Posts Tagged ‘pinot meunier’

Sono a Épernay dal 1687 e noi solo oggi scopriamo gli Champagne di Mélanie e Benoît Tarlant

29 dicembre 2019

Siamo decisamente in ritardo, potremmo dire ben oltre ogni ragionevole dubbio, tant’è con quasi 335 anni di ritardo scopriamo gli Champagne di Mélanie e Benoît Tarlant.

Scherzi a parte, puntando il dito sulla regione viticola a nord-est della Francia, più o meno a 150 km a est di Parigi, e precisamente sulla Vallée de la Marne, il nome Tarlant non è proprio il primo che ti viene in mente ma forse proprio per questo il successo di queste bottiglie, oggi, vale molto più di quanto si possa pensare. Eppure, Mélanie e Benoît Tarlant rappresentano la dodicesima generazione di una famiglia presente nell’area sin dal 1687 e che ha iniziato a produrre Champagne già dal 1929, proprio a cavallo degli anni delle prime leggi sulla regolamentazione e costituzione dell’attuale AOC (1927-1935).

Rispetto alle aree maggiormente conosciute della Vallée, a nord est di Epernay – dove insistono i Grand Cru di Ay e Tours sur Marne, ndr -, qui siamo a Oeully, un po’ più a ovest sulla cosiddetta Rive gauche della Vallée de la Marne, un comprensorio di quasi 140 ettari dei quali oltre il 50% coltivato a Pinot Meunier, 14 dei quali gestiti dai Tarlant. Stiamo parlando di oltre 50 parcelle di vigne con terreni dalle caratteristiche geologiche molto differenti tra loro, certi di natura argillosa-calcarea, altri ricchi di sabbia e gesso, altri ancora con massiva presenza di ciottoli e fossili, tutte coltivate in maniera biologica e biodinamica anche se prive di certificazioni ufficiali. Le bulles provenienti da questo areale possiedono generalmente uno spettro aromatico particolarmente fruttato ed un sorso pronto e morbido.

Le cuvée di Benoît sorprendono anche per questo, vanno ben oltre questo cliché e sanno essere avvenenti e piacenti al naso ma freschissime e taglienti al palato e questo grazie ad un lavoro selettivo maniacale in vigna ed una vinificazione scrupolosa che non prevede fermentazione malolattica né di filtrare i vini. Vengono fuori così, ogni anno, poco più di 130.000 bottiglie che si possono considerare a tutti gli effetti dei pezzi unici, Champagne ricchi di complessità, luminosi e maturi al naso ma finanche asciutti e sapidi, sin da giovani, soprattutto nel caso dei sans année come il Brut Zero che tanto ci è piaciuto, non a caso a dosaggio zero, con ben sette anni sui lieviti prima della sboccatura.

Champagne Brut Cuvée Louis Tarlant - Foto L'Arcante

Buona anche la Cuvée Louis, da Pinot Noir e Chardonnay in pari quantità, il fiore all’occhiello dei Tarlant,  intenso e vigoroso, ricco di materia ma equilibrato e avvenente, dal naso complesso dove spiccano, tra le altre, sensazioni boisé e frutta secca e dove il sorso si avvantaggia anzitutto per struttura e complessità più che della mineralità e della freschezza.

Il Brut Zero, da Chardonnay, Pinot Noir e Meunier fermentati in legno, sembra invece possedere a nostro avviso un carnet di spontaneità e ”pulizia” più ampio, c’è anche in questo Champagne tanta materia, anticipata da un naso fine agrumato che sa di mandarino e pompelmo, di erbe aromatiche e mela limoncella, e sensazioni che rimandano all’odore di gesso, materia sostenuta da un sorso pieno di freschezza, vivace, che si fa largo minerale e sapido e che conduce la bocca, assaggio dopo assaggio, in un vortice di puro piacere per il palato. E’ proprio il caso dire: ”Tarlant? Eh sì, meglio tardi che mai!”.

Leggi anche I Migliori Champagne dell’anno secondo la Revue du Vin de France Qui.

© L’Arcante – riproduzione riservata

L’eau de roche, o più semplicemente Champagne d’autore. La più bella bevuta dopo il week-end

2 novembre 2012

Ci sono bevute che rimangono ben fisse nella memoria. E poi le bottiglie, quelle che Anselme Selosse vuole fatte con “eau de roche” – “acqua di roccia”, da ricordare per sempre. Con chi le fa, quei luoghi, le storie che raccontano. E poi ci sono altre persone, quelle con le quali le vivi certe esperienze, che contribuiscono a farne momenti definitivamente indimenticabili. Così viene una delle più belle esperienze degli ultimi tempi, fatta con tanti amici del cuore e guidati da uno dei massimi esperti sull’argomento, Pepi Mongiardino.

Philipponnat Réserve Spéciale Brut 1983Négociant/Manipulant*Mareuil-sur-Aÿ. Una di quelle bottiglie che ti fanno fare pace con il tempo. Avevo appena otto anni nell’83 e, di lì a poco, mi sarei già perso qualcosa di straordinario. Venne prodotto con in larga parte pinot noir di Aÿ e Mareuil-sur-Aÿ e un saldo del 30% di chardonnay della Côte des Blancs; oggi, dopo quasi tent’anni, ha un colore che è oro colato e un naso che è una porta a oriente. Il sorso conserva ancora tanta buona freschezza, e un guizzo minerale importante e lungo. Meravigliosamente maturo.

Philipponnat Royale Réserve Non Dosé. 30-35% chardonnay, 40-50% pinot noir e 15-25% pinot meunier. Tecnicamente è una cuvée Première di uve Premier e Grand Cru; senza girarci troppo intorno invece, è una di quelle bottiglie che in due finisce in men che non si dica. Appena versato regala una spuma molto densa, ha un colore paglierino tenue e un naso piuttosto avvenente centrato sull’esotico e note agrumate (cedro, chinotto, kumquat). In bocca è asciutto, di buon corpo e gradevolmente citrino. 

Gaston Chiquet Millésime Or Premier Cru 2003 – Récoltant/Manipulant*Dizy. Cuvée composta per il 40% da chardonnay e 60% da pinot noir dalle vigne di Hautvillers, Dizy e Mareuil-sur-Aÿ. E’ lo Champagne per chi ama bulles decise, grasse, con un timbro più da vino a tutto pasto che per allietare il palato ad inizio corsa. Ha colore oro antico, il naso è tra i più ricchi e complessi della batteria: frutta secca, pane tostato, nocciola, burro fuso. Il sorso è avvolgente, con poche spigolature, si distende morbido e rimane lungamente persistente. Bisogna amarlo. 

Jacques Selosse Initial Grand Cru Blanc des Blancs Brut – Récoltant/ManipulantAvize. 100% chardonnay. Il primo fuoriclasse della batteria, fermo restando le splendide impressioni della Réserve Spéciale ’83 di Philipponnat. E’ generalmente composto da tre annate successive che fanno elevage sui lieviti in bottiglia per almeno 2 anni e mezzo, durante i quali le bottiglie vengono spostate e nuovamente accatastate in cantina, due volte, favorendo così la rimessa in sospensione dei lieviti. Il colore è di uno splendido paglierino brillante, le bulles sono fini e assai persistenti. Il naso è variopinto, parecchio balsamico ma ciò che conquista di questo vino è il sorso, tremendamente minerale, lungo, dritto, sgraziato, tale da regalare un bicchiere sempre diverso dal precedente. Una escalation piacevolissima. 

David Léclapart  L’Apotre Premier Cru Blanc des Blancs Extra Brut – Récoltant/ManipulantTrépail. Léclapart è uno di quelli che ha saputo cogliere dal fenomeno biodinamica tutto il meglio possibile. L’Apotre viene fuori da una piccola e unica vigna di chardonnay con piante vecchie oltre 50 anni. Conserva tutto il carattere varietale innescato da una esecuzione magistrale: splendido il colore paglierino, brillante, ha naso fitto, burroso, intriso di richiami agrumati e di spezie dolci. Lo caratterizza una piacevolissima sapidità e grande bevibilità.

Jérome Prévost La Closerie Les Béguines Blanc des Noirs Extra Brut Récoltant/ManipulantGueux. Uno degli allievi di Anselme Selosse. Les Béguines colpisce immediatamente per la sua finissima complessità, anzitutto al naso, dove si coglie subito l’ottimo lavoro col legno su uno Champagne 100% pinot meunier quasi sempre di non facile lettura. Solo il sorso è un po’ in ritardo, un tantino scomposto, forse un po’ duro rispetto all’armonia che anticipa un naso così quadrato. Una di quelle bottiglie da saper aspettare, o da prendere così com’è. 

Philipponnat Royale Réserve Millésimée ’99. 70% pinot noir da Aÿ e Mareuil-sur-Aÿ e 30% chardonnay della Côte des Blancs. Ha dalla sua tanta voluttà ed una certa struttura, d’altronde con un uvaggio del genere non potrebbe essere altrimenti. Il colore è tra i più maturi della batteria subito dopo l’Or di Chiquet. Il naso offre immediatamente tanti spunti, ha buona materia e si sente subito: è ampio, maturo, con al centro frutta gialla, camomilla, zenzero, e cedro candito. Il sorso è sapido, di corpo, quasi grasso se non fosse per una sferzata citrina che arriva proprio in chiusura di bocca. Una di quelle bottiglie da mangiarci su persino degli arrosti. 

Fernand Thill Grand Cru Brut RoséRécoltant/ManipulantVerzy. Marie Thérèse Thill è una delle poche donne in Champagne immerse completamente con le mani in pasta. Questo suo rosé è composto con il 90% di chardonnay e un 10% pinot noir di Bouzy. Colpisce il colore, ciliegioso, quasi da saignée. Il naso infatti è caratterizzato soprattutto da questo corredo di piccoli frutti rossi e neri tipico proprio degli Champagne rosé prodotti in questa maniera. In bocca però sparisce troppo in fretta, il ché se da un lato gli dona grande bevibilità, per contro non conferma l’avvenenza del naso che induce a pensare ad un quadro organolettico, nel complesso, di maggior respiro. Rimane però un buon sorso d’ouverture. 

Egly-Ouriet Grand Cru Brut Rosé – Récoltant/ManipulantAmbonnay. 65% pinot noir, vinificato in legno per il 40% di cui il 10% composto da vini base della Coteaux Champenois e 35% chardonnay. Francis Egly rimane per me un riferimento assoluto, ha dalla sua una straordinaria capacità, quella di saper leggere, in prospettiva, ognuna delle sfumature dei vini che gli vengono ad ogni vendemmia. Della diversità infatti, ne fa un tratto imprescindibile della sua opera di chef de cave. E il suo Grand Cru Rosé è il suo manifesto. I vini base vanno a fermentazione naturalmente, senza lieviti aggiunti (si utilizzano solo lieviti indigeni) e la messa in bottiglia avviene senza filtraggio né collaggio*, con un dosage di appena 2 g/l. Il colore è un po’ più luminoso del ramato, il naso è un trionfo di fiori e frutti rossi, il sorso poi è disincantato, vinoso, avvolto dalla sapidità e dalla persistenza del frutto.

Prodotti distribuiti in Italia da Moon Import.

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Récoltant/Manipulant, in etichetta RM: indica un produttore che possiede vigneti e che produce Champagne con il proprio raccolto. Per legge è possible acquistare un massimo del 5 per cento di uve da terze parti.

Négociant/Manipulant, in etichetta NM: indica un produttore di champagne che compra uve di altri e le assembla per elaborare e commercializzare il vino; si tratta in generale di Champagne pregiati, prodotti soprattutti dalle case dai nomi più famosi.

Collaggio: Pratica enologica di chiarificazione e stabilizzazione del vino mediante l’uso di additivi. Così facendo, le particelle sospese vengono portate sul fondo del recipiente. Il collaggio permette anche di ammorbidire i vini liberandoli dalle sostanze polifenoliche molto astringenti.

