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Taurasi Vendemmia 2007|Le mie degustazioni

26 gennaio 2011

E’ il fiore all’occhiello dell’enologia campana, partorito – al netto delle stupide ingerenze della natura umana – da una delle terre viticole più belle d’Italia e d’Europa: parliamo di Taurasi. L’occasione è un appuntamento di cui si sentiva sinceramente la mancanza e del quale – proprio non me ne capacito, giuro – non ci si rende conto, in sede istituzionale intendo, quanta importanza abbia ai fini della comunicazione; pertanto, in prima istanza è doveroso, necessario ringraziare chi si è tanto adoperato affinché di aglianico, e di Taurasi, se ne sia tornato a parlare con termini di paragone comuni e non più in assoluta solitudine monocratica. Quindi, un “bravo, bravissimi!” agli amici della Miriade&Partners¤ che hanno rispolverato – in piena autonomia finanziaria – il sano format di “Anteprima Taurasi”, e a chi, tra cui l’impagabile Paolo De Cristofaro, ha fatto da inarrivabile Cicerone.

Tralasciandovi dettagli su dati tecnici e/o relativi all’andamento climatico (che potete però consultare qui) mi rimane da anticiparvi solo che si è trattato, del millesimo duemilasette, di un’annata tesa ad una disarmante caratterizzazione: calda, asciutta ed anticipata, seppur con le mille sfaccettature figlie anzitutto delle difformi caratterizzazioni microclimatiche nonché delle dissimili interpretazioni stilistiche; è bene ricordare che parlare di Taurasi significa raccontare di un territorio – quello iscritto alla docg intendo – di circa 993 ettari di cui più della metà, appena 415 ettari, destinati alla produzione di Taurasi propriamente detto. In sintesi questi gli assaggi più interessanti della sessione di degustazione, avvenuta sabato 22 gennaio scorso al Castello Marchionale di Taurasi. Tutti i vini sono stati egregiamente gestiti nel servizio dalla locale delegazione Ais di Avellino e serviti in assoluta anonimia ed alla giusta temperatura.

****/* Taurasi 2007 Colle di San Domenico. In assoluto, assieme al Contrade di Taurasi di Lonardo – seppur su linee emozionali diametralmente opposte – il miglior assaggio della sessione. Dal colore ricco e concentrato, rubino netto e carico di splendore. Naso importante, possente, variopinto di sfumature di frutta in confettura – mai la visciola fu così facile e piacevole da cogliere – note iodate, speziate: un ventaglio olfattivo non particolarmente intenso ma ampio, fine ed elegante. In bocca è d’impatto, voluttuoso, entra orizzontale e si distende in maniera costante ed ampia. Un vino essenziale, tecnicamente ineccepibile, figlio di un millesimo complesso e complicato, manifesto di come in annate del genere siano le aziende senza lacci a cavarsela meglio.

****/* Taurasi Contrade di Taurasi 2007. Il Colore è cupo, quasi impenetrabile, il primo naso rivolto a note subito terziarie: cuoio, terra bagnata, sentori animali. Il frutto fa fatica a venire fuori se non dopo una lenta ed inesorabile ossigenazione. Riassaggiato dopo almeno un ora ricalca linearmente il timbro, un vino non immediato ma di gran carattere ed in bocca conferma tutta la sua austerità: secco, piuttosto caldo, propriamente risoluto, non invadente ma evidente il finale alcolico non senza una lieve nota amarognola.

**** Taurasi Vigna Andrea 2007 Colli di Lapio. Altro bell’assaggio, non da capogiro ma ricco di sfumature intriganti. Di colore rubino, mediamente concentrato tendente al granato. Primo naso intenso, verticale, costruito su note eteree, inchiostro. Lentamente sopraggiungono odori di corteccia, sintesi di spezie fini, infine liquerizia. Palato piuttosto caldo, avvolgente, dal tannino poco pronunciato.

**** Taurasi 2007 Pietracupa. L’aglianico di Sabino continua a misurarsi alla grande, il millesimo non proprio avvincente gli consegna materia prima forgiata con ottime intuizioni. Il colore è rubino carico, quasi impenetrabile, cristallino. Il primo naso è lieve, non particolarmente intenso ma giocato su ottima complessità, fine e bilanciate su piacevoli fragranze fruttate e sottili note speziate. Sapore asciutto, corposo e di buona sapidità, inesorabilmente pronto da bere.

