Posts Tagged ‘degustazione vini’

Napoli, i primi 50 anni di vite di Angelo Gaja

3 marzo 2011

Angelo Gaja

festeggia cinquant’anni di attività (1961-2011) dedicati all’azienda di famiglia, la cantina Gaja di Barbaresco. Così lunedì 21 marzo prossimo presso l’Hotel Parker’s C.so Vittorio Emanuele 135, Napoli tel. 081 7612 474, presso la Sala Ferdinando – si terranno, dalle 16.30 eccezionali degustazioni di tutti i vini di Gaja Distribuzione e Gaja. La sessione di degustazione si protrarrà per tutto il pomeriggio.

Alle ore 17:00 invece, con la partecipazione di Gimmo Cuomo e Luciano Pignataro si terrà la conferenza/dibattito “il fascino del vino”, che Angelo Gaja dedicherà esclusivamente  ad enotecari e ristoratori per illustrare la sua esperienza nel mondo del vino; un momento che è stato pensato anche per dibattere con i produttori di vino campani – invitati a condividere ed animare questo momento di particolare confronto senza dubbio nuovo e suggestivo – sul particolare momento storico della vitienologia italiana. Saranno presenti all’evento anche Lucia Gaja e Rossana Gaja. L’evento è esclusivamente su invito.

Falciano del Massico, per esempio dell’ottimo Falerno del Massico Primitivo Conclave 2008 Papa

28 novembre 2010

Ho conosciuto Antonio Papa più o meno un anno fa¤, ma da almeno un paio d’anni prima ero rimasto folgorato da un suo vino in particolare, il Campantuono: un vinone dall’accentuata personalità tanto persuasivo nella beva quanto masticabile nel frutto, partorito tra l’altro da una terra tra le più suggestive in Campania e sotto l’egida di una delle denominazioni più controverse – quantomeno particolarmente eteregonea – presente in regione.

Così, armato di tanta curiosità mi sono avviato sulla via per Falciano del Massico, con Mondragone, uno dei cinque comuni ammessi alla doc Falerno¤ e “specializzato” nella coltivazione di primitivo anziché, come capita negli altri casi, nell’aglianico e piedirosso, con l’obiettivo di camminarne le vigne!

La cantina è proprio nel cuore del paese, le vigne allocate poco più lontano. I Papa si dichiarano viticoltori sin dal 1900 e non mancano certo i segni di una tradizione così forte e radicata, anche quando sul finire degli anni novanta è stato necessario prendere decisioni importanti sul futuro dell’azienda stessa, che pur rimanendo un riferimento per tutto il circondario ha avuto bisogno di un forte rilancio per affermare il suo modo di intendere il primitivo, pur inconfondibile, ma che con l’allora andamento del mercato rischiava di essere coinvolto nel volano della banalizzazione e quindi bollato più comunemente come un vino dal gusto “internazionale”. La svolta, come spesso accade, non è stata immediata e nemmeno semplice da gestire, convincere per esempio lo stesso papà Gennaro ad intervenire drasticamente in vigna per dimezzare la resa per ettaro sino agli attuali 45-50 quintali non è stato certo facile, ma indispensabile, ed i risultati ad oggi gli danno ragione: in poco più di un decennio la piccola azienda di Falciano, nonostante le poche bottiglie prodotte, appena 15.000 bottiglie, si può ritenere a tutti gli effetti un piccolo gioiello della vitienologia campana, ed in quanto a primitivo senza dubbio una spanna al di sopra degli altri, e non solo in regione.

L’Azienda¤ quindi è specializzata nella coltivazione e produzione di primitivo, il Campantuono ne è l’espressione più autorevole, il vino di punta, ma dagli assaggi effettuati in cantina, più del nuovo 2007 – più sottile ed elegante del precedente 2006¤ ma di certo meno impressionante – mi ha conquistato il Conclave 2008, il secondo vino, altro cru anch’esso con base primitivo, che l’anno scorso al suo esordio con il millesimo 2007 non mi dispiacque affatto ma che oggi, con grande slancio, conferma ancor di più quanto sia necessario iniziare a ragionare anche nell’Ager Falernus sulla molteplicità di espressioni legate ognuna, fortemente, al singolo vigneto, al terreno, al suo microclima di appartenenza e non più solo alla generica denominazione Falerno del Massico.

Il Falerno del Massico Primitivo Conclave 2008 possiede davvero una bella trama, sia nella forma che nella sostanza. Il colore è di un rubino violaceo giovanissimo, impenetrabile data la concentrazione manifesta nel bicchiere. Offre un naso ampio e delizioso di frutti rossi polposi e quando ben ossigenato di note cioccolatose; in bocca è ricco, avvolgente, più fresco – quindi vivace – che tannico e potente nonostante gli oltre 14 gradi. A questo punto, più che ripetermi sulle peculiarità tecnico-produttive, qui come in tutti i vini di Papa votate all’assoluta qualità, ci terrei in questo caso a lanciare espressamente un invito a cercare e bere questo vino per meglio comprendere quanto siano necessari, alla nostra viticultura, vignaioli così integralisti ed attenti come la famiglia Papa, dove per integralismo s’intende la salvaguardia di territori come quelli che ho avuto la fortuna di camminare con loro e quando per attenzione si vuole suggerire anzitutto l’onestà con la quale si è sul mercato producendo solo quanto si è intenzionati a fare e non solo capaci di sostenere.

Giugliano in Campania, si ritorna a Parlare di Vino

20 ottobre 2010

Con l’arrivo dell’autunno mettiamo subito in campo tutte le vecchie buone intenzioni per continuare a tessere quel filo diretto con la terra, i luoghi, le persone, che ci consentono, quotidianamente, di comunicare il vino con tutto l’amore possibile! Molte le iniziative in pentola, con Amici di Bevute riprenderemo presto a camminare le vigne e mettere su incontri conviviali da non perdere, da raccontare e ripetere all’infinito. Giovedì 11 novembre invece parte un nuovo progetto, itinerante, si chiama “Parlare di Vino”, ci porterà in giro a raccontare i grandi vini con parole semplici, perchè in un momento in cui si sente come non mai, nel mondo del vino in particolare, la necessità di scoprire, conoscere, capire pensiamo che tra i tanti un modo utile per farlo al meglio sia proprio quello di aprire – a tutti – quello scrigno meraviglioso che custodisce i grandi vini!

Questo il primo appuntamento in programma

Modena, Lambruschi, coltelli, rose & popcorn

23 luglio 2010

Ci sono passioni che attraversano i confini del tempo, Luciano Ligabue è il primo rocker italiano capace di farmi sussultare per davvero. E’ vero, prima di lui Vasco aveva già solcato una scia, ma pur apprenzadolo tanto non me ne sono mai curato particolarmente. Del Liga si, è stata vera passione. Il tempo lo ha consacrato alla musica italiana, oggi è una star, non so quanto ancora rock, ma è una star. Continuo a pensare che il vero Liga si sia fermato a “Buon Compleanno Elvis!” e checchè se ne dica nessun album mi ha mai emozionato di più di “Sopravvissuti e Sopravviventi” di qualche anno prima; Al solo pensier di sentire la batteria di Gigi Cavalli Cocchi ancora mi vengono i brividi. Ringrazio Alessandro Marra  per avermi concesso ispirato questa piccola introduzione-riflessione a questo suo bel pezzo sui Lambruschi modenesi, buona lettura. (A. D.) 

«Lambrusco e popcorn, un bicchiere di vigna e un vassoio di mais già scoppiato»: così cantava Luciano Ligabue quasi vent’anni fa, era il 1991. Bello il pezzo, anche se, in effetti, mi sono sempre chiesto se Lambrusco&Pop Corn fosse solo un abbinamento musicale o qualcosa di più. Che così, a pensarci un po’, starebbero pure bene assieme, con il rosso mosso a sgrassare la bocca unta e ri-unta dagli scoppiettanti chicci di mais. Certo, c’è lambrusco e lambrusco. E, soprattutto, di lambroosky – come dicono sul 2.0 – ce n’è un bel po’: maestri, marani, montericco, viadanese, salamino di santa croce, grasparossa e sorbara.

Nel mio caso, se ho cominciato a ripensare questo «pezzo di mondo» (per dirla alla Liga…) è stato grazie agli assaggi di Terre di Vite, la bella manifestazione che si è svolta nel febbraio scorso in terra modenese; e al Vinitaly di aprile, quando è stata presentato al pubblico il Simposio dei Lambruschi, neo-nata associazione di otto produttori del modenese: Azienda Agricola Paltrinieri Gianfranco, Azienda Agricola Tenuta Pederzana, Azienda Agricola Villa di Corlo, Azienda Vinicola Ca’ Berti, Azienda Vinicola Fiorini, Azienda Vitivinicola Fattoria Moretto, Podere il Saliceto Società Agricola e Società Agricola Vezzelli Francesco, decisi a mettere in mostra “le affinità dell’eccellenza“.

Forse, anzi togliete pure il forse, sarebbe il caso di rimetterlo a tavola questo rosso, tanto conosciuto all’estero quanto bistrattato in patria: non solo a Capodanno, quando lo zampone, il cotechino e le lenticche lo chiamano a gran voce; ma anche nella quotidianità, magari accanto ai maccheroni al gratin di una che conosco io.. Che il mio pezzo suoni – quindi – come un invito, uno sprone a curiosare nel modenese (e poi ancora nel parmigiano, nel reggiano e nel piacentino): chè di lambruschi, e di non-lambruschi, ce n’è tanti, per tutti i gusti e per tutte le tasche.

Quelli che vi propongo sono cinque assaggi del modenese, con la promessa di riparlarne ad ottobre quando farò di sicuro ritorno a Levizzano Rangone per To Be Lambrusco, evento che ospiterà anche i lambruschi del Mosaico piacentino e del Convito di Romagna.

Lambrusco di Modena L’Albone 2009 Podere Il Saliceto Gian Paolo Isabella lo trovi spesso su Vinix e a Vinitaly l’ho conosciuto di persona. Il suo lambrusco prende il nome dalla vigna che si estende lungo il vecchio argine del fiume che scorre a Campogalliano. La vinificazione contempla una macerazione pre-fermentativa a freddo per 3-4 giorni (al fine di ottenere una maggiore estrazione di colore e di tannini) e la fermentazione in autoclave. Blend di salamino di santa croce (70%) e sorbara (30%): del primo ha le caratteristiche note di frutta rossa dolce e di viola, del secondo la mineralità. Il risultato è un vino d’un violaceo piuttosto intenso e con una discreta componente alcolica (12.63%). In più lo mandi giù che è una bellezza per quanto è fresco. Lungo, naso/bocca spiccicati, persistente, con una piacevole trama tannica. Prezzo e numeri piccoli piccoli.

Lambrusco di Sorbara Corte degli Attimi 2009 Fiorini. L’azienda è di quelle che hanno vissuto quasi un secolo e produce anche l’aceto balsamico tradizionale di Modena. Il primo assaggio di questo sorbara in purezza soffriva di “imbottigliamento del giorno prima” ma il secondo ha convinto: bello e luminoso il colore rubino, affascinante la spumetta iniziale. Dal naso si capisce che spinge molto sulla freschezza e sulla mineralità (che è poi uno dei tratti distintivi del sorbara): i profumi non sono particolarmente intensi ma, quello sì, eleganti. Il sorso – invece – è secco, molto fedele alle sensazioni olfattive di amarena, ribes rosso e violetta; leggerino per componente alcolica (11%). Venticinquemila bottiglie, boccia più boccia meno, sotto i 10 euro.

Lambrusco di Sorbara Leclisse 2009 Paltrinieri, si scrive senza l’apostrofo dopo la elle ed è anche questo un sorbara in purezza, ottenuto dall’areale tradizionalmente più vocato, quella striscia di terra che sta in mezzo ai fiumi Secchia e Panaro che è conosciuta come “la zona del Cristo”. Lo fanno solo nelle annate migliori: del millesimo 2009 si contano all’incirca dodici mila bottiglie. Tratti olfattivi elegantissimi di lampone e melograno, di rosa e violetta. Il colore è scarico (se lo si paragona ad esempio al grasparossa): ma è questa un’altra peculiarità del vitigno. Da’ il meglio di sè in bocca dove il gusto è secco e si concede con una bellissima persistenza di lampone. I dodici gradi fanno il loro mestiere egregiamente riportando ad equilibrio le accese sensazioni di freschezza che altrimenti stonerebbero. Di grande, grandissima bevibilità. 

Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Robusco 2009 Ca’ Berti. Il grasparossa di Gian Matteo Vandelli (lui, invece, lo trovi spesso e volentieri su faccialibro) l’avevo già provato a febbraio; e anche lui, in quell’occasione, aveva detto a chiare lettere di essere ancora in fasce. Il tempo ha dato i suoi frutti perchè a Verona, due mesi dopo, era in gran forma. A voler essere precisi, nell’uvaggio ci sarebbe anche un 15 per cento di malbo gentile, vitigno che nemmeno sapevo esistesse e che ho saputo esser stato soltanto da poco recuperato dopo che con il boom delle ceramiche era stato spiantato negli anni ’60. Le uve utilizzate provengono da un vigneto di 45 anni e il risultato è un vino molto rotondo, in cui il malbo gentile arriva dove il grasparossa non può arrivare per la sua bassa acidità e i tannini poco eleganti. In bocca è molto gradevole; come pure al naso, in verità, dove dominano i profumi di viola mammola e amarena, con un grado alcolico del 12%. Ne produce circa settantamila bottiglie e lo porti a casa con 8-9 eurini se non vado errato.

Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Monovitigno Fattoria Moretto. Come da tradizione, il cru dell’azienda non riporta l’indicazione dell’annata in etichetta. Le uve – coltivate secondo i canoni dell’agricoltura biologica – provengono da un piccolo appezzamento di viti vecchie più o meno cinquant’anni, con una resa per ettaro che non supera i 50 quintali: una miseria se si pensa alle quantità tollerate dai disciplinari di produzione. Nel bicchiere mostra una spumetta generosa e un leggero residuo zuccherino si insinua nel sorso coerentemente a quell’impronta dolciastra dei profumi, intensi e giocati sulle note di fragole, rose e violette. Apprezzabile l’intensità e la durata delle prestazioni al palato, con dodici gradi di alcool.

Buon viaggio, allora…

Segui Alessandro Marra su Stralci di Vite.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: