Posts Tagged ‘camerieri’

Ambizione o arrivismo?

22 ottobre 2021

Abbiamo necessità di riappropriarci della “scoperta di sé”, quella cioè di individuare in se stessi i propri desideri e i propri principi autentici, liberi dalle influenze e dalle aspettative della società e dell’ambiente in cui viviamo che, pur con le migliori intenzioni, talvolta possono condurre fuori strada, o meglio, fuori dalla propria strada.

Ciascuno ha un proprio bagaglio di talenti, specialità, desideri, sogni, valori che lo rendono unico. Nutrire questa ambizione è doveroso, forse più che un diritto. E nulla va lasciato per strada, intentato. Attenzione però, ambizione non è arrivismo!

Se la persona porrà attenzione alla propria unicità, ricercando intenzionalmente ciò che la contraddistingue dagli altri, coglierà senz’altro ciò che ha bisogno di fare o di non fare per essere felice, vocato, si sentirà spinto in quella direzione, chiamato a compiere determinate scelte e a mettere in atto determinati comportamenti per riuscire nell’ambizione, per non restare ingabbiato nella propria comfort zone.

Ciò detto, la parola vocazione potrebbe apparire un concetto ridondante, magari lontano dalla vita quotidiana, dalla vita reale di ognuno, eppure, lasciando stare questioni filosofiche o astratte sarebbe bene precisare che la la vocazione riguarda il fare, quel qualcosa di estremamente utile e pratico funzionale a migliorarsi, crescere, andare avanti, per non lasciare nulla per strada, intentato. Ma attenzione, l’ambizione non sia arrivismo!

© L’Arcante – riproduzione riservata

Non mi piace

15 marzo 2014

Mi fa specie leggere continuamente sui social network gli sfoghi di colleghi (talvolta) amici che si lamentano pedissequamente dei loro clienti o che mettono le mani mani avanti sulle critiche e le osservazioni mosse loro sulla cucina o magari il servizio al ristorante.

Con Trip Advisor, e più in generale con tutta questa sovraesposizione mediatica, fomentata dai Socials, il rischio della degenerazione intellettuale è giusto dietro l’angolo, ma bisogna tenere a bada il proprio istinto; talvolta la rabbia, al pari dello sberleffo con cui si pensa di reagire replicando e motivando le frustrazioni di taluni possono risultare un vero e proprio boomerang. Quanto meno di facile incomprensione.

No-Show, piatti incompresi, critica impersonale, non entro più tanto nelle questioni, non mi permetto di giudicare, ognuno faccia un po’ come gli pare. Non posso però non osservare come certe reazioni sempre più sul filo Radical Chic sembrano distanti anni luce da alcuni dei valori fondamentali del nostro lavoro, l’umiltà anzitutto.

Di errori se ne fanno, capitano a tutti. A tutti. Mettere alla gogna i capricci, le fisime, i vezzi e le frustrazioni dei propri clienti non fa certo bene. Ci si sfoga magari, ma non produce nulla di buono. Magari si vorrebbe tornare indietro nel tempo, a quando si lavorava in pizzeria o in trattoria, o a quando si consegnavano pasti a domicilio e ad una lamentela si rispondeva facendo spallucce come a dire: ‘ma in fin dei conti cosa pretende questo?’.

Ecco, con tutto il rispetto per le stelle, i cappelli e tutte le forchette di questo mondo, mi chiedo in quale pizzeria, trattoria abbiano mai lavorato queste persone che oggi che indossano una giacca con i galloni sembrano aver già dimenticato tutto, l’umiltà in primis. Soprattutto, quale esempio siano per i camerieri e gli chef di domani. Ci vorrebbe il tasto ‘non mi piace’.

Cameriere di ventura (ah quel rigore a USA ’94!)

3 ottobre 2013

Finalmente è scoppiato l’amore caro mio diario, pareva imprendibile ed invece era lì, dietro l’angolo. E’ l’estate del ’94, col mondiale mancato d’un soffio da Baggio&co. ed un diploma più o meno sudato in tasca; diciannove anni e nessuna voglia di perdere tempo.

Da qualche mese ho cominciato a fare Catering, i servizi non sono tantissimi ma mi aiutano a sbarcare il lunario ed avere in tasca quattro spiccioli. Mi do da fare per trovare qualcosa di ‘fisso’ ma sembra che nessuno li cerchi camerieri ‘fissi’. Alcuni amici mi hanno detto che per fare il cameriere devi avere il posto fisso, meglio se al comune. ‘Se lo fai come secondo lavoro è meglio, ti prendono subito’, dicono. Ma come? mi domando, che significa come secondo lavoro? E uno che non c’ha nemmeno il primo? Mah, non capisco, proprio non ci arrivo.

La settimana scorsa sono stato invece a fare un extra là sulla Domiziana: mi ci ha portato un’amico, credimi, esperienza allucinante, non ti dico guarda. Tre ore a scaricare un camion di vino¤ e poi a spalmare tartine e tagliare ananas. Infine mi hanno mandato in una sala con tre comunioni, una volta là il maître, un tizio basso, paffuto con grossi baffoni neri ci ha fatto capire subito che aria tirasse: ‘astipatevi* le posate ci ripeteva, almeno fino al secondo, astipatevele come volete – sotto la giacca bianca teneva forchette e coltelli infilati nella fascia che gli conteneva la grossa pancia -, va buono pure accussì ma non ve le fate fregare se no sono guai’. Ho iniziato alle 8.30, senza tregua sino alle 2.00 di notte. Volevo morire, ti giuro che più di una volta durante il servizio ho pensato ‘mo prendo e me ne vado…’.

Martedì prossimo ho appuntamento con Gigi, dice che a Via Napoli c’è una trattoria che cerca un cameriere, fisso, però non è chiaro per quanto tempo. C’ho messo il pensiero, sai, voglio chiedere a Lilly di mettersi con me, e lo voglio fare con un anello…

*Astipare: conservare, mettere da parte.

Comment Card

23 giugno 2013

Certi giorni metti assieme tante di quelle ore di lavoro che nemmeno ti accorgi che giorno è. Poi però ti rendi conto che è così che deve andare.

Comment card

Le tue 12/13 ore (di media) non saranno mai paragonabili alle 15/16 necessarie per arrivare e tornare – chennesò – dalle parti del Quebec, in Canada. E conta poco o nulla chi fosse in servizio quella sera: quel sorriso carico di soddisfazione, quelle calorose strette di mano, quegli abbracci ripetuti, sinceri, sono per tutti. E di tutti! Nero su bianco. 🙂


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