**** Taurasi 2007 Antico Castello. La sorpresa della batteria, pari solo all’assaggio del Taurasi di Antica Hirpinia, seppure questi si dimostri appena una spanna sotto.  Un azienda da tenere d’occhio, a questo punto anche sotto il profilo aglianicista; bello il colore, rubino vivo. Naso essenziale, molto gradevole l’approccio olfattivo, frutto in primo piano, leggiadro ma fragrante, composto. Palato decisamente pronto, senza asperità alcuna, da bere e godere adesso, il finale di bocca è teso e speciale di ciliegia sottospirito.

***/* Taurasi 2007 Urciuolo. Non ho ancor ben compreso lo stile minimalista del Taurasi dei fratelli Urciuolo, ritrovo infatti nelle degustazioni alla cieca degli ultimi, buoni vini ma perennemente sospesi tra l’eccellenza e l’essenziale. Anche qui un vino dal colore rubino con sfumature lievemente aranciate, il primo naso volge immediatamente a note terziarie, caratterizzate cioè da un frutto risoluto e giocato quindi su note essenzialmente fugaci, eteree e scomposte, di terra, di sfumature speziate. In bocca è secco, abbastanza intenso seppur non propriamente persistente. Un poco amaro il finale di bocca.

***/* Taurasi 2007 Antica Hirpinia. Una piacevole notizia questo assaggio, ovvero un forte messaggio di incoraggiamento dalla storica cantina taurasina, preda degli ultimi anni dell’immancabile cerchiobottismo locale. Colore rubino appena teso al granato, comunque non particolarmente carico. Primo naso di note spiritose ma subito coperto da sensazioni più eteree; con un poco di tempo, al riassaggio, note di confettura di prugna. In bocca è piacevole, particolarmente rotondo, senza asperità; piacevole ma non entusiasmante il retrogusto tostato.

***/* Taurasi 2007 Donnachiara. Colore rubino/granato molto bello a vedersi, concentrato. Naso abbastanza complesso, frutto in primo piano affiancato da note tostate e speziate, di buona verve. Palato anch’esso di spessore, ricco, glicerico, dalle spalle larghe, forse solo una tantino monocorde. Un vino da bere, dalla prospettiva abbastanza ridotta ma del quale godere adesso. Figlio dell’annata.

***/* Taurasi Sant’Eustachio 2007 Boccella. Bello colore rubino vivace, primo naso essenzialmente gradevole e dolce. Frutti neri croccanti, polposi, incipit lievemente speziato. Al palato asciutto ed intenso, non lunghissimo ma molto piacevole. Legno ben dosato, frutto ben bilanciato, finale minerale e di discreta sapidità. Quando il manico preserva l’artigianalità.

***/* Taurasi Radici 2007 Mastroberardino. Da riassaggiare tra qualche tempo, un approccio troppo al di sotto delle aspettative, o forse una bottiglia poco fortunata. Colore rubino di buona vivacità e trasparenza, primo naso spiritoso ma chiuso e lontano dal divenire, al primo come al secondo assaggio, così da risultare non ampissimo; In bocca gode decisamente di altra personalità, pare rifuggire le complicazioni di un millesimo steso al sole e non ammicca a sentori scontati. Palato quindi gradevole, asciutto, con l’alcol ben fuso alle componenti acido-tanniche.

***/* Taurasi 2007 Feudi di San Gregorio. Colore rubino mediamente concentrato, molto vivace. Naso molto piacevole, non scontato, pur senza palpiti, a tratti idrocarburico. Poi note fruttate intense e concentrate di frutti neri in confettura, mirtillo su tutti. Palato ricco, concentrato, polposo, glicerico, materia prima piuttosto interessante seppur manchi di spunti acidi capaci di bilanciarne un equilibrio decisamente volto alla morbidezza.

***/* Taurasi 2007 Bambinuto. Bello il colore rubino tenue, cristallino. Primo naso addirittura vinoso, poi  ciliegia, comunque pronunciato sul varietale e non coperto eccessivamente dal legno o dal lungo affinamento. Palato asciutto, abbastanza intenso, di buona profondità. Da riassaggiare tra qualche tempo per ricercarne l’evidente eleganza del ventaglio olfattivo, sobrio ma palese.