Reims, Champagne Cuvée Brut Rosé Alain Thiénot

7 settembre 2012

Il mio riferimento sotto il Prestige Rosé di Taittinger – per rapporto prezzo/qualità incredibile! – rimane il Blason Rosé di Perrier Jouet. Poi ti capitano a tiro cuvée come questa, e non si può non dedicargli almeno due righe: il Rosé Brut di Thiénot è proprio un gran bel bere.

Viene assemblato con una buona percentuale di pinot noir di cui una discreta quantità proveniente da vini base di vecchie annate, poi chardonnay e quindi pinot meunier. Per dirla con le stesse parole di Alain Thiénot, ha tutta la qualità, il carattere e l’eleganza che uno Champagne – un rosé in particolare, aggiungo di mio -, è importante possa garantire all’appassionato.

E’ da un po’ che ci ritorno su con una certa continuità, mi piace molto questa cuvée, è proprio una bella scoperta, ha equilibrio e franchezza: bello il colore salmone brillante e assai attraente (florida e cremosa) invece la spuma. Al naso, smarriti quasi immediatamente i classici sentori post-fermentativi s’innescano piacevoli tonalità di piccoli frutti rossi e neri e lievi sentori di spezie dolci; les bulles non sono fittissime ma piuttosto persistenti e fini. Ha sapore asciutto e delicato, il sorso è fresco, comincia amabile e finisce meglio, rotondo ed appassionante. E’ senza dubbio un bell’asso nella manica.

Chiacchiere sotto l’ombrellone, tra sconosciuti

2 agosto 2012

Capita una mattina di ritrovarsi sotto l’ombrellone a fare due chiacchiere sulla sera prima: l’aperitivo al tramonto, l’atmosfera unica al Faro di Anacapri, le grasse risate per quel vassoio rovesciato – l’imbarazzo della cameriera per aver rovinato quel vestito di Prada è impensabile! -, ma soprattutto l’ottima cena e, immancabili, le buone bottiglie bevute. Bottiglie per una volta sconosciute. E sorprendenti…

Quando si ha una idea precisa di cosa sia o cosa possa divenire nel tempo uno Champagne, anche un assaggio controverso può rivelarsi invece una bella scoperta da appuntare subito sul taccuino, ovvero mettere subito in rete. Sconosciuta e sorprendente era l’etichetta Prestige Brut 2003 di Jacques Picard, récoltantmanipulant a Berru, un paesino di poche anime appena fuori Reims; i protagonisti, ancor più sconosciuti, sono José Lievens e sua moglie Corinne Picard, che dalle loro migliori vigne tirano via uva per circa 8.000 bottiglie di questo ottimo haut de gamme, una piccolissima fetta di quella immensa torta che è il mercato dello Champagne, una fetta però dolcissima e imperdibile.

Ecco perché ci ritornerò su volentieri, non appena possibile; per adesso val bene segnalarvi che trattasi di una bella storia d’amore sbocciata tra le vigne, di agricoltura sostenibile e di uno stile champenois tagliente e implacabile – controverso, appunto – e di prezzi vivaddìo più che umani.

E sconosciuta era la bottiglia di Vita Menia 2011, rosato da piedirosso e aglianico prodotto nelle vigne a Raito, minuscola frazione sopra la costiera amalfitana, sopra il mare di Vietri per intenderci. Panorama mozzafiato, la vigna qui è tutta a conduzione biologica. Di questo sottile e profumato rosato se ne fanno appena seicento bottiglie l’anno, Patrizia Malanga ha voluto mandarmene qualcuna; un pensiero prezioso, almeno quanto il vino saggiato.

Bello e invitante il colore cerasuolo, il naso è ciliegioso ma anche un po’ marino, mentre il sorso è secco, leggiadro e sapido. Il frutto ritorna perentorio in bocca, aggraziando il palato sollazzato da una beva fresca e gradevole. Andatela a trovare Patrizia, siete ancora in tempo per sposare il mare alla vigna che lì, dalle quelle parti mi dicono essere entrambi bellissimi. 🙂


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