Posts Tagged ‘piedirosso riserva’

Pozzuoli, Campi Flegrei Piedirosso Riserva Pape Satàn 2012 Cantine dell’Averno

11 settembre 2016

Il lago d’Averno è un cratere vulcanico spento, nato più o meno 4.000 anni fa, coperto oggi da acque immote e scure; le ripide pareti che lo circondano sono coperte da boschi mentre quelle a pendenza dolce sono occupate da frutteti e vigneti, questi ultimi in parte terrazzati. Luoghi di particolare fascino, che quando sono in fioritura, nel loro pieno splendore, offrono un colpo d’occhio impagabile.

Pape Satan 2012 Cantine dell'Averno - foto Angelo Di Costanzo

Su queste sponde Emilio e Nicola Mirabella, due fratelli, un po’ alla volta hanno rimesso a nuovo un vecchio cellaio, comprato i ferri del mestiere e messo mano alla vigna di famiglia: poco più di un ettaro e mezzo, a piede franco, quasi tutto a per ‘e palummo con viti tra i 40 a i 60 anni d’età; fanno anche falanghina, perlopiù conferitagli dalle vigne confinanti di alcuni parenti. Comunque tutto lì intorno al lago. Per poco più di 4.000 bottiglie inclusa questa Riserva.

Il 2010 il debutto, ne abbiamo scritto puntualmente qui¤ e qui¤. La vendemmia è svolta rigorosamente tutta a mano, spesso a causa delle particolari condizioni climatiche con passaggi ripetuti tra il lungolago, in contrada Canneto, e i terrazzamenti che si arrampicano fin su via Strigari, con vista sulle rovine del Tempio di Apollo.

Pape Satàn 2012 è il primo per ‘e palummo Riserva messo in bottiglia da Cantine dell’Averno. Millesimo generoso quello, che ci ha già regalato piacevoli scoperte qui nei Campi Flegrei, il Vigna Madre¤ di La Sibilla su tutte. Emilio e Nicola ne hanno fatte poco più di un migliaio di bottiglie, una prova di affinamento in botte grande di rovere di Slavonia per capirne il potenziale (o il limite) di questo suggestivo piccolo fazzoletto di terra.

I primi assaggi, circa un anno fa, in tutta onestà sembravano scoraggiare questa strada: già carnoso per i suoi tredici gradi e mezzo, più che sgraziato, preoccupava per una sovrastruttura inaspettata notoriamente impropria al piedirosso, soprattutto flegreo. Ma come sempre accade quando si è ai primi passi è solo questione di tempo, pazienza e di un poco più di esperienza.

Il colore è fitto e il naso ben centrato, del passaggio in legno appena una fugace nota tostata, è maturo ma sempre molto invitante. Il sorso oggi è piacevole e morbido, ha digerito del tutto le ingerenze iniziali e regala una beva polputa e gratificante. Merita assoluta attenzione, ci aspettiamo perciò grandi cose dal 2013 già in bottiglia. Pape Satàn, pape Satàn aleppe!

Piccola Guida ai vini dei Campi Flegrei¤.

Le strade del vino dei Campi Flegrei¤.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Napoli, Piedirosso Campi Flegrei Riserva Tenuta Camaldoli 2011 Cantine Astroni

6 giugno 2014

Non tenete conto di questa recensione, Gerardo¤ è un caro amico e l’azienda è una di quelle ‘molto’ presenti su queste pagine data la mia assidua frequentazione con lui. 🙂

Piedirosso Campi Flegrei Riserva Tenuta Camaldoli 2011 Cantine Astroni - foto A. Di Costanzo

Ne scrivo solo per lasciarne traccia e ricordarcelo quando, tra qualche anno, cominceranno a ‘premiare’ finalmente coloro i quali si stanno facendo un mazzo tanto così per ridare slancio e dignità ad uno dei vini più interessanti in circolazione e ad uno dei territori vitivinicoli più suggestivi in Campania per storia, vocazione e fermento: i miei Campi Flegrei¤.

Una corsa contro il tempo e i tempi cominciata 20 anni fa anzitutto dalla famiglia Martusciello¤ e strada facendo seguita con sempre più entusiasmo tra gli altri¤ anche dalla famiglia Varchetta.

Questo vino l’ho visto nascere, ho visto Gerardo scegliersi i chicchi d’uva che arrivavano in cantina dalle vigne Colle Rotondella e Tenuta Camaldoli uno ad uno, l’ho visto rincorrere come un pazzo le lancette mai a posto, certe sere piegarsi distrutto per rompere a mano ‘il cappello’ nel tino di ciliegio, quell’unico tino tronco-conico dove c’è rimasto per ben 65 giorni prima di finire, non filtrato, in bottiglia. Si e no 1000 bottiglie, un gioco da ragazzi insomma, ma buono come l’olio sul pane.

L’ho visto nascere e ci credo, vedo nel lavoro dentro questa bottiglia tanta energia positiva e tanti spunti per il futuro. Un piedirosso finalmente libero di volare, come molti negli ultimi anni lontano dal cono d’ombra dell’aglianico ma nuovo, dal taglio decisamente moderno, che non ha bisogno di ciccia, un vino vivo, dal naso anzitutto orizzontale, concentrico, sottile e ficcante, immediato ma profondo, dal sorso giovane e arguto al tempo stesso. Anzi, astuto.

Ecco, magari non tenete conto di questa mia sviolinata per quello che reputo sì un amico ma anche uno che nel suo mestiere di enologo è davvero in gamba, sa il fatto suo, però voi il vino assaggiatevelo lo stesso, sentite a me, anzi, sentite a lui. Io ve l’ho detto!

1994-2014 20 anni dalla doc Campi Flegrei¤.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Monte di Procida, Piedirosso Sorbo Rosso 2006

11 gennaio 2010

Monte di Procida nell’immaginario collettivo è sempre stata terra di partenza, qualche volta luogo di ritorno. Gli annali sono pieni zeppi di riferimenti che raccontano di intere famiglie che hanno lasciato questo piccolo comune dei Campi Flegrei per raggiungere mete lontane, gli Stati Uniti, il Canada, il Sud America, facendovi ritorno solo dopo lunghi anni trascorsi in terra straniera, qualificando ed ampliando l’offerta gastronomica di questi paesi aprendo  pizzerie, pub e ristoranti più o meno di cucina tradizionale.

Monte di Procida, va ricordato a chi non lo sapesse, annovera anche il merito di contribuire alla formazione della marineria più esperta in forza nelle compagnie multinazionali di shipping che solcano i mari di tutto il mondo, che qui sanno di poter trovare mano d’opera esperta ed impavida che porta nel proprio dna un legame fortissimo con il mare. Così, appena un anno fa, introducevo la piacevole degustazione del Piedirosso dei Campi Flegrei 2006 base sul wineblog di Luciano Pignataro; vino nel quale Gennaro Schiano, giovane patron di Cantine del Mare, anche con l’iniziale aiuto di Pasquale Massa, ha fortemente creduto, sin dall’inizio nel 2003, guardando al futuro viticolo di questi pochi vocatissimi ettari strappati letteralmente al mare lungo i pendii scoscesi del piccolo comune flegreo che guarda il mare del canale di Procida.

Per definizione vi è convinzione generale che nei Campi Flegrei, oltre all’areale del lago d’Averno e della Collina dei Camaldoli, proprio il territorio a ridosso delle coste e soprattutto nel comune di Monte di Procida fosse, per elezione, il miglior terroir possibile per questo vitigno; ma la storia della nostra terra ci ha lasciato notizia che proprio qui, per primo, è stato negli anni sistematicamente abbandonato a favore della coltivazione della sola Falanghina e in generale di vitigni di minore valore storico ma certamente di più alte rese commerciali: trebbiano, barberamontepulciano su tutti (continua a leggere qui sapere tutto sul piedirosso flegreo).

Il Piedirosso dei Campi Flegrei Sorbo Rosso 2006 nasce, con queste premesse, da una riserva di poche bottiglie stipate proprio per valutarne integrità e longevità nel tempo, con la promessa di rilanciare una vocazione spergiurata da molti e timidamente riproposta da Cantine del Mare già con il vino base dello stesso millesimo di cui sopra la mia passata recensione; Il vino si presenta con un bel colore rosso rubino, con una piccola nuances granata sull’unghia, di media consistenza nel bicchiere. Il primo naso è inizialmente interessato da una sottile nota eterea, poi tostata, ha bisogno di qualche minuto per aprirsi e concedersi su piacevoli sensazioni varietali quasi sempre essenziali ma mai secondarie in un vino come il piedirosso flegreo: note floreali di petali di rosa rossa e geranio passite, frutti rossi surmaturi e terra bagnata.

Un vino certamente fine, di discreta complessità, in bocca è secco, caldo ed abbastanza morbido, l’assenza di un tannino pronunciato, mai nelle corde del nostro per e’ palummo, lascia spazio ad una beva gradevole e lungamente fresca, sorretta da buona vena sapida, equilibrata e per giunta armonica. Su Polpettine fritte di alici, mandorle e capperi o magari, per chi ancora sa cosa significano, sulla zuppa di “paparelle”.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: