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Il fuoco sotto e sopra le mura di cinta del cratere degli Astroni

6 gennaio 2019

Si deve a taluni l’onore di aver saputo tracciare la strada, agli altri l’onere di raccogliere il testimone e sapere condurlo lontano, in alto, laddove è più facile per tutti individuarlo, ammirarlo, apprezzarne la bellezza, goderne con voluttà.

Campi Flegrei Falanghina Vigna Astroni 2015 Cantine Astroni - Foto L'Arcante

Vi sono tra questi alcuni nomi che la denominazione non può più pensare semplicemente di annoverare tra i comuni produttori ma sono in tutto e per tutto un riferimento assoluto da seguire, emulare, copiare se necessario, superare laddove possibile, per fare meglio.

Nei Campi Flegrei molto si deve alla famiglia Martusciello di Grotta del Sole, per oltre vent’anni hanno fatto la corsa praticamente su se stessi, si sono però rivelati apripista e lepre di tutto rispetto tirando la volata a fine anni ’00 a molti di coloro i quali oggi sono protagonisti proprio grazie anche al lavoro enorme dei fratelli Angelo e Gennaro Martusciello.

Fortunato e bravo invece chi già allora è venuto dopo, da Michele Farro in poi, prima che Gerardo Vernazzaro, forse primo vero spartiacque generazionale nella storia vitivinicola dei Campi Flegrei, mettesse mano oltre che in cantina anche (e soprattutto) in vigna, dove in effetti tutto nasce. Gerardo sin dai suoi esordi a Cantine Astroni gioca e vince la sua partita qui, in campagna, spingendo l’azienda di famiglia, quella dei Varchetta, a rivedere completamente, dopo i protocolli enologici in cantina, anche l’approccio con l’uva e prim’ancora con la vigna.

Se oggi ci godiamo nel bicchiere questo Vigna Astroni duemilaquindici¤ così in splendida forma gran merito va soprattutto a quanto fatto in campagna negli ultimi 10 anni con la cura maniacale del vigneto, l’attenzione alla terra dove affondano le radici delle piante, rieducata lentamente alla sostenibilità con potature mirate, i necessari diradamenti, quegli interventi misurati sull’intero ciclo biologico annuale della vite e non solo all’occorrenza o per urgenza:  insomma intervenire prima, con ragionevolezza, per intervenire meno.

Il frutto che arriva in cantina è sempre integro, da maneggiare con cura ed attenzione e da “lavorare” il meno possibile. Ne viene fuori così un vino pienamente espressivo, prorompente nella sua vivacità gustativa; un bianco dal naso intrigante, orizzontale, che va in profondità e suggerisce frutta polposa e sentori di macchia mediterranea, con sobrie e definite note iodate. Il sorso è fresco, sapido e minerale, giustamente caldo, non del tutto definito, perciò continuamente coinvolgente.

Campi Flegrei Piedirosso Riserva 2015 Tenuta Camaldoli Cantine Astroni - Foto L'Arcante

Così l’enologo si è spogliato di quanto non necessario e si è fatto nel frattempo viticoltore tout court, rimanendoci, con nostra grande soddisfazione, consegnandoci così l’essenza del suo pensiero di anni di studio e di duro lavoro. Di tutto ciò ce ne dà piena testimonianza il Piedirosso Riserva Tenuta Camaldoli duemilaquindici, un rosso dalla forte impronta vulcanica che agli appassionati più attenti ricorda subito bottiglie prodotte lontano migliaia di chilometri da questi pochi ettari terrazzati sopra Napoli ma che in realtà non vuole rappresentare niente di questo o quel vino ma solo quel che il varietale e questa terra sospesa sanno esprimere quando giustamente coniugati all’unisono, ovvero un rosso del tutto originale, dal respiro moderno e dal sapore contemporaneo, dal naso allettante e seducente, pronunciato su toni scuri e dal sorso austero e  sottile ma allo stesso modo coinvolgente, pieno e gratificante.