*** Taurasi 2007 Terre Irpine. Colore rubino, qui concentrato, cristallino. Naso marcato da interessanti note terziarie seppur non finissime, il frutto infatti soffre decisamente una persistenza caratterizzate da note smaltate, idrocarburiche, sino a rimanerne vittima. In bocca è secco e piuttosto caldo, non credo abbia grossi margini di miglioramento.

*** Taurasi Poliphemo 2007 Luigi Tecce. Colore rubino di bella vivacità, abbastanza concentrato. Il primo naso è lieve su note di fiori secchi e frutta spiritosa, niente di più. Il palato è integro, austero ma non offre assolutamente spazio a picchi emozionali, risulta in verità un poco greve, non è eccessivo definirlo addirittura corto. In bocca offre una buona bevibilità, ruvida ma senza particolare carattere. Se si è trattato di cattiva interpretazione del millesimo o solo di un silente momento di forma, il tempo ce ne darà conto, frattanto è bene continuare a bere altro.

*** Taurasi 2007 Villa Raiano. Colore rubino con piccole sfumature rosso granato, naso tenue, senza sfoggio di particolare intensità ma elegante e lineare su note di frutta e fumature minerali. Dopo una lunga ossigenazione, al secondo riassaggio, una nota quasi sanguigna ne caratterizza l’olfatto. Palato fine, abbastanza intenso con una lieve eccedenza dell’alcol, molto ben dosato il legno.

*** Taurasi 2007 Di Prisco. Un tantino sottotono e devo aggiungere, una volta svelate le bottiglie, molto inaspettatamente; bello il colore rubino, cristallino, lo spettro olfattivo offre ben poco oltre un legno nuovo, sopra il frutto, solo aspettandolo per tempo un ne viene fuori un sottofondo di liquerizia. In bocca è secco, il tannino è evidentemente pronunciato, seppur nobile. Da aspettare e rivalutare, decisamente.

Tra gli ultimi assaggi, per la sequenza non certo per la bontà, da segnalare tra i campioni di botte, lo Spalatrone di Cantine Russo, dal naso piuttosto elegante e dal sapore ben bilanciato ed il Taurasi Nero Né de Il Cancelliere, di Romano Soccorso; azienda in grande crescita nonché sempre più identificativa dello splendido territorio di Montemarano; un vino – al netto dei pregiudizi sull’annata – finalmente non caratterizzato da quella possenza tanto voluttuosa quanto spesso troppo al di sopra della sopportabilità gastrica. Interessante anche l’assaggio di Cortecorbo seppur in evidente ritardo di equilibrio, soprattutto gustativo, rispetto agli altri competitors.

Legenda: ***** Eccellente, **** Ottimo,  *** Buono, ** Sufficiente, * Mediocre

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Così Anteprima Taurasi 2005¤.

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Greco di Tufo Contrada Marotta 2009 Villa Raiano

16 ottobre 2010

Non c’è che dire, il territorio irpino continua ad essere, meritatamente, l’epicentro indiscusso della vivace nouvelle vague della vitienologia campana; Invero, in regione si assiste già da tempo – almeno da che me ne ricordi io – ad uno slancio notevole della viticultura di qualità, che di fatto ne fa una delle regioni italiane la cui crescita propositiva viene maggiormente apprezzata dalla critica tutta; La costante maturità, in termini di qualità oggettiva dei vini ed espressione territoriale, di denominazioni come Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Taurasi pare faccia da traino ad aree certamente meno conosciute ma non di meno vocate: il Cilento per esempio continua a far registrare ottimi passi in avanti, indirizzati soprattutto ad una marcata specializzazione che va consegnando al fiano il testimone per i bianchi e all’aglianico, con vini sempre più integri e longevi, lo scettro per i rossi; Al di là di conferme, performance sempre più convincenti in quel delle Terre del Volturno e di Roccamonfina, uno spaccato di rilievo, particolarmente vivace, lo offre l’areale del Falerno: proprio qui non può passare inosservato  tutto il fermento in atto, con ottimi produttori, molti dei quali a dimensione artigianale ma soprattutto fedeli a modelli agricoli ampiamente condivisibili come la “lotta integrata”, che prevede cioè una drastica riduzione dell’uso di fitofarmaci in vigna; Piccole realtà che mettono a segno anno dopo anno ottimi millesimi, che li vedono indubbiamente impegnati a ritagliarsi un posto in primo piano di fianco alla storica coppia d’assi Villa Matilde-Moio.

