altra. Il 2006 appare più pronto delle precedenti, snello e asciutto. Finale di bocca sapido ed appagante.

  © L’Arcante – riproduzione riservata

Franciacorta Blanc de Blancs Brut s.a. Cavalleri

15 luglio 2013

Che le bollicine in Italia tirino alla grande è ormai cosa risaputa. Si è generato tra l’altro un movimento trasversale che vede coinvolto a vario titolo un po’ tutto il territorio nazionale da nord a sud.

Franciacorta Blanc de Blancs 2006 Cavalleri - foto A. Di Costanzo

Bollicine d’autore, metodo classico di spessore affiancati qua e là da altri spumanti: da uve autoctone e non, Prosecco col fondo (o col tranello), rosé, dolci, vini ‘di facile beva’. Un mare di cose interessanti¤, qualcosa di veramente sorprendente¤, altre un po’ meno centrate ma comunque funzionali all’economia aziendale. E mentre ci si divide tra origine certa e presunta, tra chi lo Charmat ce l’ha più lungo o il Marone Cinzano con più o meno botto, il mio pensiero va sempre là dove fare spumante è diventato nel frattempo arte e cultura, tipo in Trentino¤ o in Franciacorta¤.

E proprio qui, in Franciacorta, ormai sono tante le aziende di riferimento, tra le quali non manca quella del cuore capace di rimettere sempre ordine ai pensieri.

Delle sboccature più recenti assaggiate ho colto tante belle conferme con una nota su tutte: è chiara una maggiore propensione alla produzione dei pas dosé quando non, più in generale, un costante ‘alleggerimento’ del dosaggio stesso delle cuvée, una tendenza benaugurante capace così di esaltare alla grande certe peculiarità laddove si lavora con un buon numero di sovrapposizioni, siano esse varietali che tecniche, come avviene, appunto, per produrre Franciacorta. E questa etichetta qua di Cavalleri¤ mi è parsa ancora una volta molto ben riuscita, direi appena una spanna sopra le altre.

Una cuvèe ottenuta assemblando vini da vigne tutte attorno ad Erbusco, cuore della docg, solo chardonnay che per il 65% viene dalla vendemmia 2009, 25% dalla 2008 ed il restante dalla 2007. Quasi tutto fermentato in acciaio con solo un 5% che fa botte grande di rovere e un 5% barrique vecchie.

Il risultato è un Blanc de Blancs brut – un francesismo mai improprio in casa Cavalleri¤, ndr – brillante, cremoso, pieno di verve. Il colore è di un paglierino maturo splendido e le bollicine richiamano carezze e finezza senza mai fine. Pulito il naso: chiaro, invitante, fragrante con tutte note fruttate e aromatiche che si rincorrono sino a divenire candite, soavi, addirittura di rimando  a spezie orientali. Il sorso è franco, dritto, vibrante direi, lungo. Ha materia e si fa bere, vuole cibi ricchi e profumati, va che è un piacere a tutto pasto. Un riferimento imperdibile!


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