Abbiamo seguito sin dall’inizio l’apologia di queste etichette, della Falanghina Vigna Astroni e del Piedirosso Riserva Tenuta Camaldoli di Cantine Astroni apprezziamo soprattutto la capacità evocativa, sono bottiglie che sintetizzano perfettamente un percorso lungo dieci anni, svincolate da logiche commerciali ma soprattutto “godibili” immediatamente senza costrizioni temporali o necessità di abbinamento: le stappi e ne godi,  ogni occasione è buona e malauguratamente ti sfuggano dalle mani per qualche tempo le tieni in “cantina” e ne apprezzerai ancor più l’evoluzione.

Il fuoco sotto e sopra le mura di cinta del cratere degli Astroni non è un titolo tirato via dal cilindro a caso, è l’essenza, l’anima di questa terra che pulsa, continuamente, è la giusta rappresentazione di un giovane viticoltore che superati i 40 anni si avvia con la giusta maturità ad affrontare le prossime venti/trenta vendemmie nel tentativo di superare se stesso e laddove possibile, fare meglio, anche perché ne siamo certi, qui in questo territorio di cose da fare ce ne sono ancora tante e non tutto il reale valore di questi vini è da considerarsi disvelato. Anzi!

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Napoli, Piedirosso Campi Flegrei Riserva Tenuta Camaldoli 2011 Cantine Astroni

6 giugno 2014

Non tenete conto di questa recensione, Gerardo¤ è un caro amico e l’azienda è una di quelle ‘molto’ presenti su queste pagine data la mia assidua frequentazione con lui. 🙂

Piedirosso Campi Flegrei Riserva Tenuta Camaldoli 2011 Cantine Astroni - foto A. Di Costanzo

Ne scrivo solo per lasciarne traccia e ricordarcelo quando, tra qualche anno, cominceranno a ‘premiare’ finalmente coloro i quali si stanno facendo un mazzo tanto così per ridare slancio e dignità ad uno dei vini più interessanti in circolazione e ad uno dei territori vitivinicoli più suggestivi in Campania per storia, vocazione e fermento: i miei Campi Flegrei¤.

Una corsa contro il tempo e i tempi cominciata 20 anni fa anzitutto dalla famiglia Martusciello¤ e strada facendo seguita con sempre più entusiasmo tra gli altri¤ anche dalla famiglia Varchetta.

Questo vino l’ho visto nascere, ho visto Gerardo scegliersi i chicchi d’uva che arrivavano in cantina dalle vigne Colle Rotondella e Tenuta Camaldoli uno ad uno, l’ho visto rincorrere come un pazzo le lancette mai a posto, certe sere piegarsi distrutto per rompere a mano ‘il cappello’ nel tino di ciliegio, quell’unico tino tronco-conico dove c’è rimasto per ben 65 giorni prima di finire, non filtrato, in bottiglia. Si e no 1000 bottiglie, un gioco da ragazzi insomma, ma buono come l’olio sul pane.

L’ho visto nascere e ci credo, vedo nel lavoro dentro questa bottiglia tanta energia positiva e tanti spunti per il futuro. Un piedirosso finalmente libero di volare, come molti negli ultimi anni lontano dal cono d’ombra dell’aglianico ma nuovo, dal taglio decisamente moderno, che non ha bisogno di ciccia, un vino vivo, dal naso anzitutto orizzontale, concentrico, sottile e ficcante, immediato ma profondo, dal sorso giovane e arguto al tempo stesso. Anzi, astuto.

Ecco, magari non tenete conto di questa mia sviolinata per quello che reputo sì un amico ma anche uno che nel suo mestiere di enologo è davvero in gamba, sa il fatto suo, però voi il vino assaggiatevelo lo stesso, sentite a me, anzi, sentite a lui. Io ve l’ho detto!

1994-2014 20 anni dalla doc Campi Flegrei¤.

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