Tra le maglie di queste terre, dall’Irpinia al Sannio, dal Cilento al casertano ha deciso di muoversi Fortunato Sebastiano, giovane enologo dal profilo basso e dalle brillanti prestazioni, che ha saputo raccogliere – e vincere! – sfide impegnative (leggi Mustilli) senza però trascurare le piccole intuizioni, vedi Calafè, oggi affidata nelle mani di Gennaro Reale piuttosto che Boccella ad Avellino o Viticoltori Migliozzi a Casale di Carinola: un fil rouge sembra caratterizzare ognuno dei vini di queste aziende, l’integrità del frutto, che attraversa un areale piuttosto che un altro della nostra regione con trame identitarie davvero suggestive e con una ricetta, mai fine a se stessa, scritta dalla vigna prima che dalla mano dell’enologo, che offre dei vini una chiave di lettura scorrevole e di una polposità a dir poco invidiabile.

Così nasce forse l’intuizione, in Villa Raiano, di portarlo a lavorare le vigne aziendali nella nuova e funzionale cantina di San Michele di Serino: “avevamo necessità, con questo progetto, soprattutto di una maggiore attenzione agronomica; Luigi Moio ha lasciato una traccia indelebile nella nostra pur giovane storia aziendale, a lui va il merito di aver saputo raccogliere le nostre idee, il nostro progetto-vino e renderli tecnicamente perfetti, era arrivato però il tempo di camminare una nuova strada”; così Paolo Sibillo suggella il passato e presenta il debutto dei due nuovi cru di Fiano di Avellino 2009 (Alimata e “22”) e questo interessante Greco di Tufo Contrada Marotta 2009.

Il vino nasce integralmente dalle uve allocate in Contrada Marotta, nel comune di Montefusco, ad una altitudine vicina ai 650 mt. Slm, il sesto d’impianto è di 2,20 metri x 1 metro con allevamento a guyot, la produzione annua per ettaro non supera i 60 quintali. La vendemmia 2009 è stata svolta nella prima decade di ottobre ma nulla vieta, vedi questa vendemmia 2010 di prolungare oltremodo la maturazione in pianta. Le uve, successivamente alla diraspapigiatura con pressatura soffice sono vinificate solo in acciaio e soggette ad una leggera macerazione pellicolare, poi lungamente affinate sulle fecce fini sino all’imbottigliamento che è avvenuto a circa sei mesi dalla vendemmia. Il colore offre una bella veste cromatica giallo paglierino abbastanza carica, il naso, come spesso accade per il Greco, non offre un ventaglio olfattivo particolarmente verticale, però è molto interessante notare come la pur sottile insistenza delle sensazioni floreali, erbacee e fruttate sia in continuo divenire con l’ossigenazione nel bicchiere. In bocca l’ingresso è bello ampio, il vino mostra subito una marcia in più, ammanta il palato, baldanzoso, scandisce sensazioni “acido-quasi-tanniche” davvero notevoli che ne fanno un bianco dalla beva particolarmente interessante, rinfrescante e piuttosto persistente. Il frutto è ineccepibile e con buona pace del tempo non è azzardato aspettarsi una promettente evoluzione in bottiglia. Un vino da bere adesso per averne coscienza, da riprovare di qui ad un anno per cercare conferme, da segnare in agenda e da tenere d’occhio per meglio apprezzare l’idea che Villa Raiano ha deciso di lanciare con questi crus, una sfida al territorio ed un invito al mercato: Il greco di Tufo, come il fiano di Avellino hanno nomi propri ed identità precise da valorizzare e quindi, saper cogliere. Buona secondo me, anche l’idea, su questi vini, di un ritorno alla più tradizionale bottiglia borgognona alta invece che della solita – inflazionata – tronco-conica e di etichette dal sapore antico che strizzano l’occhio ai cugini francesi!


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